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Al Referendum, basta un “SÌ” per un Trentino biologico

Ad un mese dal Referendum per dire sì al distretto biologico trentino, abbiamo intervistato Fabio Giuliani, presidente del comitato promotore.

Un Sì per un Trentino biologico, il referendum propositivo in programma il 26 settembre /Foto del Comitato Promotore del Referendum

Domenica 26 settembre si vota in Trentino, il referendum per dire sì al distretto biologico. Per votare è necessario essere maggiorenni e residenti in Provincia da almeno un anno. Si potrà recarsi alle urne dalle 6.00 alle 22.00 nel proprio Comune di residenza. Il referendum sarà ritenuto valido se accorreranno ai seggi almeno 177.000 elettrici e elettori, raggiungendo il quorum fissato a 40% più uno.

Per essere cittadini attenti ed informati vi invitiamo a leggere l’intervista che Fabio Giuliani, presidente del comitato promotore dell’iniziativa, ci ha rilasciato. Confrontandoci con lui, abbiamo potuto approfondire l’argomento. Materiali di supporto e approfondimenti li puoi trovare sul sito del Distretto Biologico Trentino (https://bio.trentino.it).

Cosa significa biodistretto?

Il distretto biologico è un’area geografica naturalmente vocata al biologico dove agricoltori, cittadini, operatori turistici, GAS, amministratori e associazioni stringono un accordo per la gestione sostenibile delle risorse partendo dal modello biologico di produzione e consumo. Questa è la definizione data a livello nazionale. In concreto, il distretto biologico funziona se vi aderiscono e collaborano tutte le parti coinvolte. Per fare ciò, queste ultime dovrebbero essere invitate fin dall’inizio a partecipare alla formazione della normativa. Il secondo passo sarà poi quello di arrivare, con il tempo, al 50% di territorio coltivato a biologico.

Si può paragonare questa proposta a quella già attiva in un’altra regione italiana, le Marche?

Il 12 aprile di quest’anno, le Marche hanno avviato l’iter per la formazione di un distretto che coinvolga l’intero territorio regionale. L’amministrazione regionale, in accordo con la Camera di Commercio, Confagricoltura e altri enti e associazioni coinvolti,  ha avviato un protocollo di istituzione, utilizzando la modalità top-down: cioè  per iniziativa istituzionale. C’è  da dire che l’amministrazione marchigiana, ha potuto utilizzare questa modalità, poiché coltiva già più di 100 mila ettari a biologico (50% circa del terreno a disposizione). Sono solo 6 mila gli ettari coltivati a biologico in Trentino ed è anche il motivo per cui è necessario al più presto colmare un gap ventennale per rispettare l’agenda europea 2030. Nella nostra provincia abbiamo scelto un percorso inverso: sarà la popolazione stessa, attraverso il referendum propositivo a chiedere democraticamente alla politica di fare la normativa che disciplini l’istituzione di un distretto biologico su tutto il territorio provinciale.

Chi sono i promotori del referendum e quante organizzazioni partecipano?

A seguito di un ascolto attento della cittadinanza e delle associazioni, è nato il comitato che promuove il referendum, che ha raccolto stati d’animo e i problemi emersi negli incontri. Io sono partito, in primis, dal confronto con le associazioni nate per tutelare la salute dei cittadini che condividono il territorio con le realtà produttive monocolturali. La ricerca della dott.ssa Renata Alleva sui pesticidi presenti nelle urine in quantità superiori ai limiti e danni al DNA trovati dalle analisi del sangue effettuate su un campione di volontari della Val di Non evidenzia la dimensione del problema. 

In sintesi, ascoltando la base, abbiamo capito che non potevamo stare fermi, dovevamo agire senza farci la guerra, iniziando un cambiamento che mirasse ad un territorio più sano e sostenibile. Le Associazioni che ci sostengono sono una trentina e sono sia nazionali che locali.  

L’ultima ricerca condotta in Val di Sole, seguita da Sergio Angeli docente dell’Università di Bolzano per una tesi di laurea, riguarda il monitoraggio delle api che rientrano negli alveari dopo aver raccolto il polline. Nel polline delle api è emersa la presenza  13/14 tipi di pesticidi. Il territorio di prelievo del polline di un alveare ha un raggio di  1,5 km e si è scoperto che in valli limitrofe a quelle coltivate a meleti e nelle quali non ci sono coltivazioni frutticole è stata riscontrata la presenza di pesticidi questo dimostra la dimensione della deriva dei trattamenti e potrebbe spiegare la diffusione dei tumori sul territorio anche in zone ritenute sane. Inoltre,  le associazioni dei pescatori sono arrabbiatissime per l’inquinamento delle acque, che hanno come prima conseguenza l’incapacità dei pesci a sopravvivere nelle acque contaminate.

