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Sicilia, la temperatura aumenta, l’acqua scarseggia

È normale che il clima cambi. Quello che ci deve preoccupare è la velocità con cui sta mutando, ci spiega Christian Mulder, professore di ecologia, scienze biologiche e scienze ambientali all’Università di Catania.

Piogge sempre più rare e concentrate, temperature in aumento e rischio di erosione costiera: ne parliamo con il professor Christian Mulder

È normale che il clima cambi. Ciò che ci deve preoccupare è la velocità con cui sta mutando. “Dalla seconda rivoluzione industriale all’anno scorso l’aumento della concentrazione di anidride carbonica nell’aria è pari a quello avvenuto per motivi naturali in 14 milioni di anni. Stiamo parlando di un periodo di 140 anni che ha scombussolato il clima molto di più di un periodo di 14 milioni di anni”, sottolinea Christian Mulder, professore di ecologia, scienze biologiche e scienze ambientali dell’Università di Catania, che tiene un corso chiamato “Cambiamenti climatici e rischio desertificazione” ed è delegato del rettore per l’ecologia e le emergenze climatiche. “Cosa è successo dalla seconda rivoluzione industriale? Oltre alla combustione delle risorse non rinnovabili come il carbone fossile, la popolazione umana è aumentata da 500 milioni a 8 miliardi di abitanti – prosegue Mulder -. Siamo in tanti, e l’ecosistema viene alterato, con foreste che vengono disboscate sistematicamente, basti pensare al Brasile di Bolsonaro”. Un problema che forse ci pare lontano, ma che in realtà non lo è affatto. “Siamo tutti collegati: lo stiamo vedendo con la guerra in Ucraina e con l’incremento dei costi del carburante e della farina. E, proprio perché siamo tutti collegati, dobbiamo affrontare le questioni a livello globale”, aggiunge Mulder. “In quest’ottica l’IPCC sta facendo un ottimo lavoro. Greta Thunberg ha ragione quando dice certe cose, però non ne ha quando afferma che nessuno fa niente: è dal 1970 che le Nazioni Unite si danno da fare sulla sostenibilità e sul cambiamento climatico, e molte delle cose che stanno succedendo erano scritte nei rapporti di cinquant’anni fa”.

L’acqua, l’agricoltura e la Sicilia: una regione per il 70% a rischio desertificazione

Il Mediterraneo è un “hotspot” del cambiamento climatico, come ha sottolineato anche l’ultimo rapporto pubblicato dall’IPCC il 28 febbraio scorso. Non ci sono sorprese però in questo rapporto, sottolinea Mulder. “La temperatura media annua a Palermo e a Catania sta aumentando ‘solamente’ di 1°C in una trentina d’anni – dice -, mentre al nord, come a Milano e a Sondrio, è aumentata di ben 4°C. È proprio vicino alle Alpi svizzere che si sente maggiormente l’effetto del surriscaldamento globale. È solo meno ‘appariscente’, perché la temperatura media annua è più bassa”. Il problema, in Sicilia, sono gli incendi. “A luglio a Floridia, in provincia di Siracusa, abbiamo raggiunto i 48,8°C: un record a livello europeo”.

Le temperature elevate rendono possibile la coltivazione di specie tropicali. Per queste, però, serve anche tanta acqua, che al momento non c’è. “Le piogge sono concentrate in alcuni, brevi periodi – spiega Mulder -: gli eventi piovani sono diventati letteralmente trombe d’acqua. Poi, per mesi, più niente. E nel momento stesso in cui il terreno è saturo l’acqua va a finire nel mare e non è più recuperabile”. Un problema per l’agricoltura, con il 70% della Sicilia a rischio desertificazione, in particolare nella parte ad ovest di una linea immaginaria tracciata tra Palermo e Siracusa. “Tutto ciò che è a ovest di questa linea – dice Mulder – sta diventando simile alla Tunisia, mentre la parte a est è più umida, anche per l’effetto dell’Etna, che crea banche di nebbie di notte e quindi molta umidità”.

Il professor Christian Mulder è delegato del rettore dell’Università di Catania per ecologia ed emergenze climatiche

Il Mar Ionio si sta abbassando rispetto alla media del Mediterraneo

Come è normale che il clima cambi, è naturale che anche la linea di costa muti. Il rischio di inondazione ed erosione della costa siciliana “è un evento possibile nel caso si formi un Medicane, un uragano su scala mediterranea”, come spiega Mulder. “Negli ultimi 18 anni – aggiunge – l’acqua si è alzata. La differenza, rispetto al passato, è che il 70 per cento della popolazione mondiale abita nell’ambiente costiero: ci sono nazioni, come i Paesi Bassi, che sono decisamente a rischio, perché l’80 per cento della popolazione sta a meno di 2 metri sull’altezza del mare. Per questo sono state costruite delle dighe di protezione”. Su scala locale, in Italia, la situazione cambia: “I problemi sono concentrati in alcune aree del nord – aggiunge Mulder -: è risaputo il problema dell’acqua alta a Venezia. In Sicilia invece lo Ionio si sta abbassando rispetto alla media del Mediterraneo. Il livello del mare non cresce ovunque alla stessa velocità: lo Ionio è quasi mezzo metro più basso che non il Tirreno e l’Adriatico”.

Il sole, una risorsa da sfruttare: “Abbiamo molte più possibilità della Germania, che entro il 2030 vuole raddoppiare la produzione di energia solare”

La guerra in Ucraina, e la necessità per l’Italia di non dipendere dal gas russo, ha fatto riemergere la discussione sulle energie rinnovabili. In Germania, riporta Mulder, si sta già investendo molto sul fotovoltaico. “Tutto è iniziato con Angela Merkel che, dopo l’incidente di Fukushima, ha deciso di far chiudere quanto prima le centrali nucleari – dice -, e adesso si vuole raddoppiare entro il 2030 la produzione di energia a pannelli solari. Ma l’incidenza dei raggi solari non è molto elevata in Germania se la si confronta con quella della Sicilia e dell’Italia del Nord. Questo per dire che, se loro investono sui pannelli solari, dovremmo farlo anche noi. Per via della desertificazione, poi, ci sono delle aree che non sono coltivate: potrebbero essere occupate da pannelli solari, che ci renderebbero più indipendenti dal punto di vista energetico”. Qual è allora la diffidenza verso le fonti di energia rinnovabile? “Spesso – dice Mulder – l’argomento che si usa è che disturbano il paesaggio; però a mio avviso è un argomento che lascia il tempo che trova. Delle pale eoliche in alto mare non sarebbero di disturbo. Si vuole cambiare, ma c’è insicurezza e ritrosia sia da parte della politica sia da parte delle associazioni e onlus come Lipu e Legambiente, che vedono queste energie come elementi di disturbo per il paesaggio”.

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