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Primo aperitivo solidale

Un incontro aperto a tutti, dove anche i non esperti hanno potuto portare esempi e partecipare liberamente. L’esperienza di Marco Osti è stata il punto di partenza per parlare di sovranità alimentare.

Abbiamo partecipato al primo aperitivo solidale sul tema della sovranità alimentare, che si è svolto lo scorso venerdì 6 marzo. La voce esperta di Marco Osti, titolare dell’omonima azienda agricola bio nella comunità di Valle dell’Altopiano della Paganella, è stata il punto di partenza per un incontro dove tutti sono potuti intervenire da semplici consumatori o appassionati di questi temi. Trattandosi di un aperitivo, c’era chi mangiava pane fatto in casa e chi beveva birre artigianali come quelle di Maso Alto.

Danilo Marchesoni di Ortazzo si è occupato di presentare l’Ecosportello Fa’ la Cosa Giusta, che ha co-progettato l’incontro assieme a Trento Consumo Consapevole. A rappresentare quest’ultima realtà Alessandro Zanon, che ha moderato l’aperitivo e offerto spunti per i partecipanti.

Cosa intendiamo con sovranità alimentare? Occorre che ciascuno di noi impari ad indirizzare le proprie spese in termini di alimentazione considerando elementi come la scarsità delle risorse, lo spreco alimentare, l’impatto ambientale, il cambiamento climatico. Non solo, durante l’incontro si è evidenziato come elementi fondanti per la sovranità alimentare la biodiversità e la comunità.

A sottolineare l’importanza della biodiversità è Marco Osti, che ha portato ai presenti la sua esperienza. Dopo la formazione da perito agrario, nel 1984 si approccia all’agricoltura secondo i sistemi tradizionali. Entrando in contatto con realtà oltre il confine, conosce produzioni simili alla sua ma attraverso modalità diverse. Questo è il primo input che lo spinge verso l’agricoltura biologica, assieme a quello sociale, riguardo alle quali assume maggiore sensibilità dopo delle esperienze di volontariato internazionale. Nel 1988 converte la sua azienda al biologico. Si chiede dunque: cosa posso coltivare di interessante secondo questo approccio? “Voglio coltivare la biodiversità. A livello globale, non è altro che il creato; a livello locale è il paesaggio; a livello aziendale si tratta di meccanismi attivati in ecosistemi e habitat che permettono di offrire alle aziende stabilità”, dichiara Osti stesso. Nella sua azienda ci sono tanti ecosistemi: acqua, bosco, prato. Come approfondisce il titolare: “questi permettono una maggiore stabilità dell’azienda se sollecitati da qualsiasi stress, che sia idrico o che provenga da parte di parassiti. La biodiversità porta ad equilibrio e stabilità, la monocoltura non dovrebbe esistere in nessuna azienda, normale o biodinamica che sia”.

Osti conclude lasciando un nuovo spunto ai partecipanti, relativo all’importanza di una comunità che collabora verso una maggiore consapevolezza alimentare. Il produttore agricolo nel tempo ha collaborato con laureandi e dottorandi e mantiene un rapporto con il Comitato della Salute in Val di Non. Infatti, crede che il rispetto dell’ambiente parta da una giusta e corretta informazione per famiglie, persone e politica stessa, che può permettere di evidenziare eventuali problematiche.

Sottolineando l’importanza di una comunità coesa da questo punto di vista, sono emersi durante l’aperitivo numerosi esempi dal territorio. Zanon porta l’esempio della rete di GAS di Trento Consumo Consapevole, che ha avviato il prefinanziamento del caffè Tatawelo. Il prefinanziamento è un’azione che opera nel senso di una forte comunità: si riducono gli sprechi, permette un corretto uso delle risorse, si aiuta il produttore e si rende il consumatore più consapevole. Con gli stessi obiettivi TCC collabora con l’Azienda Agricola Ai Ferri Corti Orecchie Lunghe, secondo l’idea funzionale di programmare impianti e semine mirate di patate, cipolle e radicchi.

Ortazzo, ad esempio, ha attivato un rapporto con i produttori di Asimina, un frutto di montagna che altrimenti non verrebbe nemmeno consumato. Marchesoni dichiara di aver rilevato, per quanto riguarda l’Ortazzo ma non solo, una forte collaborazione per costruire reti di rapporti solidali. Ad esempio, l’associazione culturale e il GAS che rappresenta durante l’incontro ha in corso una collaborazione con l’Associazione Provinciale per i minori, attraverso la quale hanno potuto accogliere dei giovani che distribuiscono ai gasisti le merci del GAS.

Con questi obiettivi lavorano a scala più grande anche le cosiddette CSA, Comunità a supporto dell’agricoltura. Esemplare a livello del territorio è quella che si è costituita all’interno di Nutrire Trento, un progetto promosso da Comune e Università .  Sul sito leggiamo una definizione: “una comunità che supporta l’agricoltura è un progetto che segue principi di autorganizzazione non gerarchica, finalizzato all’autoproduzione di cibo sano, locale e sostenibile”. Quello che si delinea è un rapporto tra produttori e “mangiatori”, che non sono separatamente concepiti all’interno della filiera produttiva come semplici consumatori.

Ultimo esempio che sottolinea ulteriormente la forza e le potenzialità di una rete collaborativa è quello dell’Emporio di Comunità. I soci si mettono insieme per creare non solo un negozio, uno spaccio, un posto dove trovarsi per far pervenire i prodotti, ma in partenza si decidono in maniera collaborativa i criteri secondo cui scegliere da quali produttori acquistare per il paniere. Il progetto è appena partito: una dimostrazione che l’economia solidale va avanti.

L’evento è promosso nell’ambito del progetto Ecosportello Fa’ la cosa giusta, co-finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dal Servizio Politiche Sociali della Provincia Autonoma di Trento.

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