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A Vezzano un negozio sostenibile che si rivolge “Atotus”

A Vezzano Silvia Atzori e Nicola Mascia hanno aperto, poco più di un anno fa, "Atotus", un negozio che promuove un diverso tipo di approccio alla moda. I clienti, "tippers", possono portare abbigliamento usato che prende tre diverse strade - le tre vie della sostenibilità - e possono acquistare abbigliamento di 9 brand sostenibili italiani.

“Atotus”, in sardo, significa “a tutti”. Ed è proprio rivolto a tutti l’invito che Silvia Aztori e Nicola Mascia hanno lanciato aprendo l’omonimo negozio di abbigliamento a Vezzano poco più di un anno fa. “Be a tipper”, è infatti la richiesta lanciata sul sito di “Atotus”.

“Chiediamo al nostro ‘cliente’ di essere un ‘ribaltatore’ del modo di consumare tipico del fast fashion”, ci racconta Silvia Atzori, originaria di Villacidro, in Sardegna, arrivata in Trentino assieme al compagno per studiare Economia e Management all’Università di Trento. “Nasciamo per incentivare la rivitalizzazione della fibra, coinvolgendo tutti gli attori del settore tessile: per questo il nostro negozio si chiama ‘Atotus'”.

Silvia Atzori ha aperto, assieme a Nicola Mascia, il negozio “Atotus” a Vezzano nel maggio 2021

In via Roma 34, a Vezzano, Silvia e Nicola raccolgono abbigliamento usato in cotone, cashmere, lana, pneumatici usati e lana misto cashmere. “Chi porta qualcosa in cambio riceve una ‘tip’, acronimo di ‘Together Is Possible’ – spiega Silvia -, una moneta virtuale che misura il contributo di ognuno alla sostenibilità. La moneta funziona come scontistica per chi decide di acquistare un capo d’abbigliamento nel nostro negozio fisico oppure online”.

Un chilo di cotone 100% vale una tip e mezza, che corrisponde a un euro e cinquanta. Un chilo di cashmere 100%, invece, corrisponde a 15 tip che si traducono in 15 euro.

Quanto raccolto può prendere tre vie diverse, le tre vie della sostenibilità: riciclo, upcycling e riuso.

“Nel caso del riciclo, il capo viene macerato e viene creato un nuovo filato”, dice Silvia. “Se i capi sono in buono stato prendono la via dell’upcycling: vengono smontati e viene data loro una nuova vita con una diversa composizione. Assieme al Centro Moda Canossa abbiamo ideato la nostra prima produzione di upcycling, che è stata presentata mercoledì 13 luglio all’incontro organizzato da Accademia d’Impresa, Unconventional Business. La terza e ultima via è quella del riuso. I capi pre-maman che ci arrivano li portiamo al Centro Aiuto alla Vita”.

“Atotus” coinvolge tutti gli attori del circuito tessile, dai produttori ai tessitori fino alle scuole di moda e ai clienti

“Atotus”, nato poco più di un anno fa, si è già fatto notare. Il 12 luglio Silvia Atzori era a Roma per l’Innovation Village Award. Il negozio di Vezzano è stato selezionato tra i finalisti e, anche se non è risultato tra i due finalisti che si contenderanno il premio finale, “essere stati notati è già una grande soddisfazione”, come spiega Silvia.

Il business è nato da un mix di passione e professione. “Ho semplicemente messo in atto quello che vedevo fare a casa mia – spiega Silvia -. Mia mamma è sempre stata un’attivista della Caritas, oltre che una sarta: osservarla e aiutarla a smistare i capi è stato per anni parte della mia quotidianità. Poi, da laureanda in economia, come Nicola, ho semplicemente messo in pratica le mie conoscenze e competenze per fare qualcosa in cui credo. Prima di cominciare, nel maggio 2021, infatti, c’è stato un lungo studio di fattibilità economica del progetto”.

Nicola Mascia e Silvia Atzori sono stati selezionati per l’Innovation Village Award

In negozio si trovano i prodotti “Made in Italy” e sostenibili di 9 brand, acquistabili, per chi porta capi usati, con la scontistica delle “tip”. Le persone della zona hanno imparato a conoscere e ad apprezzare il messaggio di “Atotus”, un progetto unico nel suo genere. “La gente è disposta a spostarsi – conclude Silvia Atzori – proprio per l’unicità del progetto. Nei paesi piccoli come Vezzano, poi, si innescano degli attaccamenti diversi rispetto a quelli che avvengono nelle grandi città, dove di solito si è più di fretta. Questo è un progetto che ha bisogno di attenzione. Il nostro negozio è anche un luogo di conoscenza, dove si può capire qualcosa in più sulla moda e dove si può imparare a leggere un’etichetta. Piccoli gesti che però fanno la differenza”.

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