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Dolce come lo zucchero equosolidale

Trento Consumo Consapevole ha incontrato Gisselle Talavera e Beatrice de Blasi di Altromercato/Mandacarù. Oltre alla presentazione dello zucchero equosolidale – famosi Mascobado dalle Filippine e Dulcita – si è anche parlato di cosa significa produrre uno zucchero equosolidale.

Lo zucchero equosolidale di Altroconsumo/Mandacarù al centro del terzo incontro Fa’ la spesa giusta”

Forse parlare di zucchero può sembrare banale, ma non lo è affatto perché, dietro a questo alimento, si nascondono spesso storie di sfruttamento e storie di riscatto. Trento Consumo Consapevole, per il terzo incontro di Fa’ la spesa giusta!, ha scelto quindi di raccontare queste storie grazie all’aiuto di Gisselle Talavera e di Beatrice de Blasi, responsabili rispettivamente del settore marketing e del settore educazione e comunicazione di Altromercato/Mandacarù.

In questo momento, la Fondazione Altromercato sta portando avanti una raccolta fondi per sostenere l’agricoltura familiare in Ecuador, “Ecuador, il grande sogno del dolce riscatto andino”. Nel cuore della Riserva della Biosfera del Chocò andino, infatti, la coltura biologica della canna da zucchero è “l’alternativa più sostenibile allo sfruttamento minerario che rischia di distruggere un intero ecosistema”, spiegano i promotori della raccolta fondi sulla pagina dedicata. Da anni Altromercato/Mandacarù sostiene la cooperativa Copropap, nata nel 1991, quando ancora i contadini non avevano accesso al mercato. Questa cooperativa è stata fondata per “porre fine allo strapotere dei coyotes, gli intermediari nel commercio della canna da zucchero, che fissano dei prezzi molto bassi per comprare la merce dai contadini”, ha spiegato Gisselle Talavera. Qui nasce lo zucchero del mercato equosolidale “Dulcita”, che in quest’ottica diventa “un simbolo di indipendenza economica e difesa del territorio in Ecuador”.

La raccolta fondi portata avanti dalla Fondazione Altromercato vuole raggiungere 50mila euro: 25mila per la realizzazione di un generatore di vapore a biomassa, che permetterà di ridurre le emissioni di CO2 e di valorizzare le risorse locali; 15mila per la creazione del laboratorio di analisi dello zucchero con tutte le attrezzature necessarie; e 10mila euro per una piattaforma di scarico per i camion che trasportano la canna. “Abbiamo raggiunto quasi 10mila euro da quando la raccolta è stata lanciata, a dicembre 2021 – ha spiegato Beatrice de Blasi -; non appena raggiungeremo la cifra di 10mila euro invieremo i primi finanziamenti alla cooperativa Copropap, in modo tale che si possa procedere con l’acquisto del generatore di biomassa”.

Lo zucchero di Altromercato/Mandacarù: da Mascobado a Dulcita

Lo zucchero, ha spiegato Talavera, è “un prodotto spesso demonizzato e associato a patologie gravi come tumori, diabeti e obesità. Questo – ha aggiunto – ha portato a una riduzione dei consumi, oltre che a una ricerca e richiesta di alternative. Noi di Altromercato/Mandacarù diciamo che bisogna consumare meno ma meglio”.

Per Altromercato/Mandacarù, lo zucchero è importantissimo: “rappresenta il 24% del totale del fatturato – ha detto Talavera – e genera un grande impatto sui produttori per la quantità del volume che muove: oltre ai prodotti finiti, infatti, lo vendiamo anche come materia prima per le industrie”.

È da 30 anni che Altromercato/Mandacarù è pioniere dello zucchero integrale e bio: “Tra i primi zuccheri da canna che avete visto negli scaffali dei supermercati ci sono Mascobado dalle Filippine e Dulcita dall’Ecuador, che non sono solo dei dolcificanti, ma anche dei veri e propri ingredienti – ha spiegato Talavera -. Ci sono tantissimi motivi per scegliere il nostro zucchero: tra i tanti c’è il fatto che viene da realtà dove le persone lottano contro le ingiustizie. Ogni pacco di Altromercato non è solo un prodotto, ma anche una storia di libertà”.

Zucchero equosolidale: che cosa vuol dire?

“Lo zucchero del commercio equosolidale non si distingue solo per il fatto che i lavoratori vengono pagati di più e per la modalità di raccolta biologica – ha spiegato de Blasi – ma anche per come si raccoglie: una cosa importantissima è che, nel nostro caso, non si dà fuoco controllato alle piantagioni. Per raccogliere, infatti, solitamente viene dato fuoco per bruciare non le canne ma le sterpaglie e le foglie. Questo però genera un impatto ambientale notevole, perché impoverisce il terreno e i microorganismi che ci vivono e che lo mantengono ricco”.

Bruciare il terreno ha anche un impatto devastante sulla salute dei lavoratori delle piantagioni. “Basta guardare alcune foto per vedere che hanno le mani e il volto neri per il carbone”, ha aggiunto De Blasi, ricordando il documentario di Ed Kashi di National Geographic, che documenta l’epidemia di insufficienza renale che si stima abbia ucciso 20mila persone negli ultimi due decenni in America Centrale. “Quando parliamo di commercio equosolidale, quindi, dobbiamo pensare a un insieme di elementi che fanno la differenza e che sono di estrema importanza nei Paesi di produzione”, ha sottolineato infine de Blasi. “Dalle Filippine all’Ecuador – ha concluso – vediamo anche che i nostri produttori sono anche delle persone molto importanti nei territori in cui abitano: si muovono sia con attività di sensibilizzazione sia con azioni legali. Una delle azioni legali condotte, per esempio, è la richiesta, da parte dei contadini di Copropap, che la Corte Costituzionale garantisca il diritto all’aria pulita e all’acqua salubre in Ecuador. I contadini hanno chiesto quindi la chiusura delle miniere e la creazione di una consulta popolare che avrebbe dovuto essere attivata prima ancora dell’apertura delle miniere per obbligo costituzionale. Proprio un mese fa la Corte Costituzionale si è espressa a favore della consulta: nel giro di sei mesi, ora, si procederà con la raccolta firme per poter bloccare l’attività delle miniere”.

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