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Alto Adige: la svolta in agricoltura passa dai social

Nonostante l’Alto Adige sia votato fortemente al settore agricolo c’è ancora qualche remora nello sposare l’agricoltura innovativa rimanendo ancorati alle tradizioni e al Tirolo. Si sono fatti però dei passi in avanti grazie al coinvolgimento di alcune realtà.

Negli anni si è capito che le pratiche agricole “vecchie”, nella provincia verde dell’Alto Adige, non sono più riproponibili. Foto di Markus Ganahl

L’Alto Adige è una provincia verde. Il 62% del territorio provinciale è superficie agricola, anche se, a causa della conformazione del territorio, solo il 28% dei terreni è coltivato. Molto spesso nelle zone di montagna si parla di agricoltura eroica. É veramente così? Chi abita in territori alpini non si ritiene un eroe, ma semplicemente un contadino che svolge il proprio lavoro nel segno della tradizione di famiglia.

Negli anni si è capito che non tutte le pratiche agricole legate ai vecchi sistemi sono riproponibili anche al giorno d’oggi e che c’è la necessità di innovare il processo e aggiornare le pratiche agricole puntando sempre più sulla sostenibilità. Cosa rispondere a chi storce il naso? Il rapporto sulla sostenibilità dell’agricoltura dell’Alto Adige, aggiornato nel 2020, sintetizza il concetto così: “Lo sviluppo deve soddisfare i bisogni dell’attuale generazione senza compromettere la capacità di quelle future di rispondere alle loro e di scegliere il proprio stile di vita”.

Come raggiungere un’agricoltura più sostenibile?

Il rapporto sottolinea che l’agricoltura si può ritenere sostenibile quando cerca di proteggere il suolo, l’acqua, il clima e le risorse genetiche, garantire il benessere e la salute degli animali coinvolti, fornire prodotti di alta qualità e seguire gli aspetti sociali ed economici.

La Cooperativa Sociale BluFink è entrata a far parte della Rete per un Alto Adige più sostenibile da poco più di un anno, la quale è nata per diffondere e creare rete attorno ai temi proposti dall’agenda ONU 2030. Oltre alla conoscenza dei 17 obiettivi si prefigge di collaborare con associazioni, organizzazioni e gruppi della società civile per facilitare il confronto sulle tematiche della sostenibilità. Ultimo, non per importanza, è presentare sulla propria piattaforma social i progetti messi in atto dai partner della Rete.

Durante i Conflict Kitchen, organizzati dalla cooperativa per aprire un dialogo tra i diversi stakeholder del settore, a cui hanno partecipato 45 persone e 13 promotori di iniziative su un’agricoltura più sostenibile, Georg Niedrist dell’Istituto per l’Ambiente Alpino dell’Eurac afferma che “A lato delle tematiche più forti, ci sono già molti approcci buoni e praticabili per rendere l’agricoltura più sostenibile.” Anche se evidenzia delle problematiche a livello burocratico e di finanziamento. Gli fa eco il presidente di Bioland Sudtirol, associazione che raggruppa le realtà biologiche presenti sul territorio altoatesino. Toni Riegler ci tiene a sottolineare che “L’Alto Adige è sulla strada giusta. Negli ultimi due o tre anni siamo andati molto avanti in direzione della sostenibilità in agricoltura” e “quasi ogni settore se ne è occupato intensamente”.

Non tutti però sono della stessa opinione. Si è fatto veramente abbastanza per far conoscere l’agricoltura sostenibile in tutti i suoi aspetti?

Farmfluencer, un progetto nato per raccontare gli agricoltori dell’Alto Adige in modo accattivante e innovativo

I farmfluencers of South Tirol: un progetto per ispirare le persone

L’idea è nata da Meike Hollnaicher, giovane altoatesina che per la sua tesi di laurea in Eco-Social Design presso la Libera Università di Bolzano, è partita dalla sua esperienza di vita per creare un progetto più ampio e dedicato a tutto l’Alto Adige. Meike, essendo nata e cresciuta in un’azienda agricola, ha capito l’importanza di fare rete e di far conoscere tutte le realtà presenti sul territorio, che in sordina fanno già agricoltura sostenibile. Così è nato “Farmfluencers for South Tirol”. Come si sviluppa questo progetto? É un nuovo modo di raccontare, andando sul campo e creando video, podcast ed interviste ai proprietari e alle persone coinvolte in alcune realtà che puntano già su agricoltura alternativa, da pubblicare sul sito e sui social del progetto, permettendo agli intervistati di creare rete e collaborazioni.

Biosozialhof Vintlerhof: una fattoria sociale sostenibile

Tra i Farmfluencers più significativi e sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico c’è la Fattoria Biosozialhof Vintlerhof di Miriam Zenorini.

Miriam racconta con passione l’attività in fattoria, nata grazie alla donazione dei terreni da parte della Comunità dei Comboniani e costruita da lei e dalla sua famiglia mattoncino dopo mattoncino. Oltre alla coltivazione di ortaggi con la vendita diretta, è subentrato nel tempo la trasformazione dei prodotti in sali e saponi, la viticoltura e l’allevamento.

A queste attività si aggiungono l’asilo nel bosco e attività di terapie per le persone con bisogni speciali che lavorano all’interno dell’azienda agricola. Questo aspetto è seguito in prima persona da Miriam, assistente e operatrice sociale. Con il lavoro in fattoria si è visto che le persone con disagi psichici, di inserimento lavorativo o altri problemi hanno trovato giovamento dall’attività a stretto contatto con la natura, aiutandoli a riprendere in mano la propria vita. In fattoria viene anche offerto il servizio di ristorazione e ricettivo che permettono alla realtà di auto sostenersi.

Quali sono le difficoltà riscontrate da Miriam? Il tempo speso per la burocrazia e per il rispetto di tutte le regole e la difficoltà di far capire il progetto di una fattoria sociale sostenibile alle associazioni di rappresentanza e alla popolazione. Su questo punto Miriam dà un suggerimento a tutti gli altoatesini: non guardare solo al Tirolo, ma aprire le proprie visioni guardando anche ad altre esperienze. In Italia, durante i suoi studi, ha scoperto molte fattorie sociali e molte realtà sostenibili interessanti.

Qual è un vantaggio? Essere presente sui social, grazie al progetto Farmfluencers, ha permesso all’azienda di farsi conoscere, di dare degli spunti e aiutare chi vuole intraprendere questa strada, facendo capire che anche in agricoltura la collaborazione è la carta vincente.

La sostenibilità non è qualcosa di astratto, ma come spiega Miriam si può concretizzare lanciandosi in una sfida senza progettare e pensare troppo alle conseguenze. Lo si fa per sé stessi, per le generazioni future, per le persone che ruotano attorno alle attività. Se stanno bene le persone, sta bene anche il pianeta.

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