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Cambiamento climatico e aumento del prezzo del grano: la scelta bio di Iris

Mercoledì 15 dicembre, Trento Consumo Consapevole ha incontrato online Maurizio Gritta e Cristiano Masotti di Iris, un’azienda agricola del cremonese che produce pasta e farina bio. Si è parlato dei cambiamenti climatici, che hanno portato all’aumento del prezzo del grano, e della scelta del biologico, che può aiutare a gestire le sfide del presente.

Iris Bio, pastificio del cremonese, è stato protagonista della serata organizzata da Trento Consumo Consapevole mercoledì 15 dicembre

Ora come ora, il cambiamento climatico pesa sull’aumento del prezzo del grano più delle speculazioni. “La ragione principale è quella che persone come noi denunciano sin dall’inizio”, ha spiegato Maurizio Gritta, presidente di Iris, azienda del cremonese che produce pasta e farina bio, durante l’incontro online organizzato ieri, mercoledì 15 dicembre, da Trento Consumo Consapevole con la collaborazione di Fa’ la cosa giusta! Trento. “Ho scelto di fare agricoltura biologica quarant’anni fa, quando gli effetti del cambiamento climatico si vedevano meno. Oggi il mutamento è in atto, e si riflette anche sugli aspetti economici. E forse il momento in cui vedremo gli effetti più importanti sarà l’anno prossimo”. 

Il Canada, uno dei più grandi produttori ed esportatori di cereali al mondo, ha prodotto quest’anno solo 2 milioni e 900 mila tonnellate di grano, anziché le consuete 6 milioni di tonnellate. “La semina non avviene a ottobre, novembre e dicembre come in Italia – ha specificato Gritta – ma a marzo. E quest’anno marzo è stato caratterizzato da grandi gelate, che hanno rovinato un buon venti per cento delle semine. A luglio, invece, si è registrata una grande siccità e si sono verificati tutti gli incendi che avete visto anche in televisione”. 

Anche l’Italia e la Francia sono state frenate nella produzione di grano “convenzionale” (non biologico), sia duro sia tenero. Questo ha portato ad un aumento dei prezzi, che non è avvenuto invece per lo stesso comparto nel biologico, il quale non ha visto una diminuzione sostanziale della produzione. Il risultato è che i prezzi del grano convenzionale si sono avvicinati a quelli del grano biologico. “È una delusione – ha detto l’agronomo Cristiano Masotti, presente all’incontro – perché l’importanza del biologico a livello di tonnellate di prodotto consumate nel mondo è ad oggi ancora troppo bassa. Adesso la preoccupazione delle industrie si concentra sul prodotto convenzionale. I 3 milioni di tonnellate di grano che il Canada ha perso sono convenzionali: per questo si è alzato il costo della pasta prodotta con grano convenzionale. Il biologico deve avere un margine di almeno un 20 per cento sul prezzo del convenzionale, anche perché l’agricoltore biologico si impegna molto di più dell’agricoltore tradizionale, e meriterebbe quindi un incentivo”. 

Un aumento dei prezzi del grano è stato registrato anche nel 2008, ma per ragioni diverse. “In quel periodo, se volessimo fornire una percentuale sommaria, circa il 20 per cento era dovuto al cambiamento climatico, mentre l’80 era causato dalla speculazione”, ha detto Gritta. “Oggi non è così, perché a fronte di un 30 per cento di speculazione si registra invece un 70 per cento di cambiamento climatico. Quando mi chiedono perché punto sul biologico – ha aggiunto – rispondo sempre che non lo faccio per avere un prodotto più sano, ma che il prodotto sano è la conseguenza di un certo modo di fare agricoltura”. 

L’Italia, oltre a essere produttrice di grano, ne è anche importatrice, soprattutto dal Canada e dal Nord America in generale. “In Italia si mangiano 25 chili di pasta pro capite all’anno – ha detto Masotti – che è un record mondiale, basti pensare che la seconda è la Grecia, ma con 11 chili di pasta pro capite all’anno”.  

L’aumento dei prezzi del grano è stato anticipato, a settembre, da un aumento del prezzo dei concimi chimici. “Adesso sono improponibili per il bilancio di un’azienda”, ha commentato Masotti. “Prevedo quindi un minor impiego dei concimi chimici, che però andrà a scapito della produzione”. Quando Alessandro Zanon di Trento Consumo Consapevole, moderatore dell’incontro, ha chiesto se questo potrebbe portare a un aumento delle imprese che scelgono di “convertirsi” al biologico, la risposta è stata negativa. “Ci dev’essere un cambio di mentalità – ha detto Maurizio Gritta – se qualcuno passa al biologico perché conviene in questo momento, ci resterà probabilmente per due, tre anni e poi tornerà al convenzionale”. Perché un cambio di mentalità avvenga, però, c’è bisogno di spiegare perché il biologico è una strada percorribile e non, come pensano alcuni, “una filosofia campata per aria”. “L’agricoltore biologico non deve accontentarsi semplicemente di fare agricoltura biologica – ha detto Gritta – ma deve curarsi dell’ecologia a trecentosessanta gradi. Di cibo al mondo se ne produce tanto, più di quello che serve. Il problema sta nella distribuzione, non nella capacità produttiva”. 

Chi è Iris Bio

Iris Bio nasce nel 1978, ma diventa una cooperativa agricola nel 1984. È un pastificio biologico dove viene trasformata un’ampia varietà di cereali, miscele speciali e baby food. Il grano usato proviene solo dall’Italia. 

“Le nostre sfide future – ha detto Cristiano Masotti, agronomo – sono mettere a disposizione dei nostri produttori le competenze per riuscire a produrre in maniera intelligente e sostenibile. Da poco, ci siamo certificati anche con il sistema di rintracciabilità ISO 22005, che parte dall’appezzamento di terreno e si conclude con il pacchetto di pasta finale”. 

È in programma per il 2022 la nascita di un sito agricolo di Iris, una vetrina in cui i produttori potranno esporre la propria offerta. Il consumatore potrà quindi acquistare direttamente da questo sito. 

La storia dell’azienda agricola biologica De Lisio, fornitrice di Iris Bio

A inizio incontro, è stata presentata la storia di Giuseppe De Lisio, uno dei produttori dai quali Iris si rifornisce. “Lui è il figlio di un signore che stavo conducendo al biologico nove anni fa – ha spiegato il presidente Maurizio Gritta – che è morto improvvisamente, a 55 anni, schiacciato da un trattore. Quel giorno ricordo che dovevano consegnare un camion di farro a Iris, che doveva fare la pasta al farro. Mi ha chiamato il figlio, Giuseppe, dicendomi che non avrebbero potuto consegnarmi il farro per via dell’incidente”. In quel periodo, Giuseppe si era appena sposato e stava per diventare papà. La sua bambina doveva chiamarsi Emma. “Oggi ha sette anni e si chiama Iris – ha detto Gritta – e questa è solo una delle tante storie dei circa 130 produttori che fanno parte di Iris e che credono nel biologico”. 

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