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Le storie di clima ci aiutano a vivere

Il 2022 è stato un anno devastante, con le sue alte temperature e la siccità peggiore degli ultimi 500 anni. Viola Ducati riporta alcune testimonianze raccolte nel libro "Storie di clima", scritto dal climatologo Roberto Barbiero e dalla scrittrice Valentina Musmeci per presentare le vite di chi, ogni giorno, cerca di adattarsi al cambiamento climatico. Il volume è stato presentato nel corso del Festival della Letteratura Ambientale.

Roberto Barbiero e Valentina Musmeci raccontano la sfida dell’adattamento climatico in un lungo viaggio dal Nord al Sud del mondo.

Un’ottima annata

Il 2022 passerà alla storia come annus horribilis, con la peggiore siccità degli ultimi 500 anni. In tutta Italia le temperature sono state superiori alle media storica, con picchi di +2,88 gradi nel mese di giugno.

Le precipitazioni si sono quasi dimezzate. In Trentino le cose non sono andate meglio: le stazioni meteorologiche hanno registrato precipitazioni inferiori di oltre un terzo ai valori medi, mentre il numero di giorni piovosi è risultato disomogeneo.

A pagare il prezzo più alto della siccità è stato il settore agricolo, con un danno stimato in oltre 6 miliardi di euro, pari al 10% della produzione nazionale. Il mais e i foraggi hanno registrato un calo produttivo del 45%, il latte del 20%, il frumento duro e il riso del 30%. La lista potrebbe continuare: la frutta, ustionata da temperature di 40 gradi, ha subito un calo produttivo del 15%.

Il Trentino non ha fatto eccezione: nonostante le maggiori riserve di acqua sul territorio, la produzione di foraggi destinata al settore zootecnico è diminuita del 40%. Molti pascoli in quota si sono sviluppati poco a causa delle deboli nevicate invernali e primaverili, costringendo gli allevatori ad anticipare il rientro degli animali a valle. Le piogge di agosto hanno mitigato in parte gli effetti della siccità su alcuni settori, come quello vinicolo. La vendemmia in corso promette uve di buona qualità, e in regioni come il Trentino Alto Adige e la Sicilia il 2022 si prospetta persino come un’ottima annata.

Credit: Viola Ducati

Nel lungo termine, tuttavia, gli impatti del cambiamento climatico sull’agricoltura sono gravi e inesorabili. Cosa succederà quando l’acqua salata del mare avrà risalito i fiumi in secca – il Po, innanzitutto – rendendo incoltivabili i campi? O quando le riserve di acqua dolce dei ghiacciai si saranno esaurite?

Il settore agricolo è tra i più esposti ai rischi climatici, con una possibile perdita di produttività del 10% a metà secolo e del 25% a fine secolo. Allo stesso tempo, agricoltura e allevamento contribuiscono in modo massiccio al riscaldamento globale, producendo quasi un quarto delle emissioni totali di gas serra. Cosa fare? Come adattarsi al clima che cambia, diminuendo al contempo l’impronta ambientale dell’agricoltura?

In viaggio con Roberto e Valentina

Per rispondere a queste domande Roberto Barbiero, climatologo e divulgatore scientifico, e Valentina Musmeci, giornalista e fotografa, hanno iniziato un lungo viaggio alla ricerca di storie di resilienza, di lotta e di cambiamento.

Ne è nato un libro, Storie di clima, edito da Ediciclo nel 2020. Un libro fatto di racconti, di voci, di volti e di fotografie. Per raccontare il cambiamento climatico, infatti, i numeri e i grafici non bastano: servono anche le testimonianze concrete di chi ogni giorno si confronta con gli effetti del riscaldamento globale e prova a trovare delle soluzioni.

“Le storie curano, le storie aiutano a capire, a pensare. L’introspezione è un fattore chiave dell’essere umano. Ho fiducia”, scrive Valentina Musmeci nella prefazione. Se è vero che noi, discendenti di homo poeticus e fictus, abbiamo bisogno di storie per vivere, come Michele Cometa ha spiegato in un saggio del 2017 (Perché le storie ci aiutano a vivere, Raffaello Cortina), le storie di clima ci possono aiutare a vivere meglio, facendo della crisi attuale un’occasione per ripensare e trasformare i nostri sistemici economici e sociali.

