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A Riccomassimo l’energia è condivisa

È nata il 21 giugno di quest’anno la comunità energetica (CER) di Riccomassimo, una frazione del comune di Storo. L’iniziativa è partita dal Cedis, che si è fatto promotore del progetto. L’amministrazione comunale ha messo a disposizione il tetto delle ex scuole per realizzare l’impianto fotovoltaico.

A Riccomassimo è nata la prima comunità energetica del Trentino, che ha aperto i battenti a giugno del 2021

A Riccomassimo, una frazione del comune di Storo, è nata la prima comunità di energia rinnovabile (CER), anche conosciuta come “comunità energetica”.

La CER di Riccomassimo, che conta poco più di 50 abitanti, è stata registrata sul portale del GSE (Gestore Servizi Energetici) il 21 giugno di quest’anno, ed è stata inaugurata ufficialmente poco dopo, il 16 luglio. 

Ha promosso il progetto il Consorzio Elettrico di Storo (Cedis), che si occupa di autoconsumo, autoproduzione ed energie rinnovabili nei comuni di Storo, Bondone e Ledro dal 1904. “Abbiamo sempre prodotto energia, con le centrali idroelettriche prima e con quelle fotovoltaiche poi, destinata prioritariamente al consumo dei soci collegati alla nostra rete”, racconta Laura Borsieri del Cedis. “Quando è stata presentata la normativa provvisoria, entrata in vigore il 15 dicembre scorso, sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, ci siamo subito interessati all’argomento”.

Il decreto legislativo RED II, pubblicato in Gazzetta Ufficiale a fine novembre, è entrato in vigore mercoledì 15 dicembre. RED II attua la direttiva europea “Renewable Energy Directive” (2018/2001) e, tra le altre cose, fornisce le regole per l’autoconsumo collettivo e per le comunità energetiche. 

“Il progetto pilota è partito in una piccola comunità di montagna, il borgo di Riccomassimo – racconta Borsieri –, e si trova sotto la cabina secondaria, uno dei vincoli della normativa provvisoria che ha attuato la direttiva europea”. 

Il Cedis ha contattato la rappresentante del borgo che ha subito coinvolto alcune persone del posto. “L’opportunità è stata girata a tutti gli abitanti di Riccomassimo attraverso il gruppo WhatsApp del paese”, dice Laura Borsieri, che aggiunge: “Questo borgo ci è sembrato il posto giusto dove far partire una CER, anche da un punto di vista sociale. Certo, si tratta di un piccolo paese a metà montagna e con pochi abitanti, ma ha una comunità ancora viva. Un dato che ricordiamo sempre è che, sui circa 53 abitanti, 14 sono bambini e ragazzi, e che i giovani che ci sono hanno sempre cercato di proporre nuove iniziative per mantenere in vita il borgo”. 

La comunità energetica di Riccomassimo ha assunto la forma giuridica di associazione di promozione sociale: Aps La Buona Fonte. Vi sono coinvolte 26 persone del paese; un numero importante, se si considera che a Riccomassimo ci sono alcune seconde case. “È la prima associazione nata nel borgo – spiega Borsieri – e le persone che vi partecipano hanno l’intenzione di usarla anche per altri scopi: per sistemare i sentieri e per riqualificare alcune aree del borgo, ma anche per organizzare delle manifestazioni”. 

Il Comune di Storo ha messo a disposizione in comodato d’uso gratuito la copertura delle ex scuole di Riccomassimo, dove in poco tempo è stato realizzato un impianto fotovoltaico da 18 kWp a spese del Cedis, in qualità di produttore terzo. Se l’idea è nata alla fine del 2020, l’impianto è stato costruito da Elettro M2 (su commissione del Cedis) a partire da aprile e la comunità energetica è nata ufficialmente a giugno di quest’anno. Il sistema Tesla Powerwall permette di accumulare l’eccesso di energia pulita, in modo tale che le abitazioni del borgo possano usufruirne anche quando non c’è il sole. La app Tesla monitora produzione e consumo e permette anche l’ottimizzazione istantanea dei flussi di energia per ridurre la dipendenza dalla rete elettrica.

