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La Kolymbethra, l’agrumeto nel cuore della Valle dei Templi

Il Giardino della Kolymbethra versava in stato di abbandono quando, più di vent’anni fa, è stato recuperato e poi riaperto al pubblico su iniziativa dell’agronomo Giuseppe Lo Pilato, che ora ne è direttore. Ad aiutarlo, il FAI e la Soprintendenza di Agrigento

Il Giardino della Kolymbethra si trova nella Valle dei Templi e ha riaperto al pubblico vent’anni fa su iniziativa di Giuseppe Lo Pilato, grazie a una convenzione tra FAI e Soprintendenza di Agrigento

“Ho scoperto un posto meraviglioso, sai?”, dice Livia al commissario Montalbano nel libro “La pazienza del ragno”, che nasce dalla penna dello scrittore siciliano Andrea Camilleri. Questo posto si chiama Giardino della Kolymbethra e, come spiega poco dopo Livia al commissario, “era una vasca gigantesca, scavata dai prigionieri cartaginesi” che si trova nella Valle dei Templi di Agrigento. “Ora – prosegue – è una specie di enorme giardino dell’Eden, da poco aperto al pubblico”.

Ma usciamo dal romanzo, e arriviamo alla storia vera e propria di questo posto. Ha lavorato per la sua riapertura l’agronomo Giuseppe Lo Pilato, oggi direttore del Giardino della Kolymbethra, che ci ha raccontato la storia di questo antico agrumeto aperto ai visitatori tutto l’anno, fatta eccezione per un piccolo periodo di chiusura che va dal 7 al 31 gennaio. 

Il Giardino della Kolymbethra: un agrumeto antico che non poteva essere abbandonato

La prima volta che Giuseppe Lo Pilato è entrato nel Giardino della Kolymbethra è stato sul finire degli anni Ottanta. “Un contadino mi chiese una consulenza agronomica per i suoi terreni”, racconta. “Mi portò quindi nella Valle dei Templi, dove lavorava come mezzadro in un’azienda agricola. Dopo aver visitato un mandorleto, mi accompagnò in questa piccola valle molto nascosta che racchiudeva un agrumeto antichissimo e molto bello, quello che noi chiamiamo un giardino di agrumi”. 

Passano alcuni anni e, nel 1995, Lo Pilato si reca nuovamente al Giardino della Kolymbethra, stavolta però per studiare il paesaggio. “Quel signore, che era già anziano quando lo avevo conosciuto, era già andato in pensione – racconta – di conseguenza il giardino versava in uno stato di abbandono: non era più coltivato e si stava deteriorando sempre di più”. 

Anche se in quel periodo Giuseppe Lo Pilato ancora non conosce completamente la storia dell’antico agrumeto, non accetta che un paesaggio così bello e caratteristico sia destinato al degrado. “Ho deciso di parlare con l’allora soprintendente di Agrigento, che si impegnò a dare in concessione a un’azienda agricola o a un’associazione quest’area, in modo tale che potesse essere recuperata”, dice. “In quel periodo mi stavo muovendo, assieme al professore Giuseppe Barbera, docente alla Facoltà di Agraria dell’Università di Palermo e ora conosciutissimo scrittore, per creare un’associazione che recuperasse l’agrumeto. Verso la fine del 1998, però, mi capitò di leggere un articolo che parlava del restauro di un giardino storico di proprietà del FAI, il Fondo Ambiente Italiano, in provincia di Varese”. 

Giuseppe Lo Pilato si reca quindi a Milano, dove incontra Marco Magnifico, oggi presidente nazionale del FAI, al quale chiede di farsi carico del recupero del Giardino della Kolymbethra. “Così è stato – aggiunge – perché è stata firmata una convenzione, la prima in assoluto in Sicilia, con la quale un bene culturale è stato affidato a un privato, in questo caso al FAI, che ha cominciato a collaborare con la soprintendenza”. La convenzione ha una durata di 25 anni: cesserà di essere valida a dicembre del 2024. “L’oggetto della convenzione – dice Lo Pilato – era il recupero agronomico e paesaggistico dell’antico Giardino della Kolymbethra ma anche la sua fruizione turistica e culturale”. 

Giuseppe Lo Pilato, protagonista del recupero del Giardino della Kolymbethra, oggi direttore agronomo paesaggista dell’agrumeto, intervistato da Arte TV

“è rinato un paesaggio culturale, così chiamato perché è antico e pieno di significato per la nostra terra”

Oggi il FAI, oltre a essere concessionario dell’area agricola del Giardino della Kolymbethra, è proprietario delle case situate sul piccolo promontorio sovrastante l’agrumeto dove, un tempo, abitavano i contadini e le loro famiglie. 

“La parte principale del progetto – precisa Giuseppe Lo Pilato – è la conservazione del Giardino e la cura del paesaggio, che ha anche un grande significato culturale: si tratta di un paesaggio agrario tradizionale, frutto di tecniche di coltivazione antiche che raccontano un modo di lavorare e di vivere tipico di una società contadina che adesso non c’è più. Questi paesaggi così antichi e così pieni di significato vengono definiti ‘paesaggi culturali’, perché rappresentano un’occasione per conservare non solo bellezza, ma anche memoria: durante le nostre visite guidate raccontiamo la storia della Sicilia rurale e, di conseguenza, la storia della Sicilia in generale. In questi anni abbiamo quindi sanato le ferite che la condizione di abbandono di venti anni fa aveva provocato a quest’area agricola, che abbiamo fatto rinascere in tutto il suo splendore ma anche in tutta la sua capacità produttiva”. 