In viaggio con Roberto e Valentina, infatti, scopriamo che i problemi ambientali hanno cause complesse e radici profonde, che affondano spesso nelle ingiustizie sociali, nello sfruttamento economico e in un modello estrattivo di utilizzo delle risorse. Così il deserto che avanza nei territori della Nazione Navajo, in Arizona, è certo un effetto del cambiamento climatico, ma anche dello sfruttamento della terra per usi minerari.

“L’acqua oggi è il nostro reale problema”, spiega Ruby Biakkeddy, pastora Navajo. “La scomparsa delle sorgenti è coincisa con le attività minerarie”. Molti nativi, non riuscendo a portare avanti il tradizionale allevamento di pecore, sono costretti a lasciare le proprie terre, cedendole a compagnie straniere che le sfruttano per altri tipi di estrazione. Cambia la latitudine, ma si ripete lo schema: in Svezia, Norvegia e Finlandia i sami si battono contro una legge sovranazionale che smantella i diritti di pesca dei nativi residenti.

Ancora una volta, discriminare un popolo e le sue tradizioni è un modo per allontanarlo dal suo territorio, aprendo la strada alla costruzione di infrastrutture e grandi opere. Proprio la perdita del “legame emozionale con la terra”, come lo definisce Mohamed, denunciando l’abbandono delle terre agricole in Marocco, è il primo passo verso lo sfruttamento e il degrado degli ambienti naturali. “La gente che emigra è un problema”, spiega l’agricoltore berbero. “Questa mancanza porta a non mantenere in vita le tradizionali attività che hanno consentito alla terra di preservarsi fino a pochi anni fa”.

La giustizia climatica e la giustizia sociale vanno di pari passo, perché la povertà, la marginalizzazione intenzionale e lo sfruttamento delle comunità locali rendono più fragili anche i territori. Per prendersi cura degli habitat naturali e mantenere relazioni equilibrate servono società eque, coese e resilienti. Da dove iniziare?

Una questione di leadership e di ascolto

Dalla Patagonia al Messico, dal Libano alla Sicilia gli autori raccolgono intuizioni e mappano buone pratiche. Le storie che ispirano sono molte. Da dove iniziare il cambiamento? Se Mohamed individua la causa profonda della crisi ambientale nelle relazioni umane, in quelle stesse relazioni è da cercare la soluzione.

Lou di Fundación Tierra Vida in Argentina, Apuun di Girls4Climate in Uganda, Nouhad dell’Arab Youth Climate Movement in Libano sono tre giovani donne impegnate a sensibilizzare la società civile dei propri Paesi sui temi della sostenibilità ambientale e dei cambiamenti climatici. Le accomuna l’impegno verso i giovani e le donne. Tutte e tre credono che solo promuovendo la mobilitazione giovanile, costruendo una leadership diffusa e valorizzando la resilienza femminile sia possibile rispondere alla sfida della crisi climatica.

Le donne, infatti, sono più vulnerabili agli effetti del riscaldamento globale – siccità e malattie aumentano il loro carico di lavoro e la loro esposizione alla povertà è maggiore, così come la loro dipendenza da risorse minacciate come l’acqua – ma sono anche quelle più capaci di mettere in campo forme di adattamento e resilienza. In situazioni di emergenza spesso sono le prime a reagire e grazie alla loro profonda conoscenza della comunità, delle risorse e del territorio riescono a trovare risposte flessibili e diversificate.

Ma valorizzare il contributo femminile nella lotta ai cambiamenti climatici significa anche accogliere un approccio sistemico al problema. Significa reinserire l’essere umano nella trama delle relazioni che lo connettono all’ambiente naturale, agli animali e agli altri uomini. Significare ridare valore alla sensibilità dell’agricoltore, come insegna Elisabetta, viticoltrice trentina. O tornare a osservare la natura, leggendo i segnali del cambiamento, come racconta Barbara, titolare di un’azienda vinicola nell’Oltrepò Pavese. Le molte voci femminili raccolte dagli autori concordano su un punto: per elaborare nuove strategie e adattarsi al clima che cambia occorre innanzitutto fermarsi e ascoltare. Le piante, gli animali, il suolo, le altre donne e gli altri uomini.

Roberto Barbiero ha presentato Storie di clima al Festival della letteratura ambientale 2022. La registrazione dell’evento è disponibile sul canale YouTube della Sat di Arco (qui il link).

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