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Spazio ai curiosi con Tip of the Hat, la community dei “theta thinkers”

The Tip of the Hat è una community nata nel settembre del 2020. Abbiamo intervistato Marcello Grecchi e Marco Garegnani, tra i fondatori di questa community di persone curiose. Ci hanno raccontato i percorsi di orientamento che organizzano nelle scuole e gli eventi che curano, uno dei quali si è svolto recentemente a Trento.

The Tip of The Hat è nato da un gruppo di quattro ragazzi e oggi unisce 1400 persone

Spesso ci troviamo di fronte al bivio della scelta. Il momento in cui si decide se affrontare un percorso universitario, e casomai quale intraprendere, è solo uno tra questi. “Quando conosciamo nuove persone, ci facciamo raccontare le loro esperienze e le loro paure nel momento in cui sono entrate nel mondo del lavoro”, dice Marcello Grecchi, fondatore, assieme a Marco Garegnani, Marco Freschini e Matteo Maggio, della community Tip of the Hat (toth). “Uno dei messaggi più forti che deve trasparire dagli incontri che organizziamo è che tutte le soft skill si possono allenare – aggiunge – ma che non bisogna credere che sia una corsa contro qualcuno. È semplicemente una corsa con se stessi per capire il prima possibile quali sono i propri punti di forza e di debolezza”.

La community Tip of the Hat nasce a settembre del 2020, con l’obiettivo di chiamare a raccolta tutte le persone curiose. “Noi chiamiamo i membri della nostra community ‘theta thinkers’, perché sono persone aperte a nuove conoscenze e nuove esperienze”, prosegue Marcello. “Il punto di partenza del nostro progetto è però l’intenzione di connettere le persone costruendo delle reti solidali per migliorare la società in cui viviamo, rendendola più consapevole e più solidale”.

Sono diverse le attività che Tip of the Hat porta avanti, online e offline, per rafforzare la community – attualmente composta da 1400 persone – e stimolare la curiosità.

Tra fine gennaio e inizio febbraio, per esempio, la community è arrivata a Trento per una serie di laboratori organizzati in collaborazione con lo sportello giovani “Civico 13”. I laboratori sono stati frequentati da ragazzi tra i 17 e i 39 anni che hanno provato ad allenare le proprie “soft skill”, le competenze trasversali utili nel mondo del lavoro (e non solo). “Un anno e mezzo fa, quando siamo nati, non avremmo mai pensato che un giorno ci saremmo spostati a Trento per un evento – spiegano Marcello Grecchi, consulente di management nell’ambito dell’organizzazione aziendale, e Marco Garegnani, ingegnere aerospaziale e dottorando – questo è frutto degli incontri che facciamo ogni giorno”.

La community, infatti, pur non essendo geograficamente circoscritta, ha il suo “cuore” a Milano, anche se né Marcello né Marco provengono dal capoluogo lombardo. I “theta thinkers” vengono da tutta Italia, e sono raggiunti tramite i social – Instagram e Linkedin – per poi incontrarsi offline grazie agli eventi organizzati dalla community.

Uno dei metodi usati da Tip of the Hat in occasione di eventi e incontri nelle scuole è la “gamification”: giocando si stimola la curiosità e si impara

Online, uno spazio per i curiosi

La community parte dall’online, anche se punta a favorire un incontro anche “offline”. “La parte online si occupa della diffusione di contenuti”, spiega Marcello. “Noi parliamo di edutainment, di intrattenimento formativo. Non abbiamo l’ambizione di sostituirci ai giornalisti. Il nostro obiettivo è quello di divertire tenendo però sempre accesa la mente e rendendo più consapevoli i ‘theta thinker’ su alcuni temi che riteniamo importanti per vivere nella società odierna”. Tra i temi affrontati ci sono la parità di genere, la sostenibilità della filiera alimentare, il linguaggio inclusivo, i diritti umani e la solidarietà, la cashless society, la cittadinanza e lo ius solis, il cambiamento climatico, il sistema elettorale e le associazioni studentesche.

