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Tre libri per riflettere sulle sfide del presente

La prima settimana di luglio a Trento ci saranno tre appuntamenti "librari" dedicati alla compatibilità lavoro-vita personale, alla cura del territorio e alla riforma del sistema carcerario. Si parte lunedì 4 luglio con la presentazione di "Fine lavoro mai" di Ivan Carozzi alla Libreria Due Punti.

La compatibilità tra lavoro e vita, la cura del territorio e la gestione della montagna ma anche la riforma radicale del sistema carcerario italiano al centro di tre incontri proposti dalla libreria due punti di Trento in collaborazione con il Café de la Paix.

Si parte lunedì 4 luglio con una riflessione sul libro “Fine lavoro mai” di Ivan Carozzi. Appuntamento alle 20.30 presso la libreria due punti. L’autore dialogherà con Anna Benazzoli e Giulia Cutello.

Il primo libro, Fine lavoro mai, sarà presentato lunedì 4 luglio

LA TRAMA

Dietro all’illusione di un lavoro “smart”, digitale che fai dove vuoi, spesso si cela lo sfruttamento di persone che lavorano incessantemente e non possono evitare di sentirsi in colpa se non stanno lavorando, al punto che il lavoro diventa una prigione soffocante.

Questo arriva a contaminare ogni aspetto della vita, rendendoci infelici, in uno stato di solitudine e frustrazione. Questa situazione emerge chiaramente dalle esperienze delle persone intervistate per questo saggio, da cui traspare l’urgenza di mettere al centro del dibattito le reali condizioni lavorative e psicologiche di queste realtà.

Giovedì 7 luglio alle 18.30, presso la Bookique, all’interno delle attività del Mercato di San Martino e del suo Carosello Luigi Torreggiani presenta il suo “Il mio bosco è di tutti” mentre Gianandrea Mancini parlerà del suo “Pascoli di Carta”. Gli autori dialogano con Marta Villa, antropologa, e Michele Nardelli, saggista e scrittore.

Sabato 9 luglio appuntamento alle 10.30 al Café de la Paix: Cosima Buccoliero presenta “Senza sbarre” dialogando con Francesca Rapanà.

LA TRAMA

Cosima Buccoliero è stata a lungo vicedirettrice e poi direttrice del carcere di Milano Bollate. Il suo può sembrare un lavoro duro, in cui freddezza e rigore sono i presupposti per avere tutto sotto controllo.

Eppure il suo approccio è un altro. Quando ha dichiarato che gli ergastolani nel suo carcere hanno diritto a una camera singola, Buccoliero ha suscitato stupore in chi crede che oltre le sbarre non ci debba essere più speranza.

Ma questa è la chiave del suo lavoro: accoglienza e umanità. Per lei il carcere è un microcosmo brulicante di vitalità. Ci sono i carcerati, il personale di sorveglianza e medico, i tanti volontari. E le loro famiglie.

L’Ambrogino d’oro che ha ricevuto nel 2020 l’ha ottenuto grazie a questo modello virtuoso di prigione: per lei la pena detentiva deve mirare a un reinserimento e non ridursi alla sola punizione. La detenzione non deve perdere la sua funzione rieducativa, altrimenti diventa solo afflizione. Questo libro ci spiega perché.

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