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Quanto inquinano i nostri click?

Gli incontri di formazione del percorso Informatica, comunicazione audiovisiva e sportello sono giunti al termine, trattando il tema dell’impatto sull’ambiente dei sistemi informatici.

La formazione dei partecipanti che hanno seguito il percorso del progetto KM0: Giovani volontari per fare la cosa giusta proposto in Alta Valsugana si è conclusa parlando di Internet e ambiente; prossimamente i nostri volontari si organizzeranno per la costruzione di alcuni prodotti audiovisivi e l’apertura di uno sportello di consulenza informatica.

L’incontro è iniziato con una panoramica generale sul funzionamento di Internet e dei nostri computer. Quali sono le infrastrutture e le componenti fisiche della rete globale a cui partecipano i nostri calcolatori? Queste sono le domande che hanno proposto i formatori Claudio Valenti e Matteo Bruschetti all’inizio dell’incontro.

Ogni calcolatore, telefono, tablet, o pc che sia, è formato da due parti: da un hardware, ovvero un corpo fisico costituito da un insieme di componenti meccaniche, e da un software, quell’anima processuale che fa funzionare il tutto. Quest’ultima è composta da un programmino d’avviamento chiamato BIOS e da dati binari ordinati all’interno di un sistema operativo in grado di tradurre i nostri comandi. I volontari sono entrati nel dettaglio della questione visionando anche le differenti componenti fisiche dell’hardware.

I computer inquinano?

Ovviamente, questi calcolatori, per poter funzionare e soddisfare le nostre richieste quotidiane, hanno bisogno di elettricità, specialmente se utilizziamo servizi online. Se pensi che il consumo di energia elettrica correlato all’utilizzo del tuo telefono sia solamente dovuto alla carica della piccola batteria che vi è inserita, allora ecco una notizia per te: Internet ha bisogno di energia ed inquina. L’inquinamento dei nostri dispositivi è causato dall’uso diretto che ne facciamo, da quanto spesso utilizziamo Internet e dal relativo impatto sui sistemi naturali terrestri. Spesso Internet è associato a qualcosa di immateriale, ma esso si basa su un’infrastruttura fisica e reale: una rete di cavi e soprattutto di calcolatori server sempre connessi e che sono alla base del funzionamento e, purtroppo, anche dell’inquinamento ambientale prodotto dal consumo energetico di tutti quei calcolatori che mantengono “vivo” Internet.

Questo tipo di inquinamento è in rapido aumento. Nel 2007, i sistemi di supporto ad Internet sono stati responsabili dell’1% delle emissioni globali di anidride carbonica nel mondo. Adesso hanno superato il 2% delle emissioni globali e, se le cose non migliorano, si stima che entro il 2040 questo dato raggiungerà addirittura il 14%.

Sono soprattutto le nostre azioni quotidiane ad impattare sull’ambiente, dato che implicano il collegamento a dei server che devono essere costantemente accesi. Si pensi che il semplice invio di una e-mail con un allegato consuma circa quanto una lampadina accesa per 25 minuti. Se si considera che a livello globale in un’ora vengono inviati oltre 12 miliardi di e-mail, il loro inquinamento può considerarsi traducibile in oltre 4.000 tonnellate di petrolio. Ogni volta che chiediamo a Google di effettuare una ricerca online immettiamo nell’ambiente fino a 7 grammi di CO2. Google viene tartassato di domande, elaborando in media 3,5 miliardi di ricerche al giorno; se facciamo due conti questo dato si traduce all’incirca nel 40% dell’inquinamento di CO2 totale prodotto da Internet. Un’altra fetta importante di questo tipo di inquinamento è dovuta all’utilizzo di piattaforme di video in streaming. Nel 2018, il traffico di video online è stato responsabile dell’emissione di oltre 300 milioni di tonnellate di CO2, quantità equivalente a quella che produce un paese come la Spagna durante un intero anno. Per approfondire il tema, i volontari hanno visionato e discusso alcune parti dell’episodio intitolato “Cloud” della serie disponibile su Netflix “Connected. La spiegazione scientifica di ogni cosa”.

Il nostro pianeta si sta surriscaldando

L’incontro è proseguito approfondendo il fenomeno del riscaldamento globale, utilizzando il materiale prodotto dal climatologo Roberto Barbiero. Partendo dal concetto di effetto serra antropico, sono state spiegate alcune soluzioni attualmente proposte e sostenute in tutti i livelli di governance, dalla Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite alla Strategia Provinciale di Mitigazione e Adattamento ai Cambiamenti Climatici predisposta dalla Provincia Autonoma di Trento.

I giovani hanno poi trattato visionato alcune rubriche di interesse correlate al mondo dell’inquinamento ambientale e dei cambiamenti climatici, parlando di cibo, moda, turismo e mobilità. Si è parlato di “greenwashing” e di come spesso brand, imprese, organizzazioni e/o istituzioni politiche utilizzano strategie di comunicazione per costruire un’immagine di sé ingannevolmente positiva sotto il profilo dell’impatto ambientale, con lo scopo di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dagli effetti negativi per l’ambiente dovuti alle proprie attività o ai propri prodotti.

Il lato positivo di Internet

L’incontro si è concluso evidenziando, a seguito delle scoraggianti notizie che hanno caratterizzato l’intero appuntamento, alcuni esempi di effetto positivo che ha l’utilizzo di Internet, proprio in un’ottica di sostenibilità ambientale e di riduzione di sprechi e consumi. Citando un paio di esempi, Internet ci permette di vendere o acquistare film o album musicali senza dover produrre dei dischi fisici che poi verrebbero dispersi nell’ambiente, così come ci permette di condividere, con chi ne ha bisogno, oggetti che verrebbero altrimenti buttati. Inoltre, Internet ha dato spazio di creazione e utilizzo di numerose applicazioni in grado di impattare positivamente sull’ambiente sociale e naturale. A tal proposito sono state citate le seguenti iniziative:

  • Bella Dentro: il gusto del buon senso e TooGoodToGo, due esempi di lotta contro lo spreco alimentare
  • Ecosia e Lilo, motori di ricerca alternativi e sostenibili. Il primo è dedito alla piantumazione di alberi, mentre il secondo permette di devolvere crediti a determinati progetti sociali e ambientali selezionabili; entrambi grazie ad accordi con differenti provider che permettono di monetizzare il numero di ricerche effettuate.
  • TreeClicks, app che permette di contribuire alla piantumazione di alberi con ogni acquisto online;
  • Junker, app che ci aiuta ad effettuare una corretta raccolta differenziata, semplicemente inquadrando i codici a barre dei prodotti nel momento in cui si tratta di cestinarli.

Ora che il percorso formativo si è concluso, gli incontri del gruppo volontari dell’Alta Valsugana proseguiranno in una dimensione organizzativa per progettare interventi di volontariato sul territorio. In particolare, dopo una prima suddivisioni in teams di lavoro, i partecipanti potranno collaborare o alla realizzazione di prodotti audiovisivi che possano sensibilizzare e/o informare il pubblico a proposito di tematiche approfondite, o all’organizzazione ed apertura di uno sportello di consulenza informatica libera. Vi aggiorneremo!

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