Durante questo ultimo mese di sensibilizzazione, come farete conoscere questa iniziativa e come possiamo noi, nel nostro piccolo, invitare i cittadini ad informarsi ed andare a votare? 

Negli ultimi mesi abbiamo attivato diverse azioni, come la stampa di un pieghevole che spiega esaustivamente cosa è un distretto biologico, che è su base volontaria, che è un modello di sviluppo che si aggiunge come un’opportunità in più, le motivazioni e il perché è importante votare sì al referendum. Abbiamo messo lo stesso materiale anche online, con la possibilità di inviarlo via mail o pubblicarlo sui social. Sul canale Youtube del distretto biologico trentino ci sono già tre video esplicativi e su WWW.BIO.TRENTINO.IT si possono trovare materiali di divulgazione e quant’altro per raggiungere più persone possibile e spiegare le ragioni del referendum. Abbiamo affisso la pubblicità sugli autobus cittadini in agosto. Ultimo, ma non per importanza, abbiamo programmato delle serate informative e videoconferenze in tutto il Trentino per permettere alle persone di confrontarsi da vicino su queste tematiche. Chiunque voglia aiutarci a diffondere il materiale informativo può fare affidamento al nostro sito, dove c’è a disposizione tutto il materiale ed altre informazioni. 

Quali sono le aspettative del comitato ed in quale caso vi riterrete soddisfatti?

Ci aspettiamo di vincere il referendum e superare di un bel po’ il 40%. Questa è stata, comunque vada, una battaglia proficua per il territorio perché ha iniziato ad emergere l’opinione della gente. Essendo poi la nostra provincia tra le ultime in Italia in quanto ad agricoltura biologica, era ed è fondamentale attivarci per far conoscere la situazione e proporre una soluzione. La politica non può e non potrà più ignorare le richieste della popolazione. Il comitato avrà il compito di vigilare, proporre e dare i giusti consigli. 

Se il referendum raggiungesse il quorum, come si procederebbe? 

Dopo essersi resi conto innanzitutto della volontà di cambiamento della popolazione e che il distretto biologico è la strada del futuro, si dovranno aprire dei tavoli di discussione nei territori per capire quali saranno gli attori che per primi vorranno intraprendere questo percorso e formare la leadership che ci porterà nel futuro. Sarà un percorso lungo in quanto non sarebbe comunque possibile arrivare da un giorno all’altro alla metà del territorio coltivato a biologico, ci vorrà un decennio, ma ce la faremo. L’obiettivo è trovare la giusta sinergia tra tutti gli attori locali (agricoltori turismo, mense, operatori turistici, GAS, amministrazioni, federazioni) creando una filiera circolare. Mi preme aggiungere, che questo percorso sarà inclusivo e volontario. A nessuno sarà imposto di aderire se non vuole partecipare. Il secondo passo sarà poi quello di incentivare lo slow tourism (turismo lento) con l’ampliamento della rete ciclabile, come pure il ripristino delle antiche vie pedonabili e carovaniere che per secoli hanno segnato la storia delle nostre valli e della nostra provincia.

Fabio Giuliani durante un’incontro sull’importanza della biodiversità in vista del referendum propositivo/Foto di Visit Rovereto

Infine, cosa rappresenta per Lei aver raggiunto questo primo “traguardo”? 

Molti in partenza erano dubbiosi sulla riuscita della campagna raccolta firme non solo perché questo è il primo referendum propositivo in Trentino, ma soprattutto perché convincere le persone non è mai una passeggiata. Io non ero timoroso, anzi ci credevo e infatti abbiamo raggiunto il limite di 8 mila adesioni in un mese e mezzo e abbiamo consegnato un mese prima del termine causa Covid le 12.848 firme che avevamo ritirato per arrivare poi alle 13.983 firme con quelle che sono arrivate dai territori dopo la consegna e che per noi sono valide perché rappresentano la volontà dei cittadini. È stato un vero momento di democrazia, in cui i cittadini stessi sono andati nei comuni spontaneamente (tre quarti delle firme) ed era la prima volta che succedeva in questa misura, per aderire o si sono fermati per strada chiedendoci come potevano partecipare.

 Il 26 settembre siamo chiamati al voto non solo per dire sì al distretto biologico trentino, ma anche per un momento di riflessione sul nostro futuro per ripensare il nostro territorio a come era, come è diventato e come lo vorremmo.  Per avviare un percorso che ci porterà nel futuro che vorremmo per ritrovare quell’economia circolare virtuosa che per secoli ha condiviso il territorio con la natura. Questo percorso ci porterà ad un benessere maggiore, producendo ricchezza nel rispetto del territorio e delle persone che vi abitano.

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