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Trento e Padova città rifugio per i difensori dei diritti umani

Nel 2018 Trento è diventata una città rifugio dei difensori dei diritti umani, seguita poco dopo da Padova. Sono due attualmente i difensori dei diritti umani ospitati dalle cittadine. Il progetto sarà presentato il 16 dicembre a Sociologia (Trento)

Le prime Città Rifugio in Italia sono state Trento e Padova. Verona si sta attivando per diventarlo. Foto: United Nations Human Rights (FB)

Trento e Padova sono le prime “Città Rifugio” per i difensori e le difensore dei diritti umani. I due comuni hanno accolto recentemente due difensori dei diritti umani, un uomo e una donna che provengono dall’Africa, minacciati per il loro impegno giornalistico a sostegno dei diritti delle donne e dei bambini.

Nel frattempo il comune di Verona si sta attivando per diventare un “temporary shelter”, un rifugio temporaneo per chi ogni giorno rischia la vita cercando di dare corpo ai diritti contenuti nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, proclamata il 10 dicembre del 1948. 

Come nascono le “Città In Difesa Di”

Correva il 10 dicembre del 1998 quando, a Vienna e a Bruxelles, l’Unione Europea ha reso pubblica la Dichiarazione dell’Unione Europea in occasione del cinquantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. “Questa dichiarazione riconosce la figura dei difensori e delle difensore dei diritti umani”, spiega Francesca Caprini di Yaku Onlus, un’associazione che lavora in America Latina e che fa parte della rete In Difesa Di, la quale promuove le città rifugio. “Sono quindi state attivate delle linee guida a livello europeo, recepite poi dalla maggior parte dei Paesi dell’Unione Europea. I programmi di shelter cities e di protezione per le persone che difendono i diritti umani, quindi, sono già attivi in molte zone. L’Italia ha recepito queste linee guida solo recentemente e, attraverso la rete In Difesa Di, è stato ipotizzato un programma per le città rifugio”. 

Le città rifugio sono “solo” una delle tante soluzioni adottate a livello europeo per difendere chi ogni giorno rischia la vita per concretizzare i diritti umani

Trento, la prima “Città Rifugio” d’Italia

Trento è stata la prima Provincia (e città) a essersi mobilitata per i difensori dei diritti umani. Tre anni fa, la Provincia ha presentato una mozione, la numero 190 del 2018, il cui titolo era “Protezione dei Difensori dei Diritti Umani”. 

La mozione si apre con una definizione di “difensore dei diritti umani”, presa in prestito dalle Nazioni Unite. 

“[…] il Difensore dei diritti umani – si legge – è un termine utilizzato per descrivere una persona che, individualmente o insieme ad altre, agisce per promuovere o proteggere i diritti umani in modo non violento. I difensori dei diritti umani (Human Rights Defenders) sono dunque quelle donne e quegli uomini che agiscono pacificamente per la promozione e la protezione di questi diritti. È un difensore chi si oppone a dittature e regimi oppressivi, chi si batte per la libertà di espressione, chi lotta contro la discriminazione e le ingiustizie, chi documenta abusi dei diritti umani e chi difende l’ambiente. I difensori e le difensore dei diritti umani sono il volto visibile di movimenti, organizzazioni, comunità, popoli che rivendicano il proprio diritto a esistere, a mobilitarsi, a difendere la propria dignità”. 

Il Comune di Trento si è mosso subito dopo, approvando la mozione 658 – sempre nel 2018 – e diventando così la prima “Città in Difesa Di”. 

Il braccio operativo di questo progetto, abbracciato poco dopo anche dal Comune di Padova, è composto dal nodo trentino della rete In Difesa Di: Amnesty International Trento, associazione Yaku, Centro per la Cooperazione Internazionale, Centro Studi Difesa Civile, Comitato per la Pace e i Diritti Umani di Rovereto, Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani, Peace Brigades International italia, Progetto Endangered Lawyers/Avvocati Minacciati, Quilombo Trentino, Scholar at risk (Università di Trento). 

Come vengono “intercettati” i difensori e le difensore dei diritti umani a rischio

Dove possibile, come ci spiega Francesca Caprini, si cerca di lavorare in rete con le associazioni che difendono i diritti umani che operano nel Paese dal quale proviene il difensore o la difensora dei diritti umani a rischio. “Noi lavoriamo in America Latina – aggiunge Caprini – e per noi le persone difensore dei diritti umani sono persone che appartengono già a circuiti di cui facciamo parte, dal momento che collaboriamo con le comunità locali e con le organizzazioni di base. Questa volta, però, i due difensori ospitati da Trento e da Padova arrivavano dall’Africa, dove non avevamo nessuna collaborazione. Sono passate quindi per un’associazione tedesca che aveva dei contatti con loro”. 

