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“Se ci prendiamo cura del pianeta, il pianeta si prenderà cura di noi”

Questo è il messaggio di speranza lanciato da Ibrahim Thiaw segretario esecutivo dell’UNCCD, convention delle Nazioni Unite che lotta contro la desertificazione del Pianeta. Nel video di lancio della campagna 2022 illustra la situazione drammatica sulla Terra e invita tutti a fare la propria parte.

Negli ultimi anni, a causa dello sfruttamento delle risorse del nostro Pianeta e il conseguente riscaldamento climatico globale, assistiamo a fenomeni atmosferici, che molto spesso si rivelano disastrosi. L’anno scorso, in estate, siamo passati in breve tempo dai terribili incendi in Italia meridionale alle alluvioni in Germania, che hanno spazzato via case, paesi e ecosistemi. Quest’inverno invece è stato caratterizzato da periodi asciutti molto lunghi. Questo si è verificato non solo con carenza di neve, ma anche di acqua.

Il suolo terrestre è sempre più arido e assistiamo a periodi di siccità molto lunghi/ Foto di Christine Sandu/Unsplash

L’idrobiologa Valeria Lencioni del Museo di Scienze Naturali di Trento, intervistata durante il settantesimo Trento Film Festival, precisava che non si può focalizzarsi sugli avvenimenti di un breve periodo, ma per vedere il trend è necessario confrontare almeno cinque o dieci anni, poiché un anno può essere secco, mentre l’anno seguente può registrare abbondanti precipitazioni. Di sicuro, continuava lei, il trend di questi anni non è positivo: i ghiacciai continuano a fondersi e ritirarsi e la quantità d’acqua che scende a valle è minore.

In questi giorni è uscito il report stilato durante la Convention delle Nazioni Unite per combattere la desertificazione (UNCCD) che si è tenuto la settimana scorsa a Abidjan in Costa d’Avorio. Dall’Africa viene lanciato un appello sottoscritto dai 197 presenti, tra i quali figurano rappresentanti di Stati e associazioni, ma anche semplici attivisti e scienziati. Lo scopo è ridurre l’impatto della carenza di precipitazioni sul Pianeta che sta diventando sempre più arido. In 20 anni, infatti, la siccità è aumentata del 29% a causa dei cambiamenti climatici e della deforestazione.

La mancanza di precipitazioni influisce sulla vita delle persone, ma anche sull’ecosistema e quindi può portare all’estinzione di piante ed animali che hanno necessità di vivere in un ambiente umido o più fresco, afferma Ibrahim Thiaw segretario esecutivo dell’UNCCD.

L’idrobiologa Lencioni, durante l’intervista, spiegava che molte specie di pesci ed altri animali acquatici presenti nei corsi d’acqua trentini sono in via d’estinzione a causa della scarsità d’acqua che giunge sempre più in quantità minore e con un alto tasso di inquinamento dovuto principalmente a comportamenti scorretti dell’uomo. Il surriscaldamento delle acque inoltre fa sì che gli animali non riescano più a vivere nel loro habitat naturale e che quindi muoiano, impoverendo il nostro ecosistema.

Negli ultimi cinquant’anni i fenomeni climatici e atmosferici hanno provocato il 50% dei disastri e il 45% delle morti nei paesi in via di sviluppo. In questi paesi , infatti, il 15% di disastri ha danneggiato e fatto scomparire l’ecosistema e ha provocato 650 mila morti tra gli uomini. Il report tiene a sottolineare che la mancanza di acqua influisce anche sull’economia del paese causando perdite per 124 miliardi di dollari, che si potrebbero quantomeno arginare con delle politiche efficienti e subito operative con l’obiettivo di combattere i cambiamenti climatici. Il futuro, tracciato dal report, si fa sempre più allarmante: nel giro di dieci anni 700 milioni di persone dovranno spostarsi dal luogo in cui abitano a causa della siccità. Nel 2040 un bambino su quattro rischierà di non ricevere il fabbisogno adeguato di acqua a causa della carenza di questa risorsa vitale. Lo scenario più disastroso si verificherà fra 30 anni quando tre quarti della popolazione dovrà emigrare data la siccità e la conseguente scarsità d’acqua, mancanza di prodotti agricoli, innalzamento del livello del mare e sovrappopolazione.

I fenomeni atmosferici e climatici si manifestano con disastri naturali/Foto di Jonathan Ford/Unsplash

Il segretario esecutivo Thiaw mette tutti davanti ad un’unica possibilità, quella di agire immediatamente per cambiare il sistema.

La soluzione è rivitalizzare il suolo, ricostruire l’ecosistema e permettere alla terra di produrre in modo naturale. Per fare questo è importante non sfruttare le risorse che Madre Natura ci offre, ma produrre in modo oculato, evitando la sovrabbondanza, rispettando l’ambiente e i suoi tempi. Anche l’uomo deve modificare il suo stile di vita apportando maggiori fibre alla sua dieta e consumando meno carne, la cui produzione ha un impatto notevole sull’ambiente. Lo spreco di risorse alimentari, che ogni anno è di circa 1.3 tonnellate di cibo, parte da uno spreco di acqua e di suolo. Non è solo il settore agroalimentare che deve cambiare, ma anche altri settori industriali come quello del fast fashion, cercando di utilizzare fibre meno impattanti e puntando sul riuso di capi.  Questi cambiamenti possono essere fatti grazie ad un’educazione ambientale e a un lavoro in sinergia con tutti gli stakeholders lungo la filiera. Infine è necessario svolgere un monitoraggio per controllare l’efficacia del processo.

Non solo risposte a livello nazionale e globale, ma anche le iniziative del singolo possono aiutare a limitare la siccità. Per questo il 17 giugno, giornata mondiale per la lotta alla desertificazione, verrà lanciata “Droughtland” una nuova campagna di sensibilizzazione che ha lo scopo di rendere consapevoli sui rischi che tutti noi corriamo se non agiamo subito, ma nello stesso momento anche spiegare quali siano le azioni che limitano l’impatto della siccità sulla Terra. Potete seguire la campagna sul sito dedicato o sui social dell’UNCCD.

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