L’energia prodotta dall’impianto resta nella disponibilità commerciale del Cedis, mentre gli utenti che fanno parte della CER continuano a ricevere la bolletta dal fornitore abituale. C’è però un incentivo sull’energia condivisa. “Il GSE raffronta la curva dell’immissione con la somma delle curve dei prelievi – spiega Laura Borsieri – e seleziona per ogni ora il valore minimo tra l’immissione e la somma dei prelievi. Questa è l’energia condivisa, sulla quale viene riconosciuto un incentivo di 0,110 euro/kWh e un’agevolazione tariffaria di 0,008 euro/kWh. In questo caso, infatti, il kWh che è stato prodotto dall’impianto è stato consumato in un punto di prelievo (POD) vicino e non ha dovuto girare tutta la rete nazionale per arrivare a quel contatore”. Quest’incentivo viene riconosciuto direttamente alla CER, la quale dà una piccola quota al Cedis per la messa in condivisione dell’impianto. “L’Aps deciderà come utilizzare gli introiti derivanti dall’incentivo – aggiunge Borsieri – se suddividerli tra i partecipanti per abbassare il costo dell’energia elettrica o se, come è stato ipotizzato, usarli per costruire un parco giochi per i bambini del paese”.  

L’inaugurazione della comunità energetica di Riccomassimo, si è data la forma giuridica di Aps, ha avuto luogo il 16 luglio 2021

Le comunità energetiche: un modello che si sta diffondendo

La comunità energetica di Riccomassimo è entrata a far parte, assieme ad altre 9 CER, dello studio di RSE, l’ente di ricerca del sistema elettrico. Il Cedis è stato a Roma il 15 dicembre per “Energy Community Map”, un incontro organizzato da RSE in collaborazione con Luiss Business School per fare il punto sullo sviluppo delle comunità energetiche in Italia. 

“L’intenzione – spiega Borsieri – è proprio quella di continuare ad andare in questa direzione, quindi verso le comunità energetiche ma anche, in generale, verso l’autoconsumo collettivo. Il PNRR, tra l’altro, ha previsto anche 2,2 miliardi di finanziamenti a tasso zero per le famiglie, le microimprese e i comuni sotto i 5mila abitanti che hanno intenzione di promuovere le comunità energetiche. Lo sforzo, anche da un punto di vista politico, è rivolto a questo tipo di nuove realtà per raggiungere la produzione da fonti rinnovabili”. 

Se finora le comunità energetiche si sono sviluppate soprattutto nei piccoli comuni o nelle piccole frazioni, in futuro potrebbero diffondersi anche in realtà più grandi. “Bisogna considerare che finora potevano essere comunità energetiche solo quelle con impianti sotto i 200 kW e con il limite della cabina secondaria – dice Borsieri – mentre adesso, con la nuova normativa, è possibile raggiungere il mega e allargare l’ambito alla cabina primaria. Le nuove CER che si presenteranno, quindi, saranno più grandi”. 

Anche in Trentino ci sono amministrazioni comunali che si sono interessate al modello di Riccomassimo. “Una delle attività che vogliamo portare avanti come Cedis è proprio la realizzazione di comunità energetiche anche al di fuori del nostro territorio – dice Laura Borsieri – compatibilmente con il nostro statuto, che ci impone di occuparci in primo luogo dei nostri comuni. Un altro progetto che proporremo a breve, invece, è legato all’autoconsumo collettivo. L’abbiamo chiamato ‘sociovoltaico’, e consiste nella realizzazione, sui tetti delle case con almeno due utenze, di un impianto di produzione condiviso tra gli appartamenti dell’edificio”. Come nel caso della comunità energetica di Riccomassimo, anche qui ci sarà un investimento iniziale da parte del Cedis. “Abbiamo notato che quello che frena lo sviluppo di iniziative di autoconsumo collettivo è proprio l’investimento iniziale”, sottolinea in conclusione Laura Borsieri. “Con i nuovi fondi qualcosa si semplificherà, però non tutti hanno la possibilità di accedervi e il tempo per studiare la normativa. È fondamentale affiancare le persone e far conoscere questi strumenti. Questo è un ruolo che possono avere le cooperative ma anche le amministrazioni comunali”. 

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