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Beldopiano, 1000 piantine di Vaia fanno comunità

Domenica 24 aprile a Beldopiano, Piné, un gruppo di persone si è riunito per l’evento organizzato dalla start up Vaia in collaborazione con il Festival Co.Scienza: sono state piantate mille piante di abete rosso. Prima però c’è stato un momento di approfondimento assieme alla professoressa di fisica dell’atmosfera Simona Bordoni e all’attivista Giorgio Brizio.

A Bedolpiano (Piné) la start up Vaia ha piantato 1000 abeti rossi

Il progetto della start up Vaia, fondata da Federico Stefani, Paolo Milan e Giuseppe Daddamo, ha avuto sin da subito le idee chiare: l’obiettivo sarebbe stato quello di piantare un albero per ogni oggetto costruito da Vaia. La storia della start up è ormai nota: nasce dopo la tempesta Vaia che, a fine ottobre 2018, ha sconvolto tutto il Triveneto, abbattendo interi boschi.

“Ad oggi abbiamo piantato 35mila alberi – ha spiegato Federico Stefani domenica 24 aprile a Bedolpiano (Piné) dove c’è stata la piantumazione di mille piantine di abete rosso con l’aiuto dell’Asuc locale – e per la prima volta due settimane fa abbiamo piantato 5mila alberi a Venezia. Vorremmo che Vaia avesse un impatto sociale e ambientale non solo ‘dove siamo nati’, ma anche al di fuori: stiamo curando dei progetti e delle attività che andranno oltre il territorio delle Dolomiti”.

La piantumazione di Bedolpiano si è intrecciata con il Festival Co.Scienza, organizzato dall’associazione UniTin. “Volevamo unire cittadinanza e divulgazione scientifica, che spesso viene percepita come lontana dalle ‘persone comuni’”, ha spiegato Filippo Zanei, rappresentante dell’associazione universitaria. Ecco quindi che, prima della piantumazione, hanno preso la parola Simona Bordoni, professoressa di fisica dell’atmosfera all’Università di Trento che nel 2018 ha avviato una laurea magistrale in Meteorologia Ambientale, e Giorgio Brizio, noto attivista di Fridays for Future Torino.

Il clima è la personalità, il meteo l’umore: nessuno dei due, parlando della Terra, è particolarmente “roseo”

“Il clima è la personalità di una persona, il meteo invece l’umore, la manifestazione, giorno per giorno, di questa personalità – ha specificato Bordoni spiegando la differenza tra meteo e clima -. Il meteo sono le condizioni atmosferiche che sperimentiamo e misuriamo in un dato momento e in un dato luogo, mentre il clima rappresenta le condizioni che ci aspetteremmo in un dato momento e in un dato luogo in base a statistiche raccolte su un periodo di tempo molto più lungo, sui 30 anni”.

Simona Bordoni, professoressa di fisica dell’atmosfera dell’Università di Trento: “Il clima è la personalità, il meteo l’umore di una persona”

Anche se il gas serra sta minacciando l’esistenza del Pianeta, Bordoni ha specificato che “l’effetto serra ‘naturale’ è fondamentale per la Terra, perché la rende più abitabile: se non ci fosse la temperatura media si aggirerebbe attorno ai -18°C”. “Il problema – ha aggiunto la professoressa – è che c’è una componente antropica che sta provocando i cambiamenti climatici che vediamo in atto: la concentrazione di anidride carbonica, che prima della Rivoluzione industriale era attorno alle 270 parti per milione, è aumentata del 50 per cento e non accenna a diminuire. Dal 1850 ad oggi abbiamo emesso 2400 giga tonnellate di anidride carbonica che, ‘tradotto’, vuol dire 2400 milioni di milioni di tonnellate di anidride carbonica”. Le “sentinelle” del cambiamento climatico sono il Circolo Polare Artico, il Mediterraneo e le zone alpine.

Domenica 24 aprile la piantumazione si è incrociata con il Festival Co.Scienza organizzato da UniTin

È in atto una “crisi climatica”

Non dobbiamo parlare di cambiamento climatico, ma di crisi climatica. “Il Guardian ha scelto questo termine nel 2018 per evidenziare la situazione disastrosa in cui ci troviamo”, ha specificato Giorgio Brizio, attivista di Fridays for Future Torino che si occupa di Mediterraneo, “un’area di particolare interesse, un hotspot climatico”. “I Fridays for Future e gli altri movimenti lottano per una cifra: 1.5, perché vogliamo mantenere l’aumento della temperatura sotto l’1.5°C”, ha detto, arrivando poi a parlare dei “migranti climatici”, persone che fuggono per la situazione ambientale nel loro Paese e che però non sono ancora riconosciute dalla normativa internazionale e nazionale. “In Italia abbiamo avuto un primo caso nel 2018, quando un cittadino del Delta del Niger si è visto riconoscere una protezione sussidiaria. Ma parlare di crisi climatica – ha aggiunto in conclusione Brizio – significa anche parlare del Festival di Sanremo: il main sponsor era Eni, nella top 20 delle aziende più inquinanti del Pianeta. Il problema quindi non è il gas russo, ma sono i gas e i combustibili fossili in generale: viviamo in un Pianeta dove 100 aziende sono responsabili di 7/10 delle emissioni globali”.

Articolo a cura di Paulo Lima e Marianna Malpaga

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