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Come raccontare attraverso le foto e i social? Gli ultimi appuntamenti di “Km0”

Il quarto appuntamento di “Km0: Giovani volontari per fare la cosa giusta” è stato condotto da Michele Lotti, fotografo freelance e insegnante degli Artigianelli di Trento. I ragazzi e le ragazze sono anche scesi “in campo” e hanno scattato delle foto in giro per Trento. Mercoledì 20 ottobre il percorso si è chiuso con l'incontro sui social curato da Federico Palisca.

I partecipanti del progetto “Km0: Giovani volontari per fare la cosa giusta” hanno incontrato Michele Lotti, fotografo libero professionista e insegnante agli Artigianelli di Trento. Assieme a loro, erano presenti un gruppo di ragazzi e ragazze che, tra l’1 e il 12 novembre, partecipano alla Conferenza mondiale sul clima di Glasgow (Cop26).  

Prima di uscire sul territorio e mettersi alla prova con degli scatti che raccontano la sostenibilità (o l’insostenibilità) della città di Trento, Michele ha fornito qualche nozione base di fotografia. 

L’incontro con Michele Lotti è stato seguito sia dalle partecipanti del progetto “Km0” sia dai ragazzi che sono partiti alla volta di Glasgow per seguire la Cop26

“L’importante però è sapere cosa raccontare”, ha detto Michele Lotti. “Come raccontarlo viene dopo, e si può sempre migliorare”.

La velocità.

Le immagini raggiungono il nostro cervello 60mila volte più velocemente rispetto a un testo. È un dato impressionante che fa riflettere molto su quanto sia cambiato il mondo della comunicazione. “Il 90 per cento delle informazioni arriva al cervello tramite il canale visivo”, ha aggiunto Michele Lotti. 

Michele Lotti ha mostrato un reportage uscito sul settimanale “Internazionale” durante il lockdown per far vedere come, accanto alle foto, sia importante curare anche la loro didascalia

Il digitale

C’erano una volta le pellicole, che venivano usate con parsimonia, perché avevano dei costi. “Oggi, con il digitale, scattiamo quante foto vogliamo perché non ci sono problemi legati al pagamento. In più, scattando su pellicola, si sa che c’è un procedimento di sviluppo delle immagini che non è propriamente sostenibile, perché inquina. Il digitale quindi ha portato anche qualcosa di positivo”. 

Lo storytelling

Tutti, dalle imprese alle associazioni, usano il concetto di storytelling anche in fotografia. Cosa vogliamo raccontare quando scattiamo una foto? Che messaggio vogliamo trasmettere? C’è una cronologia nella nostra storia? “C’è una sequenza logica per le immagini, un po’ come nei film”, ha detto Michele. “L’ordine può essere cronologico o tematico. Spesso l’immagine più forte viene messa all’inizio, soprattutto se si pensa ai caroselli di Instagram”. 

Il fotoreportage

Crea un racconto che può spaziare in vari ambiti. I fotoreportage coprono i temi ambientali, scientifici, raccontano la guerra… Un esempio portato da Michele Lotti è il fotoreportage “La mattina a Venezia”, che è stato pubblicato su Internazionale durante il primo lockdown per raccontare come sono cambiate le abitudini delle persone che prendevano il treno per andare al lavoro. 

“La fotografia non rappresenta la realtà, ma l’idea che abbiamo di essa o ciò che vogliamo raccontare”, ha precisato Michele. “Ovviamente l’inquadratura decide ciò che vogliamo catturare, la porzione fisica di spazio che vogliamo riprendere”.

Dove andrà la foto? Anche in base a quello si sceglie l’inquadratura più adeguata

Le variabili

I colori saranno saturi o accesi? Racconto una storia in bianco o in nero? Dipende dalle esigenze dell’autore della foto, che deve essere consapevole di ciò che vuole comunicare: “Se penso a un thriller – ha detto Michele – i colori saranno freddi, mentre invece in una commedia o in un film romantico i colori saranno più morbidi, tendenti al giallo o al rosso”. Si può scegliere poi tra dettaglio, primissimo piano, primo piano, mezzo busto, piano medio o mezza figura, piano americano, figura interna, campo medio, campo lungo e campo lunghissimo. 

La “golden hour”

I giovani e le giovani di “Km0” e della Cop di Glasgow hanno sfruttato una “golden hour”, cioè un’ora particolarmente azzeccata per scattare le proprie foto. Di solito, queste ore si collocano subito dopo l’alba e subito prima del tramonto. 

La didascalia

Se le immagini sono così potenti, le parole servono? La risposta in molti casi è sì, perché serve sempre una buona didascalia per esplicitare il messaggio delle immagini o di un carosello. 

Dopo un momento teorico, l’incontro con Michele Lotti ha visto le ragazze e i ragazzi impegnati nel progetto sperimentarsi sul campo

I social protagonisti dell’ultimo appuntamento di “Km0”

Come raccontare una manifestazione come la Fiera Fa’ la cosa giusta! Trento sui social? Ce lo ha spiegato l’esperto di marketing e social media Federico Palisca, che ha consigliato di puntare sull’utilizzo di Instagram in occasione della manifestazione che, tra il 22 e il 24 ottobre, ha coinvolto anche i ragazzi e le ragazze che hanno partecipato a “Km0”, che hanno prestato qualche ora di volontariato a Trento Expo.

L’obiettivo? Catturare l’attenzione per essere premiati dai social

Federico Palisca è partito da una constatazione: l’obiettivo dei social network, “poco poetico”, è il fatturato. Si fattura vendendo spazi pubblicitari, mentre i contenuti che sono premiati dai social sono quelli che riescono a catalizzare l’attenzione dell’utente dei social più a lungo.

“Content discovery” vs “content consumption”

Quanti social bisogna usare per comunicare in modo adeguato? Federico ha suggerito una regola sempre valida: “Pochi ma buoni”. Solitamente, però, per promuovere un’impresa o una causa sono necessari almeno due social network. Di solito si sceglie di usarne uno di “content discovery” (Facebook Feed, Instagram, Tik Tok e Twitter) e uno di “content consumption” (Youtube, LinkedIn, Facebook Community, Blog).

L’ideale? Utilizzare due social diversi

La differenza tra i due? Mentre con i “content discovery” è più facile “fare breccia” su un pubblico nuovo, i contenuti postati sui “content consumption” difficilmente vengono visti da utenti esterni rispetto a quelli che abitualmente frequentano la pagina. Per contro, con i “content consumption” si crea più senso di appartenenza, una community quasi, e di solito ci si può permettere di realizzare contenuti più pensati e di qualità (mentre con i “content discovery” si cerca di puntare sulla quantità, non sulla qualità).

“Non a caso gli youtuber giocano su contenuti brevi e facili da creare sulle piattaforme di ‘content discovery’ – ha spiegato Federico – per poi rimandare alla loro pagina Youtube, in cui presentano contenuti più strutturati e lunghi”.

Il progetto “Km0: Giovani volontari per fare la cosa giusta”

Il progetto “Km0: Giovani volontari per fare la cosa giusta” è finanziato dall’Ufficio Svolta, dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dalle Politiche Sociali della Provincia di Trento.

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