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Il Brasile potrebbe smettere di mangiare fagioli

Entro il 2025, secondo le stime, in Brasile potrebbe calare il consumo regolare di fagioli. Questa non è una buona notizia: una ricerca dell'Università Federale Minas Gerais (UFMG) indica che un calo del consumo peggiorerebbe le condizioni nutrizionali e potrebbe portare all'aumento di peso nella popolazione.

Entro il 2025, secondo le stime, in Brasile potrebbe calare il consumo regolare di fagioli. Questa non è una buona notizia: una ricerca dell’Università Federale Minas Gerais (UFMG) indica che un calo del consumo peggiorerebbe le condizioni nutrizionali e potrebbe portare all’aumento di peso nella popolazione.

Parte essenziale della cultura brasiliana in diverse preparazioni, i fagioli stanno uscendo dalla normale dieta delle famiglie. Se si manterranno le attuali tendenze per il consumo di fagioli in Brasile, entro il 2025 questo alimento non sarà più consumato regolarmente. La conclusione è in un sondaggio dell’Università Federale del Minas Gerais, che mette in guardia anche sulle conseguenze negative che il cambiamento delle diete può avere sulle famiglie brasiliane.

Gli studi sono stati condotti dalla ricercatrice e nutrizionista Fernanda Serra e sviluppati durante un dottorato in salute pubblica presso la Facoltà di Medicina dell’UFMG. Serra ha raccolto dati che mostrano un calo della frequenza settimanale con cui i fagioli compaiono nei piatti degli adulti e ha osservato la sostituzione di alimentazione di origine naturale con alimenti ultra-processati.

I dati dal 2007 al 2017 mostrano un calo a partire dalla seconda metà del periodo. Se all’inizio il 67,5% della popolazione consumava fagioli regolarmente – da cinque a sette giorni alla settimana -, alla fine il numero scende al 59,5%. Nello stesso periodo è cresciuto quello che l’indagine classifica come “consumo irregolare” di fagioli, che corrisponde a quando le persone mangiano il prodotto da 0 a 4 volte a settimana.

Il calo si è verificato in tutti i sessi e in tutti i livelli di scolarità, nelle fasce di età superiori ai 12 anni. Di questo passo, nei prossimi due anni, i fagioli non faranno più parte della dieta regolare di quasi la metà della popolazione brasiliana.

L’autrice dello studio afferma che la tendenza al cambiamento delle diete è preoccupante per la salute e per la cultura alimentare in Brasile. “È un rischio molto grande, soprattutto in termini culturali, perché i fagioli sono un simbolo identitario della nostra cultura”, avverte. “Abbiamo la presenza del termine fagioli in poesie e canzoni; essi hanno anche un ottimo profilo nutrizionale, ricco, con un adeguato apporto di proteine e sali minerali come il ferro, oltre a fibre e varie vitamine”.

Secondo Fernanda Serra, i legumi rappresentano molto anche per la sicurezza alimentare: “L’intera popolazione ha diritto a un’alimentazione sana, che deve essere consumata in quantità sufficiente, regolarmente e in modo permanente, senza compromettere l’accesso ad altri bisogni vitali essenziali, come l’abbigliamento e l’abitazione. I fagioli fanno parte di questi alimenti sani, che favoriscono la salute della popolazione”.

Dal 2022, secondo la ricerca, la maggioranza nel gruppo che registra un calo di consumo di legumi a settimana è rappresentata da donne. Nei dati isolati della popolazione maschile osservata, invece, il cibo non comparirà più regolarmente nel piatto dal 2029. Tale scenario si spiega con la presenza del doppio turno delle lavoratrici e con la mancanza di tempo, sempre più determinanti per le famiglie.

Malnutrizione e obesità

La ricercatrice ha anche spiegato che la diminuzione del consumo di fagioli è associata all’aumento di peso e a uno stato nutrizionale insoddisfacente. Coloro che non consumano il prodotto presentano il 20% in più di rischio di obesità e il 10% in più di possibilità di sviluppare sovrappeso; il gruppo in cui si consumano fagioli cinque o più volte alla settimana, invece, ha mostrato il 15% in meno di rischio obesità e il 14% in meno di possibilità di sviluppare sovrappeso.

La situazione è aggravata dal fatto che il cibo tradizionale viene sostituito da prodotti ultra-trasformati, con poco o nessun valore nutritivo.
“Questo consumo non regolare finisce per portare a questa sostituzione con opzioni malsane. Diverse evidenze scientifiche hanno già associato le alternative industrializzate, soprattutto quelle ultra-elaborate, con un elevato apporto calorico e con poco o quasi nessun valore nutrizionale, con l’aumento di peso e il rischio di sovrappeso e obesità. Queste, dunque, portano a un peggioramento della qualità della dieta, con danni alla salute”, avverte Fernanda Serra.

Inoltre, come altri alimenti naturali, i fagioli hanno una grande fluttuazione di prezzo e sempre meno spazio in agricoltura. Più costosi di soluzioni altamente industrializzate, diventano inaccessibile a una parte della popolazione.

“È importante che la popolazione prenda coscienza dello spettro molto più ampio che c’è dietro a tutto questo. Quando i grandi proprietari terrieri scelgono di piantare cibo destinato alle commodity, che hanno richiesta internazionale, i fagioli finiscono per restare in secondo piano”, afferma la ricercatrice.

Il cibo, in Brasile, a partire dal 2016 incontra anche ostacoli dovuti alle variazioni climatiche e stagionali e allo smantellamento della politica interna di stoccaggio e approvvigionamento alimentare. “Se c’è una minore quantità prodotta di fagioli a fronte di una domanda ancora alta nel nostro Paese, questo fa salire il prezzo. I legumi arrivano sugli scaffali dei supermercati con un prezzo molto più alto e a risentirne sono le popolazioni con meno potere d’acquisto che finiscono per dover optare, a volte, per alimenti ultra-trasformati più economici, come spaghetti istantanei (macarrao) e salsiccia. Questi possono soddisfare la fame, ma in futuro aumentare il costo della salute che andrà a sovraccaricare i servizi “, conclude.

Articolo di Nara Lacerda, di Brasil de Fato, editing in portoghese a cura di Nicolau Soares. Traduzione di Antonio Lupo, editing in italiano a cura di Ilaria Bionda.

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