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Con Made in Carcere, detenute e oggetti ottengono una “seconda vita”

Made in Carcere è il marchio della cooperativa sociale Officina Creativa di Lecce. Alla Fiera Fa' la cosa giusta! Trento abbiamo incontrato Serena Caroccia, volontaria, che ci ha raccontato come nascono i suoi prodotti.

“Avete già un Passa Parola?”. Non appena la incontriamo a Trento Expo, in occasione della Fiera Fa’ la cosa giusta! Trento 2021, Serena Caroccia ci pone questa domanda. Il “Passa Parola”, infatti, è un braccialetto colorato che all’occorrenza si trasforma anche in una fascia per capelli ed è il simbolo di “Made in Carcere”, il marchio della cooperativa sociale Officina Creativa di Lecce, di cui Serena è volontaria da qualche anno.

Il “Passa Parola”, simbolo di Made in Carcere, marchio della cooperativa sociale Officina Creativa di Lecce

La cooperativa nasce nel 2007 su impulso di Luciana Delle Donne, che ne è anche la presidente. Prima di decidere di cambiare vita, Delle Donne lavorava nel mondo delle banche.

I prodotti di “Made in Carcere” sono al tempo stesso “utili e futuli” e possono sempre essere usati in due modi diversi. C’è lo scaldacollo che si trasforma anche in cappuccio, una borsa “double face” e la “borsa magica”, che più la riempi più diventa capiente, grazie alla sua capacità di allargarsi.

E il simbolo di “Made in Carcere” è proprio il “passaparola”, “un manufatto di valore realizzato con tessuti di recupero”, come si legge sull’etichetta ben impressa sul braccialetto.

Il doppio utilizzo degli oggetti, infatti, trova una corrispondenza nella filosofia di “Made in Carcere”, che vuole dare una seconda possibilità di vita agli oggetti – tutto è realizzato con materiale di recupero fornito dalle aziende – e alle persone. Lavorano alla realizzazione di borse, vestiti ed elastici delle donne detenute nelle carceri di Lecce, Trani e Matera.

Alle venti donne coinvolte dal progetto è offerto un percorso formativo che le accompagna nel delicato momento del reinserimento nella società una volta uscite dal carcere. “Le responsabili della produzione insegnano l’arte della sartoria a queste donne”, specifica Serena Caroccia, che è arrivata alla Fiera Fa’ la cosa giusta! Trento direttamente da Roma, dove abita. “Non tutte, infatti, hanno la capacità di creare questi oggetti: alcune di loro non hanno mai preso un ago in mano in vita loro. Vengono quindi formate, anche per capire se, in un secondo momento, avranno la capacità e la voglia di portare avanti questo lavoro”. 

Lo stand di “Made in Carcere” alla Fiera Fa’ la cosa giusta! Trento 2021

Nel tempo, “Made in Carcere” ha aperto diversi punti vendita in tutta Italia. Alcuni sono temporanei, come quello che, ci spiega Serena, verrà aperto a Roma in occasione del periodo natalizio. “Ci piacerebbe attivare un punto vendita anche in Trentino”, aggiunge.

La cooperativa Officina Creativa di Lecce, inoltre, mette a disposizione il suo modello per chiunque abbia voglia di aprire un progetto simile: fornisce i tessuti, offre corsi di formazione ed aiuta a trovare un proprio marchio identificativo. Nello stand allestito in occasione della Fiera Fa’ la cosa giusta! Trento, tra il 22 e il 24 ottobre, c’erano anche degli abiti di “167 Revolution”, una sartoria sociale che è cresciuta anche grazie all’aiuto di “Made in Carcere”.  

Il lavoro di Officina Creativa non si esaurisce qui. La cooperativa è attiva anche nelle carceri minorili di Nisita e Bari, dove vengono prodotte le “Scappatelle”, dei biscotti fatti con ingredienti di alta qualità. “Vogliamo trasmettere un messaggio molto importante ai nostri ragazzi: la vita ha una grande qualità”, spiega Serena. “Il segreto per ottenere una vita di qualità? Avere dei buoni ingredienti con i quali comporla. Nel caso delle ‘Scappatelle’, questi ingredienti sono vino primitivo del Salento, zucchero di canna e farina Senatore Cappelli”.

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