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Dall’Europa a Trento: le CSA e un nuovo rapporto col cibo

Durante il convegno “Soluzioni sociali per problemi epocali” le realtà dell’economia solidale in Trentino si sono raccontate. Non solo le CSA, ma anche il mondo dei Gas e degli empori di comunità.

Le iniziative agroalimentari che stanno nascendo in questi ultimi anni contribuiscono a mettere in discussione il modello capitalista. Prima di arrivare al territorio trentino, dove si sta diffondendo l’esperienza delle Comunità a supporto dell’agricoltura (CSA), oltre a quella dei Gruppi di acquisto solidale (Gas) e degli empori di comunità, durante il convegno in aula Kessler, “Soluzioni sociali per problemi epocali”, si è parlato di una ricerca europea: Progetto Unmaking. 

Le Comunità a supporto dell’agricoltura (CSA) in Italia e in Germania: Progetto Unmaking

Leonie Guerrero, dell’Università di Utrecht, ha presentato la sua ricerca “Le CSA come movimento sociale”, che analizza la diffusione di queste comunità a livello europeo. Guerrero si è concentrata in particolar modo su una comparazione del modello tedesco, dove le CSA sono 367, con quello italiano, dove invece ci sono “solo” 12 CSA. 

In Germania le CSA si sono diffuse a partire dagli anni Ottanta. Dopo alcuni anni di stallo, con la costituzione della rete nazionale, nel 2011, ne sono nate altre. In quello stesso anno è nata la prima CSA italiana, quella di Pisa. La rete nazionale delle CSA, in Italia, è stata costituita nel 2018. 

“Mentre la diffusione delle Comunità a supporto dell’agricoltura, in Germania, si è realizzata tra le fila del movimento biodinamico – ha detto Guerrero – in Italia è stato soprattutto il movimento altermondista a dare il via a quest’esperienza. Nei primi anni, poi, l’esistenza dei Gas ha frenato la nascita delle CSA in Italia. La rete delle Comunità a supporto dell’agricoltura, infatti, è ‘una ragnatelina molto, molto leggera’, come l’ha definita una delle persone che ho intervistato nel corso della mia ricerca”. 

Un altro punto che frena lo sviluppo delle CSA in Italia sono i fondi. Mentre in Germania la rete si avvale, oltre che delle quote associative, di fondi pubblici, in Italia per il momento non c’è l’accesso a questo tipo di finanziamento. “Si discute molto anche sul fatto che dovrebbero esserci delle persone stipendiate, all’interno delle CSA, per dare continuità alla rete”, ha aggiunto Guerrero. “Questo però non accade per mancanza di fondi pubblici e per paura che le persone non stipendiate all’interno delle CSA smettano di essere attive”. 

Leonie Guerriero ha presentato Progetto Unmaking dell’Università di Utrecht, che studia le CSA in Europa. Guerriero ha fatto una comparazione tra il caso italiano e quello tedesco. Foto: Chiara Cesareo

Da “Nutrire Trento fase 2” alla “CSA Naturalmente in Trentino”

Nella prima fase della pandemia è nato “Nutrire Trento fase 2”, un tavolo di lavoro supportato dal Comune e dall’Università di Trento che ha coinvolto 80 famiglie della città e un gruppo di produttori che avrebbero dovuto buttare via tutto il raccolto di quel periodo. Da qui è nata la “CSA Naturalmente in Trentino”, che è stata presentata dall’agricoltrice Stefania Lusuardi. “Nell’agricoltura c’è un tempo cronologico e un tempo meteorologico che vanno rispettati – ha esordito Lusuardi -. Dobbiamo mettere i piedi per terra e capire che un territorio viene tutelato anche quando se ne apprezzano i tempi, sia cronologici sia meteorologici”. 

“CSA Naturalmente in Trentino” è un’associazione culturale che raggruppa 13 produttori, alcuni dei quali non appartengono al mondo del biologico. “Come CSA vogliamo sostenere i piccoli produttori di montagna – ha precisato Lusuardi -. Si parla tanto di evoluzione tecnologica anche nel mondo dell’agroalimentare, ma a mio parere non possiamo affidare alle tecnologie la produzione di cibo e la lavorazione della terra: non concepisco che dei droni possano raccogliere l’insalata e portarla direttamente a casa delle persone, perché fa mancare tutta la parte di socialità legata al cibo, della quale c’è un grande bisogno, specialmente in un momento come questo”. 

