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I volti di San Martino: Stefania Lusuardi di “Maso Canova”

Tra i produttori che partecipano al Mercato di San Martino di Trento, c’è anche Stefania Lusuardi, titolare di Maso Canova (Monte Terlago) che, oltre ad essere un’azienda agricola, è anche una fattoria didattica.

Stefania Lusuardi e la sua azienda agricola Maso Canova (anche fattoria didattica) al Mercato di San Martino di Trento

Ogni giovedì, nel quartiere di San Martino, a Trento, si intrecciano storie, sapori e colori diversi che appartengono al mondo dell’economia solidale trentina. Il mercato, partito a fine settembre 2021 e ora in pausa fino all’inizio della primavera, si svolge negli spazi esterni della Bookique in orario d’aperitivo, per invogliare anche gli studenti universitari a incontrare chi, quando vende, “ci mette la faccia”.

Quali sono i produttori che partecipano al mercato di San Martino? Cominciamo a raccontarlo attraverso una serie di interviste, per spiegare cosa #succedeaSanMartino il giovedì pomeriggio. 

Oggi è la volta di Stefania Lusuardi, proprietaria dell’azienda agricola e fattoria didattica “Maso Canova” di Monte Terlago. L’azienda, come ci racconta Stefania, nasce dalla sua storia personale: aveva appena avuto la terza bambina nel giro di poco tempo e si trovava a casa senza poter lavorare quando ha deciso di coltivare il piccolo campo del marito. Oggi, a Maso Canova, non troverete solamente un’azienda agricola biologica, ma anche un “agri-nido”, una fattoria didattica che educa i bambini al contatto con la natura e con gli animali. “I più piccoli – spiega Stefania – crescono con l’idea che la terra continui a sfornare prodotti, quando non è così. Nella fattoria didattica, aperta dalle 8 alle 15, cerco quindi di educarli alla stagionalità. Sono aiutata in questo da un’altra azienda agricola, da un’associazione di promozione sociale, dal centro di psicologia, diagnosi e riabilitazione PDR e da Albatros, che eroga servizi ambientali e che ci aiuta ad insegnare ai bambini il rispetto del bosco e dell’ambiente”. 

Come hai saputo che c’era il Mercato di San Martino?

Sono venuta a saperlo ancora prima della pandemia. Mi era arrivata un’email, penso proprio da Cooperativa Samuele, siccome sono iscritta al Tavolo dell’Economia Solidale. Quando mi hanno chiesto di partecipare, ho risposto subito di sì. 

Qual è la differenza con gli altri mercati?

Non partecipo ad altri mercati, perché la mia azienda è piccolina e sono da sola. I miei clienti vengono addirittura nel campo a raccogliere le cose, oppure preparo loro le cassettine, sia per l’azienda agricola sia, il lunedì, per la CSA Naturalmente in Trentino (Comunità a supporto dell’agricoltura, ndr, un esperimento che è stato avviato in Trentino con il supporto del Comune e dell’Università di Trento, e che mette in rete 13 produttori e una cinquantina di famiglie)

Perché non partecipi ad altri mercati?

Credo che sia bello che le persone vengano nel campo per capire dove nasce la pianta e come è stata curata. Un conto è vedere la frutta e la verdura nella cassetta, un conto è vederla nel campo in cui cresce. Mi spaventa anche il fatto di raccogliere tante cose e di portarle al banchetto, dove poi magari nessuno le compra: è uno spreco alimentare. 

Cosa ti ha convinta a partecipare, quindi?

All’inizio ero titubante. Poi però ho deciso di portare poche cose che si conservano, come zucche e pomodori. E devo dire che non ho mai buttato via niente, anche se ho sicuramente avanzato qualcosa, che però ho messo nelle cassette che vendo ai miei clienti nei giorni seguenti. Un mercato serale come quello di San Martino, poi, dà la possibilità di partecipare a tutti, per via dell’orario inconsueto: anche chi lavora il sabato mattina può fare un salto nel piazzale della Bookique alle 20 di sera del giovedì.

Che prodotti vendi?

