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Il ghiacciaio arretra, una preziosa risorsa idrica viene dispersa

Nevica a quote sempre più alte e d’estate fa sempre più caldo: così i ghiacciai arretrano. Ma i ghiacciai, come ci spiega Christian Casarotto (Muse), sono una risorsa idrica fondamentale alla base di molte attività agricole, industriali e civili.

Il ghiacciaio di Lares (Gruppo dell’Adamello) nel 2012 nella foto d’archivio del Muse

Il livello del fiume Adige, in questo periodo, è piuttosto basso. “In una situazione ‘normale’ sarebbe già iniziata la fusione della neve, ma quest’inverno la neve è mancata”, spiega Christian Casarotto, mediatore culturale dell’area Geologia del Muse. “La neve invernale – aggiunge –, infatti, è funzionale al mantenimento di un regime idrico che è la base delle nostre attività agricole, industriali e civili”.

È risaputo che il cambiamento climatico, e in particolare il riscaldamento globale, ha un impatto anche sui ghiacciai. “La riduzione di volume dei ghiacciai sta avvenendo in tutto il mondo, seppure in maniera diversa e con intensità differenti”, precisa Casarotto. “Il riscaldamento globale ha due impatti sui ghiacciai. Anzitutto durante l’inverno si innalza la quota in cui cade la neve. Non è che non ci sia più neve, la materia prima dei ghiacciai; semplicemente nevica sempre più in alto. D’estate, invece, con l’aumento della temperatura i ghiacciai fondono. Anche i ghiacciai hanno un loro ‘bilancio economico’, se così vogliamo chiamarlo, fatto di entrate e di uscite. D’inverno si guadagna poco perché nevica meno, mentre d’estate si perde tanto perché fa più caldo e la fusione è elevata: è chiaro che il bilancio dei ghiacciai è fortemente negativo”.

I bilanci sono peggiorati in particolar modo negli ultimi anni ma, come spiega Casarotto, “sono negativi dagli anni Novanta”. “Ogni tanto anche negli ultimi trent’anni – dice l’esperto – qualche bilancio positivo c’è stato, a causa magari di una nevicata eccezionale o di estati miti e fresche. Però il trend è fortemente negativo, con una forte accelerazione soprattutto negli ultimi 15-20 anni”.

Il processo di fusione si accelera quando i ghiacciai iniziano a frammentarsi. “Più il ghiacciaio si frammenta, più rocce entrano a contatto, più calore si crea. E il calore genera inevitabilmente una fusione. Quindi quando su un ghiacciaio iniziano ad affiorare delle isole rocciose che si frammentano in pezzi o si creano buchi con crateri circolari è un campanello d’allarme”.

Quel che succede ai ghiacciai ci deve preoccupare: sono “una risorsa idrica fondamentale per le nostre attività agricole, industriali e civili”

I ghiacciai determinano la portata dei torrenti e dei fiumi del fondovalle. “Se non piove ci sono comunque neve e ghiaccio dai quali il fiume prende acqua – spiega Casarotto – che può essere usata per l’energia elettrica e per scopi agricoli e industriali. Questo è importante soprattutto nei territori di montagna come il nostro, ma anche in Valtellina, in Valle d’Aosta e nella parte settentrionale della Pianura Padana”. C’è addirittura chi produce energia idroelettrica con l’acqua dei ghiacciai. “La regione Lombardia usa l’acqua di fusione di tutti i ghiacciai dell’Ortles-Cevedale, fatta eccezione per uno di questi, che non si è riusciti a captare”. Importante, poi, l’impatto sul mondo economico e in particolare sul turismo. “Ci sono dei rifugi trentini – osserva Casarotto – in cui si sta osservando un calo di frequentazione alpinistica perché le cime tutt’attorno non permettono di salire”.

Come si racconta ai bambini l’arretramento dei ghiacciai?

Al Muse vengono organizzati dei laboratori didattici per spiegare alle persone l’arretramento e la fusione dei ghiacciai, uno degli impatti del riscaldamento globale. “I bambini non sanno nulla di ciò che è successo prima – dice Casarotto -, perché non sanno cosa vuol dire aver vissuto con una temperatura ‘più fresca’: solo noi ci rendiamo conto del cambiamento che c’è stato negli anni. Abbiamo trovato, allora, un modo per spiegare ai più piccoli la fusione dei ghiacciai. Usiamo le carte del memory per farglielo capire. Le spargiamo sul tavolo, e loro devono cercare le coppie. Ma le coppie non sono uguali. Sono semplicemente immagini dello stesso ghiacciaio preso nello stesso punto ma a distanza di anni, per far vedere com’è cambiato. Così si nota a colpo d’occhio che, in molti casi, quello che c’era prima oggi non c’è più”.

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