Offline, un “Virgilio” che accompagna gli studenti nel momento importante della scelta universitaria

Altre due aree su cui lavora Tip of the Hat sono “Toth4school” e “Toth4kohai”. “Si tratta di due progetti complementari – spiega Marco Garegnani, che si occupa in particolare di queste due aree – che non vogliono sostituirsi all’orientamento o agli open day organizzati dalle università. Sono una sorta di ponte tra questi due momenti, in cui di solito c’è un vuoto nel quale i ragazzi sono lasciati a loro stessi”.

Toth4school è pensato per le classi. Finora sono 15 quelle che aderiscono al percorso, in Lombardia e in Piemonte e, a breve, anche in Lazio. “Gli incontri sono basati sul bot – prosegue Marco – un tema ricorrente nella nostra metodologia: durante gli interventi nelle scuole, ma anche nel corso degli eventi che organizziamo, usiamo la peer education, la gamification, il serious gaming e il game-based learning, degli approcci abbastanza innovativi, anche se in realtà esistono già da un po’ di anni”.

In classe si cerca di sfatare i miti che avvolgono la scelta dell’università, per poi far incontrare i ragazzi – a volte virtualmente – dei giovani che hanno intrapreso dei percorsi particolari o che magari sono all’estero per motivi di studio o di lavoro. “I ragazzi fanno domande che magari non porrebbero a un professore universitario o a un manager con trent’anni di esperienza”, spiega Marco. “Allo stesso tempo, noi possiamo dire loro quello che avremmo voluto sentirci dire quando ci siamo trovati a quel punto della nostra carriera scolastica”. Uno dei classici miti è che sbagliare il percorso universitario pregiudica “il dopo”. Anche l’ansia per il test di ingresso è una paura che dovrebbe essere attenuata. “Certe volte il test d’ingresso è veramente importante, e se non lo si passa si aspetta un anno – dice Marco -, ma certe altre non passandolo si riesce a scoprire qualcos’altro, evitando magari di fare scelte sbagliate”. Poi l’annosa domanda: studiare ciò che piace o quel che il mercato del lavoro richiede? “Il mondo del lavoro è fluido – prosegue Marco -, oggi ci sono tante posizioni lavorative che ieri non c’erano e che magari domani non ci saranno più. E che magari non hanno un percorso di laurea prestabilito. Questo fa illuminare tanti ragazzi”.

Toth4kohai, invece, è un percorso personalizzato che al momento sta coinvolgendo una trentina di studenti delle superiori. “Sono degli incontri mediati sempre da una persona del team, che in un certo senso funge da Virgilio – dice Marco -, e che accompagna il ragazzo o la ragazza durante questo percorso. In un primo momento, mostriamo una lista di tutti i percorsi universitari. Poi, quando abbiamo capito i suoi interessi, lo facciamo parlare con qualcuno che ha studiato quella materia in un colloquio uno ad uno”. I ragazzi che hanno preso parte a Toth4kohai diventeranno anche futuri “mentori” per altri ragazzi che si troveranno ad affrontare la loro stessa scelta. Un processo circolare, questo, che Tip of the Hat cerca di innescare non solo con i percorsi rivolti alla scuola ma anche con tutti gli eventi che propone.

Gli incontri nelle scuole, in cui i “theta thinkers” fungono da Virgilio e accompagnano gli studenti nella scelta del percorso universitario

Toth Square, una piazza di eventi per i “theta thinker”

Sempre nell’area dell’offline, c’è la Toth Square, la “macchina” di Tip of the Hat che si occupa dell’organizzazione di eventi e di “fare rete”. “Abbiamo organizzato un TothFest lo scorso 2 ottobre, al Parco Sempione di Milano – dice Marcello Grecchi – ma manteniamo sempre la possibilità di incontrarci anche digitalmente, non dimenticando che la nostra community è composta da tante persone che non gravitano attorno a Milano”.

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