“Nelle CSA riusciamo a non sprecare cibo perché, attraverso una programmazione preventiva, riusciamo a non sprecare risorse ed energie personali ma anche del territorio”, ha aggiunto Stefania Lusuardi. “I nostri obiettivi sono accorciare la filiera produttiva e favorire la socializzazione e l’educazione alimentare: se viviamo in Trentino non possiamo permetterci una dieta mediterranea. Dobbiamo rieducarci a cogliere quello che la natura ci dà in un determinato momento”. 

Per promuovere la sua attività e gli obiettivi dell’Agenda 2030, legati anche alla produzione e ai consumi agroalimentari, la CSA Naturalmente in Trentino organizzerà dei momenti di approfondimento teorico e pratico all’interno della comunità. 

L’Ortazzo, un’associazione di Caldonazzo che, dopo un Gas, ha lanciato anche una CSA

L’associazione L’Ortazzo di Caldonazzo ha lanciato il suo Gas nel 2013, quattro anni dopo la sua nascita. “Siamo partiti con sette famiglie e oggi siamo arrivati ad averne cento”, ha spiegato Danilo Marchesoni, presidente dell’associazione. 

Nel 2018, è nata poi la Comunità a supporto dell’agricoltura de L’Ortazzo, aiutata dalle conoscenze teoriche e pratiche di Alessandra Piccoli, socia attiva dell’associazione e ricercatrice. “Una quindicina di famiglie ha scelto di entrare a far parte della nostra CSA”, ha aggiunto Marchesoni. “Se nel 2018 ci siamo avvicinati al modello delle Comunità a supporto dell’agricoltura, nel 2019 abbiamo iniziato la prima attività di coprogettazione tra produttori e consumatori e nel 2020 abbiamo lanciato la prima prova di prefinanziamento, per creare all’interno delle nostre famiglie un sentimento d’appartenenza alla CSA. Quest’anno abbiamo prefinanziato i contadini su una percentuale minima, che ogni socio era libero di aumentare; i contadini ora stanno decurtando da questa somma iniziale gli acquisti che facciamo”. 

Oltre alla parte di organizzazione della produzione e degli acquisti, L’Ortazzo sta portando avanti una collaborazione con l’Appm (Associazione Provinciale per i Minori). Un gruppo di educatori e di ragazzi seguiti di Appm si occupano di smistare i prodotti del Gas e della CSA de L’Ortazzo. “Sono entusiasti di quest’iniziativa, perché sentono parlare di un’economia diversa”, ha aggiunto il presidente dell’associazione. Le criticità emerse dopo alcuni anni di esperienza? “Gestire la Comunità a supporto dell’agricoltura dopo una giornata di lavoro è tutt’altro che semplice. Non si vive per lavorare, ma si lavora per vivere, e queste esperienze andrebbero considerate come ore lavorative a tutti gli effetti”. 

Il punto di vista della pubblica amministrazione: l’esperienza del Comune di Trento con “Nutrire Trento”

Era presente per il Comune di Trento, oltre al vicesindaco Roberto Stanchina, Paola Fontana, che ha curato per quattro anni il progetto “Nutrire Trento” assieme alla professoressa dell’Università di Trento Francesca Forno. Un progetto che, nella sua seconda fase, ha portato proprio alla nascita della CSA Naturalmente in Trentino e che ha promosso un avvicinamento tra consumatori e produttori trentini. 

“Quello di Nutrire Trento non è un ambito proprio del Comune: si tratta di un campo nel quale l’amministrazione comunale può decidere di intervenire o meno”, ha spiegato Fontana. “Abbiamo però deciso di costruire questo tavolo assieme, raccogliendo realtà estremamente diverse tra loro, e abbiamo cominciato a lavorare non per provvedimenti – come fa di solito una pubblica amministrazione – ma per processi. Non voglio nascondere che questo abbia portato, a volte, a qualche scontro, ma credo che sia stato fatto qualcosa di importante, e se siamo qua oggi significa che c’è la chiara volontà di proseguire”.

Da Trento Consumo Consapevole a Edera, l’emporio in-festa, dall’ecosportello Fa’ la cosa giusta! Trento all’azienda agricola Tuttoverde, passando anche per la Federazione Trentina Biologico e Biodinamico e l’Economia Solidale Trentina

Nel corso dell’incontro “Soluzioni sociali per problemi epocali” è stata organizzata una tavola rotonda per presentare alcune realtà più o meno consolidate che, in Trentino, stanno cercando non solo di sensibilizzare sul consumo critico e sugli stili di vita sostenibili, ma portano avanti quotidianamente un nuovo modello economico. 

