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“Attenzione ai terreni inquinati dell’ex Sloi…”

Sabato 15 gennaio, in Piazza Generale Cantore a Trento, il gruppo di cittadini contrari al progetto del bypass ferroviario si è incontrato per discutere di un problema specifico: le aree inquinate dell’ex Sloi. Non si è parlato solo del progetto attuale, ma anche della storia dello stabilimento, distrutto da un incendio nel luglio 1978

L’assemblea di sabato 15 gennaio in Piazza Generale Cantore, nel quartiere di Cristo Re (Trento). Foto Paulo Lima

“Secondo la valutazione di molti di noi è un’opera del tutto inutile, che non porterà, come si dice, verso una mobilità sostenibile, perché sappiamo che non sposterà il traffico dalla gomma alla rotaia”. Si è tornati a parlare di circonvallazione ferroviaria in Piazza Generale Cantore, a Trento, sabato 15 gennaio. Ad aprire l’assemblea cittadina, organizzata dai gruppi contrari al progetto del bypass ferroviario, è stata Antonella Valer, tra i portavoce del gruppo di cittadini e membro del Comitato 11 Domande. 

Diversamente dall’incontro che si è tenuto ad Acquaviva il 28 novembre scorso, in cui sono state sviscerate tutte le principali criticità legate all’opera, in Piazza Generale Cantore si è parlato di un’area di Trento che preoccupa da sempre e che è tornata alla ribalta della cronaca con il progetto del bypass ferroviario: il terreno sul quale sorgeva lo stabilimento della Sloi (Società Lavorazioni Organiche Inorganiche) di via Maccani. 

“Vogliamo sensibilizzare le persone che abitano qui attorno, che sono le più coinvolte da questa parte specifica di opera – ha spiegato Valer -, ma anche tutti gli altri cittadini. Il rischio, anche per noi che siamo più attenti di altri su questo progetto, è dimenticare ciò che è accaduto, che è parte della storia della nostra città. La questione della Sloi, per esempio, rischia di venire dimenticata”.

L’incontro del 15 gennaio si è aperto quindi con una parte storica: Roberto Chiomento del Comitato No Tav Trentino ha raccontato la storia della Sloi, aiutato dalle voci di Greta e Giovanni, che hanno letto degli spezzoni che riportano la storia dello stabilimento così come vissuta da alcuni testimoni. In alcuni casi anche parenti di operai che, per l’inquinamento della Sloi, hanno perso la vita. 

Al centro dell’incontro, il secondo dopo quello del 28 novembre ad Acquaviva, il tema dell’inquinamento dell’area ex Sloi

L’automobile è il simbolo per eccellenza del Novecento e del manifesto futurista, che premiava la modernità e, quindi, la velocità. “In quest’ottica, viene introdotta da un chimico statunitense l’idea di usare quello che oggi chiameremo PT: il piombo tetraetile”, ha spiegato Chiomento. 

Lo stabilimento di via Maccani apre i battenti nel 1940, nel quartiere degli operai della Sloi di Cristo Re. Quello era un periodo in cui il Trentino era ancora povero, quindi per molte persone lavorare alla Sloi significava avere la possibilità di restare nella propria terra senza dover emigrare. “Il turnover – è stato spiegato – era altissimo, perché gli operai quando si ammalavano venivano presto licenziati perché non erano in grado di portare avanti il lavoro con lo stesso ritmo di prima. Il livello di piombo nell’urina non doveva superare il numero 110, altrimenti il lavoratore veniva lasciato a casa”. Solo tra il 1960 e il 1971 ci sono stati 1.108 infortuni, tra cui 325 casi di intossicazione acuta, 4 dei quali si sono conclusi con la morte. 

L’11 luglio del 1975, al Tribunale di Trento inizia un processo nei confronti del proprietario della Sloi, Carlo Luigi Randaccio, e dei due direttori, Milio Bertotti e Mario Pedinelli, imputati per “l’omissione degli apparecchi necessari destinati a prevenire disastri o infortuni sul lavoro” che hanno causato la morte di tre operai e la lesione personale di altri tre. Il processo si conclude con due anni al direttore Bertotti, e cinque anni per il presidente. 

Il 14 luglio del 1978, poi, l’incendio della Sloi. “Da allora non è stata fatta nessuna bonifica dell’area”, ha proseguito Chiomento. 

Elio Bonfanti, attivista: “Bisogna bonificare totalmente l’area ma con tempistiche lunghe: ci deve essere un investimento importante da parte della città”

“La mattina dopo lo scoppio della fabbrica – ha raccontato Elio Bonfanti, attivista – circa un centinaio di persone, tra cui c’ero anche io, hanno invaso l’ufficio dell’allora sindaco di Trento, Tononi. Abbiamo discusso con lui dalle sette e trenta alle undici e trenta, quando siamo riusciti a convincerlo che non c’era più niente da fare per la Sloi. A mezzogiorno, quindi, lui ha convocato la Giunta e si è deciso che la Sloi sarebbe stata chiusa”. 

Bonfanti ha affermato che la proposta di RFI è “un’enorme manifestazione di pressapochismo e non conoscenza dell’area”, anche perché, come ha spiegato nel suo intervento, per bonificare l’area ci vorrebbe una cifra molto alta e una tecnica più accurata di quella che è stata proposta. “Bisogna bonificare totalmente l’area – ha detto – ma con tempistiche lunghe e, su quell’area, ci deve essere un investimento importante da parte della città. Circa 9 ettari dell’area, poi, saranno usati per depositare il materiale scavato sotto la Marzola: una scelta pazzesca, perché così non si andrà certo a proteggere il terreno sottostante. Non sarà facile impedire che questo avvenga, ma credo che il problema vero di questa città sia fare i conti con questa storia e sanare i danni di questo tipo di sviluppo. Che queste aree siano ridate alla città, non alla speculazione edilizia”. 

Prima del momento di un momento di confronto tra le persone presenti a Piazza Generale Cantore, ha preso la parola Claudio Geat, presidente della circoscrizione Centro storico – Piedicastello, il quale ha esordito dicendo che “noi non ci siamo espressi per l’opzione zero, però abbiamo il ‘difetto’ di volere che la circonvallazione ferroviaria sia fatta bene, e non ci pare che questo progetto rispecchi queste caratteristiche”. 

“Nel mese di febbraio 2021 – ha aggiunto Geat – era stata presentata alle circoscrizioni un’ipotesi di progetto che si sviluppava nel corso di 12 anni, di cui il primo era dedicato solo alla formazione della conoscenza e del consenso attorno all’opera”. Ora, con il PNRR, le tempistiche per la realizzazione dell’opera si sono ristrette, perché le opere finanziate dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza devono essere realizzate entro il 2026. “Le preoccupazioni dei cittadini della nostra circoscrizione sono aumentate – ha detto il presidente della circoscrizione – abbiamo scoperto ben dopo il 13 agosto, data in cui abbiamo iniziato ad occuparci della circonvallazione con un documento, che alcuni di loro avrebbero dovuto abbandonare le loro case”. 

Geat ha evidenziato anche la scarsa durata del dibattito pubblico per un’opera così complessa. “Mi sembra naturale – ha detto – che 45 giorni di dibattito non possono portare ad approfondire l’intero tracciato. Forse si potrebbe approfondire, in quello stesso tempo, solo l’area ex Sloi, ma certamente non tutta la circonvallazione ferroviaria di Trento. Credo sarebbe opportuno, e ora parlo a titolo personale, non avere fretta e affrontare adeguatamente i problemi che ci sono per poter valutare le soluzioni migliori. Non è importante decidere: è importante decidere bene”.  

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