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Bioedilizia, architettura naturale e benessere abitativo

Daniel Tarozzi e Emanuela Sabidussi in un articolo di Italia che cambia, intervistano Fausto Ceboni. Ceboni è un artigiano e un imprenditore del settore bioedile. Avviciniamoci assieme a lui all'architettura naturale

Come autori di questo articolo, spiegano Daniel Tarozzi e Emanuela Sabidussi, siamo in apparente conflitto d’interesse. Fausto e i suoi “ragazzi”, Davide e Tommaso, ci hanno rifatto casa (così!). Hanno eseguito per noi un cappotto in canapa, degli interni in terra cruda, un pavimento in graniglia e delle pareti in cocciopesto. Abbiamo raccontato tutto in numerosi articoli, ma quello che vogliamo trasmettervi qui è lo stupore continuo che è stato lavorare con Fausto.

Quando pensavamo alla bioedilizia infatti, ci preoccupavamo di isolare la casa in modo che consumasse poco e di farlo con materiali poco impattanti sul pianeta, ma mai ci eravamo interrogati sul rapporto tra ristrutturazione di una casa e salute di chi la abita. Fausto, da questo punto di vista, è stato una rivelazione.

“Non usiamo colle per le mattonelle! Niente colle per i controtelai degli infissi. Con cosa fissiamo il riscaldamento a pavimento? Che tipo di impregnante diamo alle pareti? Che materiali usiamo per le vernici(che vernici non sono!)?.” E così abbiamo scoperto cosa significasse davvero architettura naturale. Attenzione alle materie che si utilizzano, al loro intero ciclo produttivo, ai campi magnetici potenzialmente ingenerati da acqua, reti per edilizia o altro e così via. Cerchiamo quindi di saperne di più attraverso le parole e la storia di Fausto.

FAUSTO INCONTRA L’ARCHITETTURA NATURALE

Tutto ebbe inizio un po’ per caso. Nel ristrutturare una vecchia abitazione del villaggio in cui si erano insediati insieme a una piccola comunità, non avendo soldi da investire, Fausto e Simona partirono dal recupero del legname dal bosco. «Abbiamo preso i cavalli da lavoro – ci racconta – e abbiamo tirato la legna grazie a loro. Abbiamo sperimentato la paglia e l’argilla, materiali presenti in loco, e abbiamo creato la carpenteria andando a prendercela nel bosco».

«Abbiamo iniziato io e Simona, ma poi si sono aggiunte altre famiglie. Tra i nuovi arrivi c’era un ragazzo che faceva il falegname e che ha dato un grosso contributo. Il villaggio ha avuto un decorso non felicissimo, perché la disgregazione all’interno delle singole famiglie ha portato a una sorta di effetto domino. La nostra era una comunità che si basava sulla presenza di più famiglie con bambini; avevamo anche un progetto di scuola libertaria, avendo nove figli in età da materna e elementare. Ma poi tutto si arenò».

Un primo piano di Fausto Ceboni, il fautore di questo progetto./Foto di Italia che cambia

Nel frattempo un “vicino” gli chiese di costruirgli una casa in legno e paglia e iniziò così l’esperienza di costruttore per altri. Ecco quindi che, nel 2014, per gestire una burocrazia che è insita nelle costruzioni civili, Fausto decide di aprire una partita iva da artigiano. Un passo non scontato, considerando il suo passato e le sue idee politiche.

Ci confida infatti: «È chiaro che questa cosa per me fu un po’ una contraddizione in termini di principio. Una persona che si ritiene anarchica, che fa un percorso politico di un certo tipo, che rifiuta il sistema e tutte le sue sovrastrutture si trova ad aderire a quel sistema. Eppure, ti assicuro che io e Simona restiamo profondamente anarchici, ma seguiamo un principio per il quale è necessario che qualcuno stia dentro per spingere verso fuori».

«Judith Malina – la mia “maestra di teatro”, nonché fondatrice del Living Theatre – mi ripeteva sempre questo concetto: “Qualcuno deve pure lavorare da dentro”. È facile protestare, stare nel proprio villaggio, non avere relazioni; va bene, sono azioni importanti, ma non sufficienti. Quando entri dentro a un sistema invece, la tua protezione è limitata alle tue quattro mura, appena ne esci sei a confronto con una realtà che per principio non condividi. Ma cosa puoi fare? Puoi decidere di non fare o di fare».

Per Fausto quindi anche la bioedilizia è parte di un’azione politica: «Abbiamo continuato a fare teatro – ci spiega – ma anziché inscenare un dramma o un testo mettiamo in scena una costruzione». E così, Fausto e Simona hanno dato vita a una S.R.L., Terrapaglia.

TERRAPAGLIA: TRA NATURA E SOCIALITÀ

«Terrapaglia nasce dai nostri primi passi: terra e paglia erano i materiali a disposizione, quelli a cui potevamo accedere intorno a noi. Oggi realizziamo e ristrutturiamo abitazioni con materiali naturali, non inquinanti e ponendoci l’obiettivo di realizzare ambienti che garantiscano il benessere all’interno, nel modo meno impattante possibile con l’ambiente, e utilizziamo materiali con bassissimo impatto energetico», spiega Fausto.

