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Possono gli alberi da soli salvare il pianeta?

Un nuovo report ricco di consigli da seguire per salvaguardare il clima e l’ecosistema naturale è stato stilato negli ultimi giorni da due importanti organismi.

Un nuovo report ricco di consigli da seguire per salvaguardare il clima e l’ecosistema naturale è stato stilato negli ultimi giorni da due importanti organismi.

L’incuranza di un uomo che cammina sulla barriera corallina. Negli ultimi 40 anni è stata danneggiata in molte aree/di Wirestock freepik

Ogni località trentina in primavera è solita organizzare autonomamente, con la partecipazione dei Comuni e delle associazioni del posto, “la Festa degli Alberi”. Questa manifestazione, presentata in ogni paese in modo diverso, coinvolge i bambini delle scuole. Oltre a proporre, assieme ai loro insegnanti ed educatori, delle attività ricreative con unico comune denominatore la natura, i ragazzi sono parte attiva dell’evento compiendo il gesto simbolico di piantare degli alberi, allo scopo di trasmettere l’importanza del rispetto dell’ambiente e del territorio. Questa iniziativa è sufficiente per risolvere i problemi climatici e salvaguardare la biodiversità del pianeta? Secondo gli ultimi studi di IPCC e IPBES, non è la soluzione migliore.

L’IPCC è un organismo scientifico delle Nazioni Unite, fondato nel 1988,  che si occupa di combattere i cambiamenti climatici ed unisce due realtà, che sono l’Organizzazione Mondiale della Meteorologia e il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente. Ad oggi è composto da 195 membri. L’altro organo intergovernativo, IPBES, è alla ricerca continua di risposte  per mitigare l’impatto delle azioni umane sul nostro ecosistema e per sviluppare pratiche più sostenibili. È nato nel 2012 dall’accordo di 94 Paesi.

Come agire?

Dal report,  stilato assieme in previsione degli appuntamenti dei prossimi mesi come la Conferenza ONU sulla Biodiversità e la Conferenza sui Cambiamenti Climatici di Glasgow, si evince che è necessario agire concretamente ed immediatamente. L’ago dell’economia globale deve spostarsi dal massimo profitto e dalla crescita del PIL dei singoli Stati, ad un equilibrio tra benessere sociale, ambientale ed economico.  Il vademecum punta alla riduzione delle emissioni di gas, al contrasto dei cambiamenti climatici e alla protezione della biodiversità. In primis lo sfruttamento di ecosistemi marini e terrestri, ricchi di carbone e specie naturali deve essere eliminato, preservando l’ambiente e le popolazioni indigene. Vengono i brividi quando si scopre che in soli trent’anni, tra il 1970 e il 2000, la metà della barriera corallina presente sul nostro pianeta è scomparsa, come ammette il Prof Alex David Rogers, coautore del manifesto. Incentivare il biologico, limitando i sussidi per le colture intensive e ricche di fertilizzanti e puntare su una pesca sostenibile che permetta di risparmiare acqua e salvare migliaia di specie marine, fanno parte delle buone pratiche da attivare.

Ad ognuno il suo…ecosistema

Ogni area deve conservare la sua biodiversità. Danni gravi possono subentrare infatti con l’introduzione di una singola monocoltura, a causa della quale l’ambiente perde gran parte delle varietà autoctone, mettendo in crisi anche il sistema locale. La regione brasiliana del Cerrado, caratterizzata dalla savana tropicale, è purtroppo un esempio. Il The New York Times spiega che il rimboschimento dell’area con eucalipto e pino ha creato solo disastri, impedendo agli indigeni di vivere la loro quotidianità.  Inoltre, a causa di ciò, è più facile si manifestino eventi atmosferici estremi, come abbiamo visto di recente anche in Italia. É significativa la citazione, riportata dal Guardian, del Prof. Parmesan dell’Università di Plymouth, in cui afferma come in una delle sue passeggiate abbia notato la sterilità della foresta inglese, composta da una sola varietà  importata di piante.

In conclusione, come afferma il ministro dell’ambiente norvegese Sveinung Rotevatn, non é possibile trattare i problemi climatici e della biodiversità separatamente. È necessario trovare delle soluzioni efficaci per entrambi partendo da piccole azioni per poi arrivare su larga scala. La natura sta già cercando di assorbire tutte le conseguenze delle azioni intraprese, ora tocca alla singola persona metterle in pratica nel suo piccolo.

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