Nei primissimi giovedì, a ottobre, portavo anche pomodori e peperoni. Tutto quello che è lo “strascico” dell’estate, insomma. Poi ho cominciato a portare zucche, patate, barbabietole, cipolle rosse e gialle, porri, cipollotti e dei mazzetti di erbe aromatiche. Tutti prodotti freschi, quindi, ma a lunga conservazione. 

Come è nata l’azienda agricola biologica Maso Canova?

Era il 2016 ed era appena nata la mia terza bimba. Ho avuto tre figli nel giro di quattro anni, e non avevo la possibilità di tornare al lavoro perché mancavano i servizi adeguati. Vivo a Monte Terlago, dove mio marito ha un campo piccolissimo: ho deciso quindi di mettermi alla prova. Da lì, poi, ho comprato un altro terreno e ne ho presi in affitto altri. Inizialmente la mia idea era di coltivare per i miei bambini, poi mi sono “allargata” e ho deciso di coltivare anche per gli altri. Non avevo né formazione né competenze: è stato tutto un continuo sperimentarsi sul campo, con tanti errori. Ho fatto anche dei corsi di agricoltura e permacoltura, e ho studiato per due anni all’Istituto Agrario di San Michele all’Adige per formarmi ed informarmi. Mi era chiaro, infatti, che volevo sì coltivare, ma farlo nel modo più sostenibile possibile, perché coltivare è già rubare qualcosa alla terra. Da qui la scelta di non usare pesticidi e prodotti chimici, che rovinano non solo la mia terra, ma anche l’aria e l’acqua, che sono di tutti. 

Qual è il tuo prodotto “forte”, che ti identifica?

Non ce n’è uno, perché sono contraria alla monocoltura. La cosa bella della mia azienda, direi, è che mi diverto a sperimentare un po’ di tutto. Alla zucchina, per esempio, abbino sempre il rosmarino e anche il fiore di calendula. Coltivando anche fiori e piante mi aiuto perché attiro gli insetti “utili”, ma ho anche il vantaggio di poterli usare assieme ai miei ortaggi, per dare ai miei piatti, e a quelli delle persone che comprano da me, una marcia in più. È una cucina alternativa e naturale. 

A San Martino hai conosciuto altre realtà con cui prima non eri in contatto?

Non conoscevo il ragazzo di Dro che produce il formaggio di capra. Devo dire che fa prodotti di altissima qualità, sia per la loro bontà sia per la loro bellezza. Credo infatti che un piatto debba arricchire anche gli occhi e, di conseguenza, il cuore. 

Qual è la richiesta più strana che ti è stata fatta al Mercato di San Martino?

Una cosa strana, ma che mi ha fatto anche piacere, è che ho finito quasi subito la varietà di mele antiche che coltivo, che ho portato a ottobre assieme alle pere. Le persone che sono venute nelle settimane successive, però, non riuscivano a credere che le mie mele fossero finite, quasi come se avessi avuto una fabbrica di mele, non un semplice campo. Capisco questo ragionamento nei bambini, ma credo che nell’adulto dovrebbe esserci la consapevolezza che una cosa può finire. 

Tantissimi poi non conoscevano la barbabietola, ma molti l’hanno acquistata chiedendomi anche un consiglio per la ricetta migliore: ha avuto molto successo la barbabietola che si cucina cruda, e che sembra una sorta di bresaola. 

Perché le persone dovrebbero venire al Mercato di San Martino?

Forse sarebbe stato meglio se fossimo partiti in primavera, perché in autunno e in inverno c’è stata pioggia e neve, e anche la temperatura non è stata d’aiuto. A parte questo, inviterei le persone a venire al Mercato di San Martino perché rispetto agli altri è molto meno caotico: c’è una piazzetta accogliente, con musica, radio e showcooking, iniziative culturali molto interessanti che nei mercati del giovedì e del sabato mattina chiaramente non ci sono, perché sono pieni di gente e più dispersivi.

Per contattare l’azienda agricola Maso Canova, segui la sua pagina Facebook! (Qui il link)

Intervista a cura di Marianna Malpaga e Angela Dalpiaz

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