Nel Giardino ci sono 650 piante: ci sono 13 varietà solo di arance, alcune delle quali molto antiche, tanto che si sta organizzando una collezione all’Orto Botanico di Palermo

Più di 650 piante che rappresentano un sacco di varietà: “siamo coltivatori di bellezza”

È da circa cinque anni che l’agrumeto è tornato a produrre un sacco di varietà diverse di frutti. “Le persone che ci hanno preceduto e che nel Settecento hanno piantato l’agrumeto non pensavano certo alla bellezza – dice Lo Pilato – ma si concentravano piuttosto sull’utilità di queste piante. Noi adesso siamo invece anche coltivatori di bellezza, come sostengo sempre”. 

Nell’agrumeto ci sono 650 piante. “Ciò che lo rende particolarmente interessante – prosegue il direttore del sito – è che non si tratta di un agrumeto specializzato, e quindi di una monocoltura tipica del sistema agricolo contemporaneo”. Nel Giardino della Kolymbethra c’è sì una prevalenza di arance, ma si coltivano anche mandarini, mandaranci, limoni, cedri, pompelmi, chinotto e bergamotto. 

E altrettanto ricche sono le varietà, che Lo Pilato conosce una ad una. “Solo di arance ne abbiamo tredici – precisa – e alcune sono davvero interessanti perché sono antichissime”. Un esempio è l’arancio Portogallo, anche chiamato “biondo comune”. “Si tratta del primo arancio dolce coltivato, introdotto nel Seicento dai Portoghesi – da qui il nome – che l’hanno portato in Europa dai loro possedimenti in Estremo Oriente. Da lì si è poi diffuso in tutta l’Europa Mediterranea”. 

Nell’agrumeto c’è anche il “limone insalataro”, un incrocio tra limone e cedro che viene usato per le insalate. “È molto raro – dice Lo Pilato – così come molte altre varietà che abbiamo. Per questo abbiamo cominciato a organizzare una collezione di queste antiche varietà presso l’Orto Botanico di Palermo. Speriamo di concluderla per la fine di quest’anno”.

I frutti vengono venduti in cassette a partire da metà febbraio. “Le spediamo ai nostri clienti-visitatori direttamente a casa, tramite corriere espresso”, spiega Lo Pilato. “Quest’anno abbiamo in programma di venderne circa 250”. Quelli che non sono destinati al consumo fresco vengono invece trasformati in sei marmellate (arancia bionda, arancia amara, arancia rossa, mandarino, mandarancio, limone e bergamotto) e una confettura di fichi d’India che si possono trovare nei più di venti “book shop” del FAI. 

Oltre alle arance, nel Giardino ci sono anche mandarini, mandaranci, limoni, chinotto, bergamotto, cedri e pompelmi

“Accogliamo ogni anno 70mila visitatori”. D’estate il Giardino ospita anche teatro, musica e cinema

I visitatori del Giardino della Kolymbethra sono quelli della Valle dei Templi. “Prima del Covid, la Valle dei Templi aveva anche un milione di visitatori all’anno – spiega Lo Pilato – noi invece siamo arrivati ad accogliere fino a 70mila persone. Il nostro obiettivo, comunque, è non sforare le 80mila, perché vogliamo salvaguardare il paesaggio”. 

Il Giardino è aperto tutto l’anno, con un piccolo periodo di chiusura che va dal 7 al 31 gennaio. La visita può essere libera o guidata. “Nel primo caso le persone entrano, girano per il Giardino e lo scoprono da sole, con l’aiuto dei cartelli con QR code, ‘cartelli parlanti’ che raccontano la storia delle varietà di agrumi”, dice Lo Pilato. 

D’estate vengono anche organizzati degli eventi culturali con musica, teatro e cinema. “Anche il momento di festa fa parte delle nostre attività – dice Lo Pilato – perché la campagna non è solo un luogo di lavoro ma anche un luogo di vita e di divertimento: ricordo che i nostri nonni lavoravano tantissimo in campagna ma che, finita la mietitura, si faceva una gran festa, si cantava, si mangiava e si ballava all’aria aperta”. 

D’estate, nell’agrumeto si svolgono anche manifestazioni culturali. Lo Pilato: “La campagna è anche luogo di festa e di divertimento, non solo di lavoro”

Il 12 e il 13 febbraio, appuntamento a Villa Necchi per AgruMI

Il Giardino della Kolymbethra “sarà a Milano” tra il 12 e il 13 febbraio per la manifestazione AgruMI, che si terrà a Villa Necchi, un bene FAI. “L’iniziativa – spiega Lo Pilato – è nata nel 2010 per presentare il Giardino della Kolymbethra, ma si è poi ripetuta ogni anno, fatta eccezione del 2021, in cui non c’è stata per via del Covid. Vi partecipano tanti agricoltori agrumicoli italiani, che vengono principalmente dalla Sicilia, dalla Campania e dalla Calabria. Partecipano però anche le limonaie del Garda, per esempio, e anche vivaisti e artigiani che producono dolci e liquori a base di agrumi. L’edizione di quest’anno sarà dedicata al 20esimo anniversario di apertura del Giardino della Kolymbethra”. 

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