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Le clementine di SOS Rosarno nel carrello di Fa’ la spesa giusta!

Giuseppe Pugliese, uno dei fondatori di SOS Rosarno, è stato ospite di Fa’ la spesa giusta!, il ciclo di incontri organizzato da Trento Consumo Consapevole. Dalla nascita di questo laboratorio sociale nella Piana di Gioia Tauro ai rapporti con la Russia, ecco di cosa si è parlato mercoledì 23 marzo.

Le arance di SOS Rosarno vengono smistate in tutta Italia. Arrivano anche al Centro Sociale Bruno/ Foto di Trento Consumo Consapevole

“Da noi troverete porte, braccia e cuori aperti”, ha detto Giuseppe Pugliese, uno dei fondatori di SOS Rosarno, in occasione dell’incontro organizzato da Trento Consumo Consapevole, Fa’ la spesa giusta!, mercoledì 23 marzo.

Giuseppe Pugliese ha chiesto di levarsi dalla testa l’idea che SOS Rosarno, fondata nel 2010, a seguito della rivolta dei braccianti, sia una realtà rivoluzionaria e straordinaria. “Non c’è nulla di rivoluzionario e straordinario – ha detto – nel chiedere che chi vive d’agricoltura venga pagato degnamente e che il rapporto di lavoro sia regolato equamente, così come, per esempio, le norme che regolano il rapporto di lavoro tra un insegnante e la pubblica amministrazione. Anzi, è triste e frustrante che una cosa che dovrebbe essere normale diventi straordinaria”.

La Piana di Gioia Tauro, nell’estremo sud della Calabria, era sempre stata “un posto ricco”

Rosarno si trova nella Piana di Gioia Tauro, una delle tre pianure calabresi. È la seconda per estensione, ed è collocata nell’estremo sud. Prima di diventare un esempio dello sfruttamento delle persone immigrate, è stata una zona molto ricca: “Dopo la Seconda guerra mondiale – ha raccontato Pugliese – i contadini poveri che non avevano niente, se non le proprie braccia, hanno conquistato mille ettari di terreno selvaggio; mille ettari che sono stati puliti, coltivati e divisi dando la maggior parte della terra a chi aveva pagato il prezzo più alto per la sua conquista”. Negli anni Sessanta, un gruppo di vivaisti siciliani, della provincia di Messina, si è trasferito in Calabria, dove ha insegnato ai contadini il mestiere di piantare e coltivare gli agrumeti. “In quel momento – ha detto Pugliese – Rosarno è diventata una piccola America e ha conosciuto un vero e proprio boom economico fino alla fine degli anni Ottanta. L’economia girava attorno al mercato delle clementine”.

La crisi e la nascita di SOS Rosarno: “Nel mezzo delle difficoltà giace l’opportunità”

Erano migrate anche delle persone dal Nord Italia, nella Piana di Gioia Tauro, che però negli anni Novanta precipita in una situazione di povertà. “Siamo passati da un’agricoltura contadina a un’agricoltura industriale – ha spiegato Pugliese – e si è affermata la monocoltura, che all’inizio porta benessere ma che poi condanna a morte un territorio agricolo. Succede anche da voi con le mele. E poi è subentrata la mano pesante e oppressiva delle organizzazioni criminali, perché la mafia va dove c’è possibilità di fare soldi”.

La rivolta dei braccianti, nel 2010, ha fatto saltare “il coperchio di un pentolone in ebollizione”, come lo ha definito Giuseppe Pugliese, che ha ricordato il libro della giornalista Stefania Ragusa, “Le Rosarno d’Italia”, per spiegare come lo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura sia una pratica (purtroppo) diffusa anche al di fuori dei confini della Piana di Gioia Tauro. “Il merito di quel che è successo a Rosarno è, se vogliamo, il fatto che ha fatto vedere cosa c’è dietro una clementina o un’arancia – ha detto Pugliese -: succede che la maggior parte del lavoro agricolo sia prestato da immigrati, soprattutto extracomunitari, soggetti fragili e facilmente ricattabili”. Da ciò che è successo parte, nel corso di un’assemblea, l’idea di costituire SOS Rosarno, perché si capisce che le iniziative portate avanti dai singoli attivisti fino a quel momento non sono bastate.

Le arance di SOS Rosarno che arrivano dalla Piana di Gioia Tauro/ Foto di Trento Consumo Consapevole

La guerra in Ucraina e le sanzioni verso la Russia: “Noi siamo tra quelli che pagano il prezzo più alto”

“Quando c’è stato il primo embargo verso la Russia – ha detto Pugliese – noi siamo stati tra i soggetti che hanno pagato di più, perché la Piana di Gioia Tauro esporta molti prodotti in Russia. Adesso, a mandare le clementine in Russia, è il Marocco, il più grande produttore mondiale. Ogni giorno dal porto di Tangeri partono container di frutta e clementine alla volta della Russia. Questo è per dire che, mentre si puniva la Russia, si è andati a colpire anche gli agricoltori di Gioia Tauro: si tratta di un mercato che, tutto d’un tratto, è stato eliminato”.

Da SolRosa all’arancia sospesa fino ad arrivare in Trentino con l’Abbracciata di Comunità Frizzante

La pandemia ha sconvolto l’attività dei produttori di SOS Rosarno. “Vendiamo solo ai privati, soprattutto gruppi di acquisto solidali, botteghe del commercio equo e solidale e spazi sociali – ha spiegato Pugliese -, quindi durante il lockdown c’è stato un mese di stop. Poi per fortuna i gruppi di acquisto si sono organizzati e hanno ricominciato la loro attività”. È nata anche, in Svizzera, Solidarietà Rosarno (SolRosa), un’associazione attiva in cinque, sei città che ordina le clementine della Piana di Gioia Tauro. “Questo venerdì (il 25 marzo per chi legge) parte l’ennesimo ordine per la Svizzera”, ha commentato con gioia Pugliese.

SOS Rosarno è legata al Trentino dal progetto Comunità Frizzante, attivo all’interno della stazione dei treni di Rovereto, che è nato con l’obiettivo di creare delle “bibite di comunità”. Tra queste bevande c’è l’Abbracciata, che nasce sfruttando la polpa delle arance che arrivano in Trentino per i canditi del Panificio Moderno direttamente dalla Piana di Gioia Tauro.

Come il caffè sospeso, poi, SOS Rosarno ha deciso di attivare l’arancia sospesa. “Una persona o un gruppo che sa che ci sono famiglie in difficoltà o associazioni che si occupano di queste famiglie – ha spiegato Giuseppe Pugliese – può scegliere di donare loro delle clementine, pagando i costi vivi: la raccolta, la cassetta e la spedizione. Non si paga il prezzo del prodotto. Concretamente, questo vuol dire che se la persona decide di venire da noi per raccogliere e poi portare le arance alle persone bisognose non paga niente”. Un’iniziativa che ha riscosso molto successo: “è il secondo anno che sforiamo i 50mila chilogrammi di arance raccolte e donate a famiglie bisognose”.

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