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Vazapp, la relazione e la bellezza salvano l’agricoltura

Giuseppe Savino ha fondato Vazapp, un progetto agricolo innovativo che organizza le “contadinner” e tanti momenti di aggregazione per le persone che, attraversando i campi di tulipani e di girasoli della sua cascina, si riconnettono con la natura

Uno dei momenti di scambio tra gli agricoltori in occasione delle “contadinner”/ Foto dell’account Facebook di Vazapp

Non ha fondato WhatsApp, anche se, non appena si pronuncia, “Vazapp” suona più o meno allo stesso modo. La differenza però è sostanziale, e non solo perché, come ci racconta Giuseppe Savino, classe 1981, “se avessi fondato WhatsApp fuori da casa mia ci sarebbe un elicottero, mentre invece ho creato Vazapp e di fronte a casa ho un trattore”. Le due cose si distinguono nettamente perché, con il progetto Vazapp, si punta sulla relazione, sulla cultura e sulla coltura che può nascere solamente attendendo la stagione giusta. Sono tanti i modi in cui il progetto, partito dalla provincia di Foggia, cerca di diffondere un nuovo modo di fare agricoltura.

Giuseppe Savino sul suo trattore nell’azienda agricola di famiglia/ Foto dell’account Facebook di Vazapp

Come nasce “Vazapp”

Da un’amicizia. “Tra me e don Michele De Paolis, un sacerdote salesiano che ci ha lasciato all’età di 93 anni, – racconta Giuseppe Savino era nato un legame che ci ha portato a pensare a qualcosa di bello non solo per il nostro territorio, ma per tutti i giovani. Volevamo contrastare l’abbandono delle terre e lo sradicamento dei giovani dal loro paese. Don Michele lanciò quindi un’idea: ‘Provate a fare qualcosa che faccia tornare i giovani’, ci disse. Non è vero però, come si dice, che i giovani vogliono ritornare alla terra dei padri, perché si tratta di una terra difficile”.

Il punto quindi non è tornare alla terra di un tempo, ma reinventare un modo di fare agricoltura e stare nella terra. Nasce così il progetto Vazapp, il cui nome evoca a Giuseppe dei ricordi comuni a tanti altri giovani. “È quello che mio padre mi diceva quando cercavo di uscire fuori dagli schemi: ‘Vai a zappare’”, spiega. “Che, tradotto, significa: ‘Metti i piedi per terra! Non sognare! In tempi difficili, infatti, è difficile anche sognare’”.

Il progetto Vazapp sconvolge il paradigma prestabilito. Si può dire insomma che Giuseppe non abbia rinunciato né ad andare fuori dagli schemi né a “zappare”, e che le due cose possono convivere. Bisogna però cambiare mentalità. “La terra va solo coltivata, arata e raccolta, oppure c’è un altro modo di viverla?”, è la domanda che ha portato alla nascita di Vazapp.

“Filiera colta” o “filiera corta”?

Cambia una lettera, ma entrambe sono necessarie all’agricoltura. “Il mondo agricolo – spiega Giuseppe Savino – ha mostrato l’esigenza di una filiera corta che accorci i passaggi di produzione. Ma questa filiera, senza quella ‘colta’, è come un binario con un solo asse. Occorre non solo accorciare i passaggi, ma anche aumentare la cultura perché, laddove non esiste o ce n’è poca, gli agricoltori hanno difficoltà a farcela. Con la cultura invece l’agricoltura si evolve”.

Le “contadinner”: “se ci cerchi in un altro momento, salvo in caso di pioggia, non ci siamo”

Le “contadinner” nascono nel 2016 per diffondere la “cultura della relazione” tra gli agricoltori. La parola si spiega in parte da sola: sono delle cene alle quali sono invitati i contadini di una certa zona. Inizialmente si è partiti con 400 aziende agricole della provincia di Foggia; poi l’idea si è ampliata, andando ad abbracciare prima altre province pugliesi e poi tutta Italia. Infine è approdata anche in Giappone: tra il 2018 e il 2019, una professoressa è arrivata in Puglia per studiare il modello delle “contadinner” e replicarlo, con le dovute differenze, nel suo Paese che, come ci spiega Giuseppe Savino, soffre una carenza di manodopera nell’agricoltura e non conosce il concetto di agriturismo.

Questi momenti non sono “contalunch” o “contabreakfast” perché il tempo libero, per i contadini, è la sera. “Se si cerca un contadino in un altro momento, sta lavorando”, spiega Giuseppe Savino. “Stamattina, per esempio, sono libero perché piove, altrimenti sarei nei campi”.