Alessandro Zanon ha presentato Trento Consumo Consapevole, un’associazione che raccoglie il mondo dei Gruppi di acquisto solidale del Trentino. “Non credo che acquistare in maniera sostenibile sia qualcosa di unidirezionale – ha detto – è un po’ come per la mobilità: muoversi in maniera sostenibile può voler dire andare a piedi, usare la bici elettrica e i mezzi pubblici oppure usufruire del car sharing. Così, anche l’acquisto consapevole di beni agroalimentari può essere fatto tramite i Gas, le CSA, gli empori di comunità… Ci sono tanti mezzi”. 

Non è ancora nato – dovrebbe partire in primavera del 2022, come vi abbiamo raccontato – l’emporio di comunità Edera di Trento. Anna Brugnolli l’ha presentato: “è un’impresa sociale che avrà sede nel comune di Trento – ha detto – e che, accanto a un’attività commerciale partecipativa, porterà avanti un’officina culturale”. Il modello è quello delle Food Coop nate alla fine degli anni Sessanta negli Stati Uniti, nelle quali i gestori scelgono i prodotti che ci saranno nello spazio commerciale e dedicano trenta ore di lavoro volontariato all’anno all’attività. “I processi partecipati sono lunghi, ma siamo un bel gruppo: 323 persone hanno dichiarato di essere interessate a far parte di questo progetto”, ha aggiunto Brugnolli. “La metà dei partecipanti attivi, poi, non viene dal mondo dei gruppi di acquisto solidali: siamo contenti quindi di aver allargato la riflessione anche a persone che ‘non fanno parte’ del mondo dell’economia solidale”. 

Paulo Lima, dell’ecosportello Fa’ la cosa giusta! Trento, ha presentato il lavoro di avvicinamento al mondo del consumo critico che l’ecosportello promuove 365 giorni all’anno anche nelle valli trentine, per portare la Fiera Fa’ la cosa giusta! Trento anche laddove si fa più difficoltà a promuovere eventi ed iniziative. “Quest’anno abbiamo organizzato sei minifiere che hanno rafforzato la rete tra consumatori e produttori locali: circa 3mila persone hanno preso parte a queste manifestazioni”, ha raccontato. “Abbiamo promosso anche dei trekking solidali e degli spazi per lo scambio e l’autoproduzione, oltre che dei momenti di dialogo aperto durante i quali abbiamo presentato anche il referendum sul biodistretto”. 

Una foto di gruppo con i relatori e con alcuni partecipanti al convegno “Soluzioni sociali per problemi epocali” di sabato 13 novembre. Foto: Chiara Cesareo

Lo scopo dell’azienda agricola e impresa sociale di Progetto 92 “Tuttoverde” di Ravina, invece, è quello di favorire l’inserimento nel mondo lavorativo di ragazzi e ragazze con fragilità. “Il 2021 per noi è stato un anno di sperimentazione agricola – ha spiegato Alice Sartori, responsabile di Tuttoverde -. La difficoltà più grande è dare il giusto valore a ciò che coltiviamo e alle persone che lo coltivano, perché non bisogna mai dimenticare che dietro ogni singolo ortaggio c’è la storia delle persone che lo lavorano”. Tuttoverde sta pensando di costituire una CSA: per ridurre gli sprechi e programmare la produzione, per creare una rete sul territorio e per migliorare il ventaglio formativo offerto ai ragazzi seguiti da Progetto 92. Nel frattempo, però, sta attivando una rete di collaborazioni, tra le quali una con la cooperativa Kaleidoscopio. “Commercializziamo anche degli ortaggi che vengono coltivati in carcere – ha raccontato Sartori – e da quest’anno abbiamo cominciato a lavorare con la consegna diretta ad aziende sensibili”. 

Francesco Vigan di FTBIO (Federazione Trentina Biologico e Biodinamico) ha presentato invece lo sportello sul biologico, aperto per informare la popolazione su un tema ancora poco conosciuto, mentre Annemie Hendrickx di Economia Solidale Trentina ha invitato le persone presenti in sala ad andare a scoprire una realtà che cerca di fotografare l’economia solidale in Trentino. “La Provincia di Trento è all’avanguardia in questo ambito – ha detto – perché già dal 2010 c’è una legge che riconosce il ruolo dell’economia solidale e ne promuove lo sviluppo in ben 13 settori”. 

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