«Cerchiamo inoltre di associare alla nostra attività interventi legati alla socialità. Oggi, per esempio, facciamo un percorso con i servizi sociali di Genova e abbiamo portato dentro al nostro organico ragazzi che hanno necessità di avere tutele sociali, ragazzi richiedenti asilo politico, con nessuna garanzia, che non conoscono questo mestiere ma che in questo modo potrebbero avere l’opportunità di trovare una propria identità sociale».

IL BENESSERE ABITATIVO E LA SALUBRITÀ AMBIENTALE

Tra i concetti base che guidano il lavoro di Terrapaglia troviamo il benessere abitativo, ovvero il rapporto tra il nostro organismo e il luogo in cui risiediamo maggiormente. Questo in molti casi non è l’abitazione privata, bensì l’ufficio. Per questo sarebbe importante sensibilizzare le imprese su questi aspetti.

Quali tecniche utilizza Fausto per rendere gli edifici efficienti e portatori di benessere/ Foto di Italia che cambia

«Noi non ce ne rendiamo conto – ci spiega ancora Fausto – ma il nostro organismo risponde continuamente a delle sollecitazioni positive o negative. Ad esempio, se abbiamo freddo e ci esponiamo al sole godiamo del benessere, se abbiamo caldo ed entriamo in una casa fresca idem. Se trascorriamo il nostro tempo a riparo da rumori o odori esterni proviamo benessere. Ci sono poi delle interferenze più subdole, come quelle causate dall’acqua che scorre sotto di noi e della rete di Hartmann, che riveste il nostro globo».

Tutte queste condizioni interferiscono nel nostro bio-fisico. Questo senza considerare i problemi causati da elettrodotti, campi elettromagnetici, wi-fi: «Per questo motivo utilizziamo materiali naturali che per loro composizione riescono a schermare o a proteggere fino a eliminare determinate condizioni di interferenza. L’argilla, ad esempio, ha una capacità di assorbire gli odori e schermare in parte i campi magnetici».

Il benessere abitativo per Fausto e Simona passa quindi attraverso la progettazione della salubrità ambientale, che a sua volta è influenzata dalla presenza o meno di umidità e sostanze volatili emesse dai materiali all’interno della casa. L’umidità interferisce all’interno di un organismo soprattutto sulle vie respiratorie. Le muffe producono spore che si muovono nell’aria e finiscono per essere respirate, provocando anche asma. Le sostanze volatili invece sono le micro-particelle che vengono emesse da sostanze che derivano da produzione chimica o da trasformazione di materiale organico attraverso procedimenti chimici.

«Quando si parla di usare il polistirolo o poliuretano come materiale in bioedilizia, non si valuta il processo chimico che si mette in atto per trasformare questi materiali. Queste componenti chimiche sono emissive per sempre e se le esposizioni sono sollecitate da fonti di calore, aumenta ulteriormente l’emissività. Il problema si presenta anche con le piastrelle. Queste infatti vengono incollate e la colla utilizzata ha subito un progetto chimico e fisico strutturale, ed è quindi emissiva».

Una dimostrazione del lavoro svolto da Terrapaglia di Fausto Ceboni/Foto di Italia che cambia
UN MONDO SENZA ACCIAIO E CEMENTO

Tra i materiali più utilizzati da Terrapaglia troviamo paglia, canapa e sughero per il cappotto e malte di calce e argilla, naturali senza additivi. Da qualche tempo inoltre Fausto ha avviato un progetto di ricerca per l’eliminazione totale dell’acciaio e del cemento e quindi dei ponteggi tradizionali (indirettamente inquinanti, in quanto richiedono materiali realizzati attraverso il ricorso a processi estrattivi e di lavorazione molto inquinanti), sostituiti da ponteggi in legno.

Lui e il suo team stanno inoltre realizzando anche fondazioni prive di cemento e acciaio. «E questa è una ricerca nostra interna. Per giungere a questo obiettivo abbiamo bisogno di testare e normare i materiali naturali in applicazione alle nuove costruzioni e ad interventi di riqualifica di edifici esistenti al fine di arrivare a certificazioni oggi inesistenti. Da qui nasce la forte collaborazione con il Politecnico di Torino, per concretizzare un percorso applicativo che attraverso calcoli, relazioni tecniche e prove di laboratorio conduca alle verifiche necessarie previste dalle normative vigenti in termini di resistenze. Stiamo preparando il futuro Carbon free nel mondo delle costruzioni. Questa è Architettura Naturale!» ci svela Fausto. E noi vi racconteremo anche questa innovazione. Restate sintonizzati!

di Daniel Tarozzi, scrittore e giornalista e Emanuela Sabidussi, impiegata nel mondo dell’editoria.

*Articolo pubblicato su Italia che Cambia

  

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