La durata dello “shelter”: dai 3 ai 6 mesi

Il periodo di rifugio in una “Città In Difesa Di” può durare dai 3 ai 6 mesi, ma si cercherà di essere elastici e di adattarsi alle esigenze del difensore o della difensora ospitati. Il progetto attualmente in corso, che riguarda i due difensori africani, è finanziato da un’associazione tedesca, ma in futuro – aggiunge Caprini – “vorremmo andare verso una collaborazione e una partecipazione economica da parte delle nostre istituzioni, quindi Comune e Provincia, ma anche il Governo italiano, anche per ampliare la rete di città rifugio dei difensori e delle difensore dei diritti umani”. 

“Ci occupiamo delle persone che, senza il nostro aiuto, rimarrebbero senza voce”

Un esempio lampante, quando si parla di difensori dei diritti umani, è quello di Patrick Zaki, scarcerato mercoledì 8 dicembre ma ancora non assolto, perché dovrà presentarsi in un’udienza in Egitto il primo febbraio. “Per lui si sono attivate molte persone e organizzazioni e, fra le tante ipotesi, c’è anche quella di concedergli la cittadinanza italiana”, spiega Francesca Caprini. “Le persone con cui lavoriamo noi hanno un profilo molto più basso. Patrick Zaki ‘per fortuna’ è una persona molto nota; noi ci occupiamo di persone che, senza il nostro aiuto internazionale, rimarrebbero senza voce”.  

Tra il 2015 e il 2019, 1323 persone uccise in 64 Paesi per il loro impegno a favore dei diritti umani

La relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Mary Lawlor, ha pubblicato il 5 marzo del 2021 un rapporto dove fornisce dei dati preoccupanti sulla situazione in cui versano i difensori dei diritti umani. 

“È scioccante che tra il 2015 e il 2019 almeno 1323 difensori siano stati uccisi in 64 Paesi”, ha dichiarato, aggiungendo che: “Gli omicidi sono diffusi: dal 2015 sono stati uccisi difensori dei diritti umani in almeno un terzo dei Paesi membri delle Nazioni Unite”. 

Il 16 dicembre a Trento un evento per raccontare le Città In Difesa Di

Dopo la presentazione di venerdì 3 dicembre a Roma, anche a Trento ci sarà un incontro dedicato alle “Città Rifugio”. “Città Rifugio e Temporary Relocation” si terrà giovedì 16 dicembre, dalle 17.45 alle 20, in aula 20, al secondo piano del palazzo di Sociologia (via Verdi 26, Trento). 

Il 16 dicembre sarà presentata a Trento la rete delle città rifugio, che è stata già esposta in Senato, a Roma, il 3 dicembre

La ricercatrice Marzia Deflorian presenterà il suo lavoro, “Le esperienze di Temporary relocation come luoghi di protezione per le attiviste e gli attivisti dei diritti umani. Linee guida per la creazione in Trentino di una Città In Difesa Di per difensore dei diritti umani minacciate”. Lo studio è stato elaborato mentre collaborava con Yaku Onlus, grazie al supporto scientifico del Centro Studi Difesa Civile, alla guida accademica dell’Università di Trento e alla promozione della Fondazione Caritro. Dopo aver illustrato e indagato i modelli già attivi in Europa, la ricerca ha proposto delle linee guida per l’accoglienza dei difensori dei diritti umani in Italia. 

Oltre a lei, interverranno la professoressa del Centro Studi Difesa Civile Luisa Del Turco, la responsabile accademica e presidente di Scholar at risk (SAR) Ester Gallo, Yaku e il Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani. Ospite d’eccezione la docente e ricercatrice yemenita Ghanya Al Naqeb, impegnata attualmente al Centro Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell’Università di Trento, dove è arrivata grazie al programma di protezione per docenti minacciati SAR. 

I programmi delle città rifugio – Trento e Padova, ma anche Verona – saranno presentati nella seconda parte dell’incontro. Chiara Sighele, direttrice del Centro per la Cooperazione Internazionale, che sta coordinando il programma, presenterà le sfide della città rifugio, gestita fino a marzo in coordinamento con il nodo padovano di In Difesa Di. Interverranno anche Marco Ramigni di Operazione Colomba e i due difensori dei diritti umani accolti a Trento e a Padova.

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