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Dalla Laudato Si’ ai Contratti di Fiume: intervista a Nino Lo Bello di FLCG Sicilia

Abbiamo parlato con Nino Lo Bello, presidente di Fa' la cosa giusta! Sicilia e di Associazione per la Pace e lo Sviluppo del Mediterraneo, della Legge sull'Agroecologia approvata a luglio in Sicilia, dei Contratti di Fiume e della storia di Fa' la cosa giusta! Sicilia

Nessuno di noi nasce insegnato è un detto siciliano che ci indica come le contaminazioni di idee ed esperienze siano necessarie. Ce lo spiega Nino Lo Bello, presidente di Fa’ la cosa giusta! Sicilia, che abbiamo incontrato nella mattinata di giovedì 11 novembre. 

Nino Lo Bello è arrivato in Trentino per assistere al convegno nazionale delle Comunità che Supportano l’Agricoltura (CSA), che si terrà sabato 13 novembre a Trento. Ha colto l’occasione per visitare anche l’ecosportello Fa’ la cosa giusta! Trento, con il quale ha condiviso l’esperienza siciliana. 

“Parliamo di pace positiva: il contesto di Fa’ la cosa giusta, in questo senso, è importantissimo”

Nino Lo Bello è anche presidente di Associazione per la Pace e lo Sviluppo nel Mediterraneo. Nata a Palermo nel 1984 per portare avanti la lotta contro i missili a Comiso, l’associazione fa parte del Comitato che, nel 2009, ha dato vita a Fa’ la cosa giusta! Sicilia. “Siamo partiti con le lotte contro la militarizzazione della Sicilia – spiega Nino Lo Bello – per poi passare ad occuparci dello sviluppo del territorio. Quando ci opponiamo alla guerra, infatti, non dobbiamo pensare solo ad azioni di contrasto, ma anche a una parte propositiva; a costruire, insomma, un nuovo modello di sviluppo che non abbia come conclusione logica l’uso delle armi. È questa la ragione per la quale l’Associazione per la Pace e lo Sviluppo nel Mediterraneo ha deciso di aderire a Fa’ la cosa giusta! Sicilia, che propone un nuovo modello di consumo e di sviluppo”. 

Fa’ la cosa giusta! Sicilia nasce nel 2009: “Si uniscono persone diverse ma con lo stesso obiettivo”

Nel 2009 nasce il Comitato che dà vita a Fa’ la cosa giusta! Sicilia. “Ci sono persone che si sono unite al Comitato perché avevano visitato la Fiera di Milano e ce ne sono invece delle altre che si sono unite perché pensavano semplicemente che fosse giusto farlo”, spiega Lo Bello. “Ci sono sempre momenti della storia nei quali le persone capiscono che il loro obiettivo è quello di proporre nuove visioni”. 

“Ci sono persone che lavorano per la pace, che gestiscono fattorie sociali, che fanno parte di associazioni antimafia, o che promuovono modelli di società ed economia diversi”, aggiunge il presidente di Fa’ la cosa giusta! Sicilia. 

Fanno parte del Comitato, attivo a livello regionale, Addiopizzo, Arci Sicilia, Associazione per la Pace e lo Sviluppo nel Mediterraneo, Centro Siciliano di Documentazione Giuseppe Impastato, Fondazione di comunità Messina onlus, Liberambiente srl, MECC – Microcredito per l’economia civile e di comunione, Rete delle Fattorie Sociali Sicilia e Terra Matta Lab

Accanto a queste realtà, c’è un comitato scientifico composto da docenti dell’Università di Palermo, Messina e Catania e una rete di partner come l’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica Biologica (Aiab) e la Rete Nazionale Beni Comuni. 

“Far innamorare le persone del territorio è il primo passo per proteggerlo”

L’importante, come afferma Lo Bello, è realizzare “un modello culturale che non sia settoriale”, che significa far convergere tutte le persone, le associazioni e le istituzioni che si occupano di un tema o di un territorio. Per quanto riguarda quest’ultimo caso, il presidente di Fa’ la cosa giusta! Sicilia porta ad esempio i Contratti di Fiume, degli accordi tra soggetti che hanno la responsabilità nella gestione e nell’uso delle acque, nella pianificazione del territorio e nella tutela dell’ambiente. 