Queste cene sono un momento d’ascolto reciproco. “Il primo passo per capire un settore non è studiarlo sui libri, ma ascoltare chi ci lavora”, commenta Giuseppe. “Abbiamo scelto di andare a casa dei contadini e di far loro aprire le porte ai confinanti. Non si tratta di un’impresa semplice perché, per natura, il contadino vede i confinanti come competitor e non come alleati per fare le cose insieme e per vincere le sfide”. Tutti a cena a casa di un agricoltore, quindi, che viene aiutato dal team di Vazapp per i preparativi. “Arrediamo la casa per far sì che faccia una bella figura con gli ospiti – spiega Savino – che, a loro volta, portano qualcosa da mangiare. Coinvolgiamo anche degli chef, ma la cena è solo la parte secondaria della ‘contadinner’: in primis c’è la relazione. Le persone si trovano in cerchio. Poi, per dieci minuti, ci si divide a coppie e ci si racconta la propria attività. Una volta tornati nel cerchio, ognuno deve promuovere l’attività dell’altro. Nessuno racconta e incensa se stesso: tutti devono cercare di accorgersi del lavoro del confinante. Inizia così ad instillarsi la cultura dell’altro, che può essere un amico, non solo un competitor. Nelle ‘contadinner’ nascono delle relazioni che possono trasformarsi in collaborazioni, rapporti di fiducia e persino amicizie”.

Le personalità politiche, nelle “contadinner”, non parlano ma ascoltano: i ruoli si invertono

Nelle ‘contadinner’ funziona così – spiega Savino – nel cerchio centrale ci sono gli agricoltori, mentre nel secondo e nel terzo cerchio ci sono coloro che di solito parlano e che in queste cene invece ascoltano. La dinamica si capovolge. Nel secondo cerchio, in particolare, ci sono i decisori politici e istituzionali, mentre nel terzo c’è chi può farsi un’idea diversa dei bisogni degli agricoltori, come associazioni e ordini professionali. Ci sono però anche le famiglie, che ascoltano le storie dei produttori di cui comprano direttamente i prodotti”.

Le cene contadine danno dei risultati: è emerso da uno studio scientifico realizzato da Vazapp con l’Università di Foggia sulle 400 aziende pioniere delle “contadinner”. “Dopo tre, sei e dodici mesi dalla cena, sono state fatte delle interviste agli agricoltori – dice Savino – e si è scoperto che nascono tre tipi di legami: amicizia e fiducia, scambio di opinioni e prestito di mezzi agricoli e, infine, cooperazione. Se prima per andare alla Fiera Fa’ la cosa giusta! Milano due contadini della stessa zona si muovevano separatamente, oggi vanno con lo stesso furgone, anche in un’ottica di ottimizzazione dei costi”.

I tulipani di Puglia, un progetto interessante che ha coinvolto le scuole pugliesi/ Foto di Vazapp

“Tulipani di Puglia – School Edition”: il tempo della terra

Diecimila bambini di cento scuole pugliesi hanno ricevuto un bulbo da seminare e coltivare con cura. Il progetto, Tulipani di Puglia – School Edition”, è stato finanziato da un bando della Fondazione Megamark, ed ha avuto un bel riscontro, tanto che Vazapp vorrebbe proporlo presto in tutta Italia.

Ogni bambino ha ricevuto un kit – spiega Savino – con tutto l’occorrente: il bulbo, un centimetro, i picchetti per squadrare il terreno, il foraterra per piantare il bulbo e il segnaposto con il proprio nome. Molti stanno attendendo la primavera per veder sbocciare i tulipani. Si tratta di un’iniziativa che ha incontrato un bisogno latente in molte persone: fare qualcosa di concreto e sperimentare i tempi dell’attesa. Un tulipano non è come un messaggio di WhatsApp: come qualsiasi pianta, ha bisogno di tempo per fiorire. I bambini così potranno vivere una bellissima esperienza di attesa”.

La veduta dall’alto degli appezzamenti della Cascina Savino, az. agr. di Giuseppe/ Foto di Vazapp

“Le relazioni ad ettaro” della Cascina Savino

Nasce da Cascina Savino, l’azienda agricola dei genitori di Giuseppe, il progetto Vazapp, portato avanti assieme al fratello Michele, che si occupa della parte agronomica. “Qui cerchiamo di applicare l’agricoltura delle relazioni”, precisa Giuseppe, che si domanda: “In questo momento vale solo produrre di più con meno costi? È l’unico algoritmo, oppure c’è altro e possiamo intercettare altri bisogni delle persone?”. Un bisogno, per esempio, è la cura. Un altro è la bellezza. Nasce così il concetto di “relazioni ad ettaro”. “Quante persone posso fare felici con ciò che coltivo?”, la domanda da cui parte il nuovo paradigma. Sono più di un migliaio ogni anno, queste persone, che attraversano i campi di girasole e di tulipano di Giuseppe Savino e assaggiano i prodotti, come i melograni, che nascono in terreni coltivati con una cura che richiede tempo.

       

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