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Il peso delle navi nell’inquinamento dei mari

In occasione della Giornata mondiale dell'acqua, pubblichiamo un articolo di un nostro partner con dati e soluzioni all'inquinamento di mari e oceani.

Mari e oceani risentono largamente dell’inquinamento. Tra gli inquinatori troviamo sia i rifiuti terrestri che quelli lasciati nelle acque dalle navi.

Una componente inquinante è poi rappresentata dalle navi che trasportano merci e dalle navi da crociera. In questo dossier analizziamo la proposta di istituire un fondo di ricerca per realizzare navi a zero emissioni di carbonio e forniamo alcuni dati sullo stato dell’inquinamento globale delle acque.

Grafico tratto da un rapporto pubblicato da “Transport & Environment”

Un fondo per realizzare navi a zero emissioni

Per sviluppare navi a zero emissioni di carbonio, l’Ics (International Chamber of Shipping) e i suoi partner industriali hanno proposto la creazione di un fondo da 5miliardi di dollari, finanziato da un prelievo obbligatorio di 2 dollari per tonnellata di carburante marino emesso per 10 anni.

Secondo l’Ics questo approccio è fondamentale per accelerare lo sforzo di ricerca e sviluppo che sarà necessario per realizzare navi a zero emissioni di carbonio nei prossimi 10-15 anni. Il Fondo sosterrà la ricerca, lo sviluppo e la diffusione di tecnologie a zero emissioni di carbonio, realizzando progetti pilota e ricerca terziaria. Il Fondo (noto come International Maritime Research and Development Board) sarebbe supervisionato dai Paesi membri dell’Imo e istituito da un emendamento alla Marpol, la Convenzione Imo per la prevenzione dell’inquinamento provocato dalle navi. Secondo le stime il trasporto marittimo dovrà migliorare la propria efficienza di carbonio di circa il 90% per raggiungere l’obiettivo di una riduzione del 50% delle emissioni globali di gas serra entro il 2050.

“Lo shipping internazionale – si legge in un comunicato congiunto delle principali organizzazioni marittime internazionali (Bimco, Clia, Imca, Intercargo, Interferry, International Chamber of Shipping Intertanko, Ipta e World Shipping Council) – trasporta oltre l’80% del commercio globale ed emette il 2% delle emissioni globali. La grande sfida non è costruire una singola nave a zero emissioni di Co2, la grande sfida è creare le tecnologie necessarie per decarbonizzare l’intera flotta globale velocemente e su larga scala.”

La proposta è stata presentata il 10 marzo 2021 all’Organizzazione marittima internazionale (Imo) ed è sostenuta dai governi che controllano una quota importante del trasporto marittimo mondiale (tra cui Georgia, Grecia, Giappone, Liberia, Malta, Nigeria, Palau, Singapore, Svizzera). Il prossimo appuntamento sarà a giugno, a Londra, al prossimo committee IMO. Il fondo dovrà poi essere approvato a novembre, in coincidenza con la Conferenza dalle Nazioni unite sul clima, il COP 26, che si terrà a Glasgow, in Scozia.

Quanto inquinano le navi da crociera

Un rapporto pubblicato da “Transport & Environment”, coalizione europea di associazioni impegnate nella lotta all’inquinamento atmosferico, nel giugno 2019 ha evidenziato che in molte città portuali le navi da crociera sono una causa di emissioni inquinanti, in alcuni casi perfino maggiore del traffico veicolare.

Nel testo i ricercatori hanno ricostruito gli spostamenti di 203 navi da crociera nel 2017 all’interno della zona economica esclusiva delle nazioni europee. Nel complesso, le navi da crociera hanno consumato 3267 chilotonnellate di carburante, emettendo in atmosfera 10.286 chilotonnellate di anidride carbonica (CO2), 155 di ossidi di azoto (NOX), 62 di ossidi di zolfo (SOX) e 10 di particolato (PM).

Secondo i ricercatori le 141 navi da crociera che hanno solcato i mari italiani nel 2017 hanno rilasciato una quantità di ossidi di azoto pari al 17 per cento di quella teoricamente prodotta dai quasi 38milioni di autoveicoli immatricolati in Italia. Le emissioni delle crociere rappresentano quindi circa il 12% di quelle rilasciate da tutte le automobili. Secondo il rapporto di “Transport & Energy” il peggiore porto d’Europa è quello di Barcellona, seguito da Palma di Maiorca, Venezia, Civitavecchia e Southampton.

*Il dossier è stato pubblicato sul sito del nostro partner Atlante delle guerre e dei conflitti. In occasione della Giornata mondiale dell’acqua, sul loro sito potete leggere anche questo articolo di Adalberto Belfiore sulla privatizzazione dell’acqua in Nicaragua.

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