“Stiamo promuovendo un patto di fiume per l’Oreto, il fiume che attraversa il comune di Palermo”, spiega Lo Bello. “Il primo passo è stato quello di organizzare tre mostre fotografiche e pittoriche per far innamorare le persone del paesaggio e del fiume. Se nel palermitano c’è l’idea di un Oreto inquinato, infatti, è chiaro che le persone non ci porteranno mai i propri figli. Bisogna creare un altro immaginario e prendersi cura del proprio territorio”. 

I Contratti di Fiume uniscono perciò un sacco di professionalità e personalità che sono impegnate a vario titolo nella tutela ambientale: accanto agli attivisti delle associazioni ci sono quindi le amministrazioni comunali ma anche i fotografi e le persone che hanno a cuore la difesa dei corsi d’acqua. 

“In Sicilia non si può parlare di economia solidale senza fare un discorso sulla riappropriazione, da parte della società civile, dei terreni che erano controllati dalla mafia”

“Tutto quello di cui ho parlato è legato a una riappropriazione del territorio rispetto al controllo mafioso”, spiega Nino Lo Bello, che, subito dopo, cita le parole del procuratore Nicola Gratteri al termine dell’operazione Rinascita Scott del dicembre 2019 contro la ‘ndrangheta: “Nella speranza che ora la società civile occupi gli spazi lasciati vuoti dopo gli arresti di oggi. Bisogna occupare gli spazi che noi abbiamo liberato. Questa è la sfida da oggi, se vogliamo davvero cambiare le cose”. 

“Lo stesso ragionamento vale per la Sicilia – spiega Lo Bello – dobbiamo riprendere in mano il nostro territorio e svilupparlo secondo una concezione agroecologica”. 

Un esempio di riappropriazione di un terreno espropriato alla mafia? In provincia di Catania c’è Orti del Mediterraneo, una fattoria sociale che ha costruito un’azienda impegnata nell’estrazione della pappa reale. “E qui aggiungo una cosa – prosegue Lo Bello – che le persone diversamente abili vengono chiamate così per una ragione. In questa cooperativa, infatti, lavorano dei ragazzi con lo spettro d’autismo, e con risultati eccezionali per via della loro precisione. Ecco quindi che, oltre a recuperare un terreno che un tempo era in mano al potere mafioso, Orti del Mediterraneo cerca di promuovere un diverso modo di inserire nei percorsi lavorativi le persone con disabilità”. 

Il 21 luglio 2021 la Sicilia è diventata la prima regione con una Legge sull’Agroecologia

I lavori per arrivare all’approvazione all’unanimità, il 21 luglio 2021, della Legge sull’Agroecologia in Assemblea Regionale sono iniziati due anni fa con la costituzione di un tavolo regionale. 

L’obiettivo dei promotori, oggi, è far conoscere alla popolazione questa normativa (“Disposizioni in materia di agroecologia, di tutela della biodiversità e dei prodotti agricoli siciliani e di innovazione tecnologica in agricoltura”), che prevede anche attività di formazione ed educazione sulle pratiche del sistema agroecologico. 

“Ci stiamo occupando di scrivere le norme attuative per la legge – dice Lo Bello – e stiamo iniziando a fare un giro del territorio siciliano per presentarla in vista della Fiera Fa’ la cosa giusta! Sicilia 2022, che sarà il risultato finale di questo percorso e che racchiuderà tutte le realtà già impegnate sul fronte dell’agroecologia”.  

La legge, spiega il presidente di Fa’ la cosa giusta! Sicilia, rappresenta “uno strumento diverso, nuovo e integrato nel sistema per la gestione del territorio; un elemento interessante per la Sicilia, che è la prima regione d’Italia per quel che riguarda la superficie destinata all’agricoltura biologica ma ha anche molte zone a rischio di desertificazione”.

“Il punto di partenza? La Laudato Si’ di Papa Francesco”

“Papa Francesco, nel 2015, ha dettato un cambio di paradigma – evidenza Nino Lo Bello – con la sua enciclica Laudato Si’, in cui spiega anche come la parcellizzazione e la settorializzazione delle competenze sia diventata nuova ignoranza, perché non si riesce a comunicare. Si sta capendo invece che le persone devono comprendere assieme le cose, portando ognuno le sue competenze, certo, ma integrandole con quelle degli altri e concependo la realtà come un insieme comunicante”. 

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