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Troticoltura in “alta quota”: l’esperienza di BioTrota Dolomiti

Renato Dellantonio, titolare di BioTrota Dolomiti, ha raccontato la storia della sua azienda a conduzione familiare e le difficoltà che le troticolture stanno attraversando in questo momento. Secondo una direttiva europea, infatti, la sola specie autoctona in Trentino è la trota marmorata: questo sta creando non pochi problemi ai troticoltori.

BioTrota Dolomiti sta vivendo, come tutte le altre aziende che si occupano di ripopolamento e lavorazione di trote, un momento di forte incertezza. Lo ha raccontato il titolare dell’azienda di Predazzo Renato Dellantonio nel quarto appuntamento di Fa’ la spesa giusta!, organizzato da Trento Consumo Consapevole con il supporto di Fa’ la cosa giusta! Trento.

La trota marmorata unica specie autoctona in Trentino? Le troticolture stanno attraversando un momento di difficoltà

“Nasciamo nel 1954 come allevamento di ripopolamento – ha spiegato Dellantonio – ma dal 2011 abbiamo cominciato a concentrarci anche sulla lavorazione della trota. Ad oggi il 60% della nostra azienda è dedicato al ripopolamento, mentre un 40% alla lavorazione”. Quel che spaventa BioTrota Dolomiti, come tutte le troticolture, è la direttiva europea n. 92/43 CCE Habitat, che combatte le “specie aliene”: sempre secondo questa direttiva, in Trentino la sola specie autoctona sarebbe la trota marmorata, contrariamente a quanto c’è scritto nella Carta Ittica provinciale, che considera come autoctone anche la fario, la lacustre, il salmerino alpino e il coregone.

“Da Bruxelles – ha proseguito Dellantonio – si vuole che nei nostri torrenti rimanga solo la trota marmorata, considerata come l’unica autoctona. Le altre specie non possono più essere seminate”. BioTrota Dolomiti, in particolare, alleva trote fario, iridea e salmerino alpino a partire dalle uova: alcune vengono acquistate, altre vengono prodotte dall’azienda stessa. “Il problema è che la trota marmorata non esiste quasi più nei nostri torrenti – ha detto Dellantonio – così come il gambero da fiume e lo scazzone. Queste specie, infatti, vivono solo negli ambienti incontaminati. Quando ero piccolo mio padre mi diceva sempre: ‘Quando vedi trota marmorata, gambero da fiume e scazzone, puoi bere l’acqua’. Ora però l’habitat è stato rovinato dall’uomo e, finché non si ripristina l’ambiente naturale, non si può inserire quell’animale”.

Renato Dellantonio al lavoro nella sua azienda a Predazzo/ Foto dal sito di Biotrota Dolomiti

Un’azienda storica a conduzione familiare, che nel 2010 si è convertita al biologico

BioTrota Dolomiti nasce a mille metri di quota nel 1954, dalla volontà del padre e della madre di Renato Dellantonio. Una scommessa, perché gli altri troticoltori non erano sicuri che un allevamento a mille metri di quota avrebbe reso così bene. “Ho iniziato a dare una mano sin da piccolo – ha raccontato – e nel 1999, quando mio padre è andato in pensione, sono diventato titolare dell’azienda”.

È nel 2010 che BioTrota Dolomiti è diventata un’azienda biologica. La conversione, ha spiegato Dellantonio, è stata abbastanza semplice. “In una troticoltura biologica – ha detto – l’acqua deve avere una certa qualità, le vasche devono avere un fondo e degli argini il più possibile naturali e ci devono essere poche trote nelle vasche, che devono anche essere nutrite lentamente. L’unico cambiamento rispetto a prima, per me, è stato passare al mangime biologico”.

Anche le trote allevate con metodo bio si riconoscono. “Hanno le pinne pettorali integre – ha spiegato Dellantonio -; questo nell’80% degli allevamenti intensivi non accade per via dell’abrasione. Anche il fegato è un buon indicatore: è bordò se la trota è stata nutrita bene e trattata in un certo modo, altrimenti è giallo”.

Negli allevamenti biologici, si possono allevare al massimo 16/18 kg per metro cubo. “Io arrivo al massimo a 10 kg – ha spiegato il titolare di BioTrota Dolomiti – perché per me di più è una tortura”.

I prodotti di BioTrota Dolomiti e la novità del ragù di trota

Eviscerata, filetto fresco, filetto affumicato a freddo e a caldo, bocconcini marinati e ora anche ragù. “Da pochissimo tempo mio suocero ha iniziato a fare il ragù di trota grattando la carne che rimane sulla lisca del pesce per non buttare via nulla”, ha spiegato Dellantonio. La consegna ai Gas (gruppi d’acquisto solidale) avviene il giovedì. “Lavoriamo il pesce il mercoledì mattina e pomeriggio. Si raccolgono le trote, si puliscono, si lavorano e si confezionano, in modo tale che per giovedì mattina siano pronte. Per mangiarle – ha aggiunto il titolare di BioTrota Dolomiti – è sempre meglio aspettare un giorno”.

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